Ha aperto ad Algeciras il museo dedicato a uno dei suoi figli più celebri: il leggendario musicista Paco de Lucía.

Museo Paco de Lucía_Algeciras
Mappa_Algeciras
Il nuovo museo.

Nel mese di Dicembre 2024 ha preso vita un piccolo ma importante museo nella città portuale di Algeciras.

È quello che in Spagna chiamano Centro de Interpretación, ovvero uno spazio dedicato alla conoscenza e alla comprensione di un particolare aspetto o protagonista del patrimonio culturale o naturalistico di una comunità.

Non è una semplice esposizione, ma un percorso di esperienze, più o meno interattive, che coinvolgono il visitatore e lo immergono nel contesto, nella storia e nel valore del tema esplorato.

Algeciras e La Bajadilla.

Il nuovissimo spazio di Algeciras, ospitato da un palazzotto classicheggiante completamente tirato a nuovo, è dedicato a una sola persona, e al suo lascito alla cultura musicale della regione e del Paese.

Si tratta del grande maestro Francisco Sánchez Gómez, conosciuto a livello internazionale con il nome di Paco de Lucía, considerato uno dei chitarristi più influenti della recente scena musicale spagnola.

La scelta del luogo per la sede del Centro non è casuale: affacciato su calle Ruiz Zorrilla, apre le sue porte nella città – Algeciras – e nel quartiere – La Bajadilla – natali dell’artista.

La Bajadilla è un popoloso quartiere popolare, che dagli anni Quaranta, ha cominciato ad attrarre lavoratori e famiglie per la sua vicinanza con il grande porto atlantico, uno dei principali di Spagna e d’Europa, strategicamente adagiato sul versante europeo dello Stretto di Gibilterra.

Di Algeciras avevamo già parlato quando raccontavamo la sua Cabalgada de Reyes, accolta dal frastuono di migliaia di lattine (il tradizionale Arrastre de latas).

L’edificio di calle Ruiz Zorrilla.

L’edificio, dipinto di bianco, prende l’intero fronte di un isolato: prima di divenire museo è stato sede della polizia e dell’ambulatorio medico che aveva conosciuto un Paco ancora bambino.

Il museo raccoglie cimeli della vita dell’artista, ma anche foto (che cominciano a salutare il visitatore dalle finestre sulla strada), documentari, video e registrazioni.

C’è anche un auditorium, che punta a divenire un punto di riferimento per il mondo del flamenco nella provincia di Cadice.

Il Centro – fortemente voluto e atteso – è stato inaugurato a dieci anni dalla morte di Paco de Lucía, alla vigilia di quello che sarebbe stato il suo settantasettesimo compleanno.

Paco de Lucia.

Paco de Lucia – per provare a riassumere in pochissime parole la leggenda di una delle chitarre più influenti della storia – è stato un musicista prolifico, eclettico e sperimentatore.

Il suo nome artistico – “Paco” – deriva dall’abbreviazione di Francisco, e “De Lucía” dal nome della madre.

Devoto alla chitarra fin dalla più tenera età, cresce imbevendosi della cultura flamenca che permeava la sua famiglia e il suo intorno.

Poca scuola, i tempi erano difficili.

Porterà l’arte della chitarra flamenca oltre i suoi limiti stilistici e geografici, contaminando altri generi, arrivando a esibirsi sui grandi palcoscenici del mondo.

L’incontro epocale fu con un altro colossale maestro del flamenco: Camarón de la Isla, in una collaborazione durata anni – foriera di ben dodici dischi insieme – e che rivoluzionò la storia del genere.

Dos aguas.

Di Paco de Lucía è l’imperdibile dialogo strumentale, del 1973, Entre dos aguas, una rumba nata quasi come un’improvvisazione a completamento di un album (“Fuente y caudal”).

Le due acque a cui fa riferimento il titolo potrebbero essere proprio i due mari – il Mediterraneo e l’Atlantico, che si incontravano davanti agli occhi del maestro di Algeciras, nella baia chiusa dall’istmo di Gibilterra, tra correnti, Europa e Africa.

E Paco era lo spartiacque tra due modi di intendere il flamenco, tra tradizione e sperimentazione, tra passato e futuro.

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