Timide e cangianti presenze sulle sponde del Mediterraneo.

il camaleonte mediterraneo
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Lo vediamo in televisione tutti i giorni, in frac, mentre ci incita a comprare fagottini surgelati.
Lo immaginiamo imitare il colore di foglie e rametti nelle foreste pluviali africane ed asiatiche.
Ma in Andalusia? Vi fidate se vi dico che possiamo trovarlo anche a due passi da Malaga e Cadice?
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Tra le tante specie di camaleonti al mondo ne esiste una, il camaleonte comune, il cui habitat sono gli arbusti intorno alle nostre coste. L’Andalusia è uno dei pochi posti dell’Europa continentale in cui è possibile osservarlo.
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Un personaggio originale.
E’ inconfondibile, con la sua coda prensile, la lingua fulminea e appiccicosa, gli occhi sporgenti e capaci di muoversi indipendentemente l’uno dall’altro. Immobile sul suo rametto, in attesa di una vittima ignara.
Il camaleonte è un protagonista inconfondibile di documentari e pubblicità: è buffo, è carino, fa cose strane.
Cammina ondeggiando, lentissimo; cambia colore ed è uno dei pochi rettili che non si nasconde avvinghiato alle nostre paure ancestrali. Infatti non ci morde, se non provocato, e comunque senza punzonarci con i denti aguzzi del coccodrillo. Non è velenoso come alcuni serpenti, non sfreccia qua e là all’improvviso seminando il panico, come fanno i gechi e le lucertole, non esplode all’improvviso.
Ma è un tipo interessante; e l’interesse per questo animaletto viene da molto lontano.
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 El País, in questo articolo (in spagnolo), ci ricorda un’antica leggenda Bantù.

Dio decise di offrire agli esseri umani un dono strepitoso: l’immortalità. Guardò bene tutti gli animali che aveva a disposizione in Africa e scelse proprio il camaleonte come messaggero per comunicare all’umanità una notizia di tale portata. Che responsabilità.

Conosciamo bene il nostro piccolo amico: con il suo passo prudente ed altalenante ci mise una vita ad arrivare a destinazione, per giunta fermandosi in continuazione lungo il percorso. Venne quindi mandato un nuovo messaggero, una lucertola, con un nuovo comunicato ufficiale: sarete mortali.

Memori di questi accadimenti, le popolazioni locali da allora considerano entrambi gli animaletti una fonte di malaugurio.

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Delle tante specie – alcune grandi come piccoli gatti, altre piccolissime, qualcuna con corni e colori sgargianti – la versione mediterranea del camaleonte (Chamaeleo chamaeleon) è piuttosto archetipica. Arriva a misurare una trentina di centimetri di lunghezza, di cui quasi la metà sono coda.
Predilige i climi caldi e secchi e non si allontana troppo dalla costa, dove si nutre di insetti che aspetta immobile, fino all’istante in cui fionda la sua lingua dalla punta appiccicosa in direzione del malcapitato. Non ama lasciare alberi e cespugli per camminare al suolo, dove però depone le uova, interrandole.
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Dove vive, o vorrebbe vivere, il camaleonte.
I camaleonti comuni sono i camaleonti del Mediterraneo. Li si trova in Nord Africa e Medio Oriente, e qualcuno deve esserne rimasto sulle isole greche.
In Europa continentale vive solo qui, tra l’Andalusia e il sud del Portogallo. La popolazione più numerosa è nella provincia di Malaga, dove ha imparato a vivere nelle aree antropizzate. Lo si trova dalla Costa Tropical di Granada (Almuñecar) a est fino alla provincia di Cadice e poi il Portogallo meridionale a ovest.
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Un tempo decisamente più comune, ha avuto la sventura di condividere il suo habitat ideale con quello di ogni vacanziere da manuale: le calde ed assolate coste andaluse.
Minacciato dalla sempre maggiore antropizzazione del suo areale, ha comunque degli alleati: la Junta de Andalucía ha sostenuto diversi progetti per la tutela e reintroduzione di questo rettile così familiare ed esotico allo stesso tempo.
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Ci si può imbattere nel camaleonte anche in Italia, tra la Sicilia e la Puglia. Sono popolazioni ridotte, introdotte da altre zone del Mediterraneo e poi acclimatatisi alla nuova terra.
E’ un rettile protetto: doveste incontrarlo nelle vostre esplorazioni, lasciatelo tranquillo prendersi la sua dose di sole andaluso. Lui farebbe lo stesso per voi.
Una pelle che cambia colore.
Non possiamo fare finta di nulla: la sua capacità di cambiare colore è il grande numero che l’ha reso famoso.
Meccanismo utilissimo per mimetizzarsi tra rami e foglie, il cambio di colore della pelle è lo specchio del suo stato d’animo e fisiologico. Colori brillanti, come il rosso e il giallo, indicano che l’animale è eccitato o infastidito. Un camaleonte rilassato è verde. E no: avvicinargli oggetti variopinti non lo spronerà a dare inizio ad uno show policromatico.
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Mentre scartabellavo alla ricerca di materiale per questo articolo mi sono imbattuto in una bizzarra credenza popolare.
Si raccontava che, mettendo un camaleonte in un ambiente tutto rosso, lo sventurato camaleonte si sarebbe sentito in obbligo di sforzarsi oltre i propri limiti per replicarne il colore. Per un simile sforzo il poverino sarebbe persino arrivato ad esplodere.
Rettili esplosivi quindi, per l’invidia di vipere e caimani.
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Link, fonti e proposte
  • Sul sito della Diputación de Malaga possiamo trovare il link a diversi percorsi in cui è possibile imbattersi nel camaleonte: in concreto i percorsi dal numero 1 al 10 e dal numero 29 al 35 sono quelli in cui è più facile avvistarlo.
  • Siamo curiosi sul come e sul perché i camaleonti cambino colore? Meglio affidarsi allora a qualcuno con più esperienza. Qui un utile articolo del sito del National Geographic (in inglese).
  • Il nostro amato Piero Angela ci parla della pelle del camaleonte in questo simpatico video di Quark, sul sito della Rai (in italiano).