La scoperta del primo europeo.


E’ cosa risaputa che gli esseri umani sono originari dell’Africa e che da laggiù viaggiarono alla scoperta del mondo. Ma chi furono i primi abitanti del continente europeo? E quando arrivarono?
La storia del ritrovamento dell’Uomo di Orce (el Hombre de Orce), in un polveroso paesino della provincia di Granada, sfidò le teorie delle migrazioni umane, anticipando di 800 mila anni l’arrivo alla penisola iberica dei primi ominidi del genere Homo.
Si trattava di pochi frammenti di cranio che riuscirono ad alimentare entusiasmi e polemiche.
Erano resti di ominidi o di equini preistorici? L’uomo viveva davvero in Andalusia un milione e mezzo di anni fa?
Erano gli anni Sessanta nella comarca di Guadix-Baza. Terre spoglie e polverose, secondo i nostri standard, desertiche ed ammaliatrici. Argille antiche racchiuse tra rilievi aspri.
Nel suo terreno Tomás Serrano raccoglie frammenti di fossili. Ammette di non saperne nulla, ma ama parlarne in paese, sperando che qualcuno abbia qualcosa da dirgli sulle ossa che andavano accumulandosi a casa sua.
Ne parla fin troppo, al punto da guadagnarsi il nomignolo di Loco de los huesos (il matto delle ossa). Tra le mani aveva frammenti di cavalli, rinoceronti ed altri grandi animali del Pleistocene, che riaffioravano dalle polveri della sua campagna come fossero margherite.
Le sue vicende giungono alle orecchie di un paleontologo all’altro capo della penisola iberica, il catalano Josep Gibert, che riesce a organizzare un team di ricerca in situ.
Nel 1982 emerge dalla nostra bella terra un oggetto destinato a scatenare un parapiglia. Un frammento d’osso delle dimensioni di un piattino da caffè.
Quello che rimane di un cranio, stabiliscono, e lo datano. Incredibilmente antico; così antico da farci ripensare alla storia dell’uomo nel continente eurasiatico. Josep Gibert è convinto di avere tra le mani i resti del primo europeo. Il nonno di tutti noi: andaluso. Si parla di almeno un milione di anni fa, ma Josep Gibert si spinge fino ad ipotizzare quasi due milioni: buona parte del continente è ricoperta dai ghiacci ed il Mediterrano è decine di metri al di sotto del livello attuale. Isolotti nello stretto di Gibilterra avrebbero favorito la migrazione dei primi uomini dall’Africa, sulle tracce delle loro grandi prende.
Le argille polverose dell’attuale Orce, dicono gli esperti, ai tempi erano un territorio umido e verdeggiante. Tanti erbivori, tanti carnivori e l’uomo, che dai libri di storia sarebbe arrivato da nord-est solo centinaia di migliaia di anni più tardi.
La comunità scientifica è divisa tra gli entusiasti e chi sostiene che quello sia un frammento di un asino preistorico. Chi ha ragione? Non chiedete a me: non sono un paleontologo, sono qui esclusivamente per la mia passione per tutto ciò che è andaluso.
Insieme ai resti dell’uomo di Orce, o dell’asino di Orce, vennero trovate decine di utensili, ad esso contemporanei, resti di altri ominidi ed infinite ossa di animali.
Nel 2007 le ceneri di Gilbert vennero sparse dalla sua famiglia sulle polveri che per vent’anni l’avevano visto al lavoro.
Link, fonti e proposte
- Nel video della televisione andalusa potrete sentire parlare sia Tomás Serrano, il proprietario delle terre della scoperta, sia l’energico dottor Gilbert.
- Se doveste passare da quelle parti senza farvi fagocitare dalla forza gravitazionale di Granada, Orce, un pueblo tranquillo ancora incredulo dell’attenzione che alcuni vecchi sassi gli hanno regalato, ovviamente offre un museo della preistoria.
- Come quasi ogni paesino andaluso Orce stupisce ed offre sorprese, come l’impressionante Fortezza delle sette Torri.