Le incredibili vicende storiche di Líjar e Huéscar, i due paesi andalusi che dichiararono guerra a Francia e Danimarca in due secolari conflitti simbolici.

Le Guerre Dichiarate_Líjar y Huéscar
Mappa_Líjar y Huéscar
L’offesa e l’orgoglio.

I verissimi racconti di oggi sembreranno, vedrete, surreali.

Riguardano due paesi andalusi che, per differenti ragioni, decisero di sfidare, da soli, due potenze europee di ben altro peso geopolitico e militare.

Avviciniamoci ad Almeria e portiamo indietro il calendario di quasi centocinquanta anni

Nel settembre del 1883 il re di Spagna Alfonso XII affrontò un viaggio ufficiale in Europa che toccò Belgio, Austria, Germania e infine la Francia: l’inconsapevole co-protagonista di questa storia.

Giunto a Parigi, il monarca fu accolto da un clima apertamente ostile, venendo insultato, fischiato e persino tempestato di pietre da una folla che gridava slogan a favore della Repubblica.

L’insofferenza dei turbolenti francesi era legata alla recente partecipazione dell’iberico sovrano a manovre militari a Strasburgo, dove gli era stato conferito il titolo di colonnello dei cavalieri Ulani.

Strasburgo e le sue terre, oggi francesi, erano state da poco annesse all’Impero tedesco, con buona pace dell’irritato popolo transalpino, e quindi gli insulti, e quindi le pietre.

A causa di questo affronto subito dal re, il minuscolo comune almeriense di Líjar (al giorno d’oggi nemmeno quattrocento abitanti) decise di intervenire per difendere l’onore nazionale.

Il 14 ottobre 1883 la giunta, guidata dal sindaco Miguel García Sáez, approvò all’unanimità un bando con cui, forte di tutti i suoi motivatissimi seicento uomini, dichiarava guerra alla Francia.

Cento anni di guerra incruenta.

Nel documento ufficiale il sindaco di Líjar ricordava che in piena Guerra d’Indipendenza (un’ottantina di anni prima) un’anziana e malferma donna spagnola era stata capace di sgozzare da sola ben trenta soldati francesi.

Nel testo si affermava quindi che i suoi pochi concittadini potevano tranquillamente affrontare e sconfiggere fino a diecimila soldati nemici ciascuno.

La dichiarazione di guerra venne ufficialmente notificata all’irrispettosa nazione vicina, ma nessuno si presentò alla tenzone.

Nessuno scontro armato, nessuna battaglia, nessuna invasione.

Solo cento anni più tardi, quando la Francia già possedeva la bomba atomica e Líjar decisamente no, ma già erano tempi di Unione Europa, i rappresentanti consolari francesi di Málaga e Almería raggiunsero il borgo, per unirsi al sindaco e cittadini nella firma del trattato di pace ufficiale e nell’installazione di una bella targa che commemorava i “100 años de guerra incruenta”.

La piazza del paese cambiò addirittura di nome: da scomoda Plaza del Caudillo, divenne la Plaza de la Paz, la piazza della pace.

La decisione di Huéscar.

Cambiamo provincia, ci spostiamo nelle terre di Granada, per un aneddoto molto simile.

C’entra sempre la Francia, che nei primi anni dell’Ottocento aveva occupato e messo a ferro e fuoco buona parte dei territori del suo iberico vicino.

L’anno era il 1809 (più o meno quando l’anziana di Líjar annientava i suoi trenta aggressori), quando il municipio granadino di Huéscar, bella cittadina dominata dall’impressionante mole della chiesa di Santa María la Mayor, decise di prendersela con uno degli alleati degli invasori.

Venne quindi promulgata una formale dichiarazione di guerra contro il Regno di Danimarca, amica di Napoleone e quindi nemica della Spagna.

Il pretesto dell’ostilità veniva dall’arresto di migliaia di soldati spagnoli, mandati a proteggere le coste danesi, secondo accordi presi con i francesi, e divenuti ufficialmente nemici nel momento esatto dell’invasione napoleonica di Madrid.

Il consiglio comunale di Huéscar, che ai tempi contava unicamente con sette agenti di polizia, volle mostrare tutto il suo ardente e incosciente patriottismo firmando l’atto di guerra l’undici novembre di quell’anno.

Il documento rimase archiviato negli uffici del comune per decenni senza che venisse mai revocato mentre, fuori, l’Europa attraversava guerre mondiali e profondi cambiamenti politici.

Huéscar ciudad de la paz
Pace e obelischi.

Nel 1981 lo storico locale Vicente González Barberán, frugando tra vecchi documenti degli archivi comunali di Huéscar, riscoprì l’antico e dimenticato decreto di guerra, a tutti gli effetti ancora in vigore.

Si aprì il vaso di Pandora: la notizia scappò dalle mensole comunali per diffondersi a livello nazionale e oltre.

Bisognava rimediare a una guerra silente di quasi due secoli, che faceva sembrare di quella di Líjar una breve scaramuccia.

L’undici novembre del 1981 venne quindi firmato il trattato di pace tra Huéscar e la Danimarca, dopo ben 172 anni di conflitto puramente burocratico.

L’occasione divenne un evento e l’evento una festa popolare.

Venne l’ambasciatore danese, si tennero sfilate, concerti, pranzi e brindisi collettivi.

Ne nacque un inatteso gemellaggio, che cancellava i rischi sopiti del conflitto secondo cui, per intenderci, qualunque danese che mettesse piede su territorio comunale era da considerarsi nemico e quindi arrestato.

Venne eretto un monumento, un piccolo obelisco di bronzo nello slargo di Calle San Francisco, e realizzato un fumetto.

Naturalmente l’anniversario della fine della guerra più lunga di Spagna, a Huéscar è celebrato con giornate ricche di eventi culturali, gastronomici, e con la proiezione del documentario “La guerra más larga” (la guerra più lunga) del regista Jorge Rivera.

Separatore

Le guerre solo sulla carta, quelle polverose, incruente e mai combattute, possono trasformarsi nell’occasione per far nascere nuove amicizie.

Lo hanno dimostrato Líjar e Huéscar, due – diciamolo – permalosi e focosi centri andalusi che arrivarono a sfidare potenze infinitamente più grandi e temibili di loro.

Oggi, tra targhe di bronzo, obelischi, musica e gastronomia, celebrano quel bizzarro slancio patriottico riscoprendo con orgoglio le pagine più stravaganti del loro passato.

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