Trinidad Grund: personaggio chiave della Malaga dell’Ottocento, pioniera del turismo moderno nella provincia.

Trinidad Grund e Carratraca
Mappa_Carratraca
Málaga, turismo e Ottocento.

Oggi scriveremo di una determinata donna dell’Ottocento, ricchissima ma dalla vita tragica, che si può dire abbia anticipato il turismo moderno nell’entroterra della provincia di Malaga.

In questo contesto, per turismo moderno intendiamo la visita a luoghi specifici per una particolare ragione, con la possibilità di vivere ogni esperienza possibile nei loro dintorni.

Trinidad Grund.

La nostra visionaria si chiamava Doña Trinidad Grund.

Nome completo: Trinidad Grund y Cerero del Campo; conosciuta popolarmente come Doña Trinidad.

Doña Trinidad nasce a Siviglia nel 1821.

Come il cognome anticipava, era figlia del console prussiano a Siviglia che – a causa di divergenze politiche con il governo del suo Paese – dovette lasciare il suo incarico e la città e trasferirsi con tutta la famiglia – e quindi Trinidad ancora bambina – a Malaga.

La Malaga dei tempi era una città vivace, attraversata da un periodo di esuberante crescita economica.

Qui il padre introduce la famiglia negli ambienti della borghesia locale e diventa stretto amico di Manuel Agustín Heredia. Era una conoscenza importante: Heredia era un potente uomo d’affari, pioniere della rivoluzione industriale andalusa e della produzione metallurgica spagnola.

Le due famiglie si legano a tal punto che due dei figli di Heredia finirono per sposare la giovane Trinidad e sua sorella.

Fortuna e tragedia.

Trinidad Grund si ritrova così catapultata in un mondo di immense ricchezze e si afferma come una figura di rilievo nella scena dell’alta società cittadina.

Non tutto è oro quello che luccica, almeno non in questo caso, almeno non per molto. Il matrimonio finisce tragicamente, dopo solo quattro anni: il marito si suicida durante una battuta di caccia, lasciandola sola a 31 anni con due figli e un terzo in arrivo.

Non finisce qui: qualche mese dopo muore il suo figlio maggiore, a causa di complicazioni durante un intervento chirurgico.

Qualche anno dopo, nel 1856, Trinidad è vittima di un naufragio nelle acque dello Stretto di Gibilterra: una nave inglese sperona il battello a vapore – il “Ribera del Miño” – sul quale viaggiava.

Molte persone – sessantaquattro per la precisione, di diverse classi sociali – annegano durante la sciagura, comprese le due figlie rimaste.

Trinidad si salva miracolosamente: il suo vestito rimane incastrato in un rottame di legno, che la manterrà a galla.

Una nuova vita.

Dopo la tragedia, Trinidad si ritrova – a 35 anni, vedova, immensamente ricca e senza figli – a dover ripensare completamente la sua vita.

Decide di dedicarsi alle opere di carità.

Comincia con l’avverare una volontà testamentaria del defunto marito, dando vita a Malaga a un istituto formativo per lavoratori, per le loro vedove e i loro figli.

Lo battezza Asilo San Manuel, in onore del coniuge perso tragicamente (l’industriale Manuel Heredia Livermore).

Non si ferma qui: grazie alla sua posizione nella élite malagueña, sprona i ricchissimi concittadini a raccogliere fondi e permessi per la fondazione di altre istituzioni dedicate all’aiuto delle classi meno abbienti.

Prese di posizione.

Grazie alla sua opera, viene premiata niente meno che dalla regina di Spagna, Isabella Seconda, con la prestigiosa Banda de Damas Nobles de la Orden de María Luisa.

Era un’onorificenza istituita dalla settecentesca regina Maria Luisa di Parma, e premiava le donne – e solo donne – responsabili di gesti ammirevoli ed eccezionali.

Grande onore. Se non fosse che la nostra Doña Trinidad, fervente cattolica, decide di restituire l’esclusivo e regale tributo.

La regina aveva infatti riconosciuto il nascente Regno d’Italia – nato anche su ciò che rimaneva dell’un tempo Stato Pontificio – e Trinidad non era per nulla d’accordo con questa presa di posizione geopolitica.

Sua maestà la sovrana non gradisce il gesto di sfida:  la storia finisce con l’esilio di Trinidad a Roma, dal quale poté rientrare a Malaga solo dopo la caduta del governo e l’esilio – ironia della sorte – della regina.

Persino durante gli anni della Prima Repubblica spagnola, quando si diffuse la notizia che si voleva liberare la città dai monasteri, Doña Trinidad si precipita dinnanzi all’assemblea rivoluzionaria, esigendo che si rispettassero le monache, i loro averi e gli edifici monastici.

Morirà a 75 anni di età, sepolta con lo stesso vestito che indossava il giorno del suo tragico e miracoloso naufragio.

Che vita.

Carratraca.

Ci soffermeremo su un’interessante parentesi, accennata in apertura, della biografia della ricca Trinidad.

Non lontano da Malaga, nell’entroterra, si erge un paesotto chiamato Carratraca, lungo la strada che porta ad Ardales.

Nel 1855 viene inaugurato a Carratraca uno stabilimento termale , da subito meta estiva della benestante borghesia, che includeva la dinamica protagonista del nostro racconto.

Lo spirito imprenditoriale di Trinidad si spinge da subito ben oltre la frequentazione delle acque sulfuree dell’impianto: intuisce che famiglie ricche, provenienti dalle più vivaci città della penisola, si ritrovavano per giorni in questo silenzioso paesino perduto tra le colline, che poco offriva ai loro spiriti sofisticati.

Ottocenteschi pacchetti turistici.

L’idea di Trinidad è visionaria: si inventa una sorta di vero e proprio pacchetto turistico ante litteram.

Organizza attività per gli ospiti del balneario, tra cui figurano industriali, politici, artisti, toreri e mercanti del tempo e – sostanzialmente – li porta in gita.

Negli anni Venti dell’Ottocento, a causa di una frana, nella vicina Ardales era stata rinvenuta una caverna, ricca di stalattiti e stalagmiti e – si scoprirà – di importanti testimonianze dell’arte rupestre preistorica.

Trinidad Grund, a cui i soldi non mancavano, compra i terreni della grotta e inventa il suo prodotto turistico: un viaggio organizzato, a dorso di mulo o cavallo, fino all’ingresso della caverna, dove i suoi ospiti sarebbero stati affidati ad una guida per una lunga visita nelle viscere della terra, illuminate per l’occasione da lampade ad olio fornite dalla proprietaria.

La caverna e altre attività.

In quel periodo vengono fatte realizzare le scale che avrebbero permesso il percorso dei visitatori.

All’uscita, gli influenti visitatori avevano il diritto di firmare e datare il loro passaggio, lasciando un’importante testimonianza storica. Oggi sarebbe considerato vandalismo, ma quelle firme offrono un’interessante memoria dei primi passi di un nuovo fenomeno sociale.

L’idea darà il via, nell’allora minuscolo paesino di Carratraca, al fiorire di una serie di attività ludiche pensate per i villeggianti: esibizioni di flamenco, corridas de toros nella plaza locale scavata nella collina e il sorgere di ristoranti per la nuova e aliena clientela.

Il palazzo e l’eremo.

Trinidad Grund si legherà ancora più profondamente a questo territorio, situato a una cinquantina di chilometri dalla sua Malaga.

Nel 1885 farà erigere a Carratraca la sua dimora di villeggiatura, in uno spiccato stile neomudéjar, con tanto di corpo edilizio che richiama la sivigliana Torre del Oro (oggi è il variopinto municipio della città).

Promuove anche la costruzione di una ermita per gli abitanti del pueblo: un eremo nei dintorni del nucleo urbano.

Come per molte altre disgrazie della sua fortunata vita, un fulmine distruggerà l’edificio il giorno antecedente alla sua inaugurazione.

Una vita, una via.

Insomma, vi abbiamo presentato un’intraprendente figura chiave della Malaga dell’Ottocento, città che le dedicherà una lunga via parallela all’alberata Alameda Principal: Calle Trinidad Grund

Un personaggio dalla tragica esistenza, dal pionieristico acume imprenditoriale e capace di muovere persone e capitali per assistere le classi meno abbienti di una Malaga (e di un’Andalusia) che si avviava verso una crisi economica che sarebbe durata decenni.

Questa era Doña Trinidad Grund.

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