Malfattori, una spia senzatetto e pancetta fritta.

Torrezno
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Questa è la storia vera di Torrezno: un mendicante della Cordova del XIX secolo che giocò un ruolo importante nella guerra alla criminalità in Andalusia.
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Un uomo chiamato Torrezno.

Per le strade della Cordova di fine Ottocento viveva un uomo chiamato Torrezno.

Torrezno non era il suo vero nome, naturalmente, ma era come lo chiamava la gente.

Torrezno era un senzatetto che si arrangiava come poteva. Se riusciva a racimolare qualche spicciolo dormiva sotto un tetto, altrimenti all’aria aperta o – alle prime piogge – rifugiandosi sotto al ponte o in qualche monumento.

Dicevano che non sapesse parlare. Non che non lo facesse, ma nessuno capiva cosa cercasse di dire, o trovava il tempo di capirlo.

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Per una striscia di pancetta fritta.

Per farlo felice bastava regalargli un pezzetto di pancetta essiccata, un torrezno, appunto.

Il torrezno è una saporitissima striscia di pancetta di maiale – ancora unita alla sua pelle – fritta ed essiccata. Questo croccante e calorico spuntino è tipico della gastronomia spagnola ed è entrato a fare parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Un portento contro la fame ed il freddo.

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Imprenditore ed eroe, suo malgrado.

Per qualche giorno all’anno, quando venivano stampati gli almanacchi dell’anno successivo, Torrezno si inventava venditore. Girava per bar, osterie e negozi cercando di vendere i libretti che era riuscito a procurarsi, dando il meglio della sua arte oratoria. Tutto orgoglioso enunciava i pregi dei suoi calendari avendo un certo successo nelle vendite, e magari riusciva a mettere qualcosa di caldo in pancia.

Il sospetto è che la gente comprasse la sua mercanzia soprattutto per allontanarlo, dato che i suoi discorsi – a detta di Ricardo de Montis sulle pagine di un Diario de Cordoba del 1913, erano più simili a muggiti che a parole.

Come è finito quest’uomo, uno fra i molti che purtroppo hanno vissuto e vivono ai lati delle strade, immortalato in articoli e libri di storia?

Non ci crederete, ma il nostro buon Torrezno fu di grande aiuto per sconfiggere la piaga del bandolerismo in Andalusia.

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I bandoleros: i cattivi del racconto.
I bandoleros erano briganti che hanno infestato alcune aree della penisola iberica nel corso della storia. Personaggi temuti e combattuti, con i loro agguati rendevano pericolosi gli spostamenti ed il commercio.
I rilievi del passo di Despeñaperros, che separano Madrid e la dorata Meseta spagnola dalla nostra Andalusia, erano un ottimo esempio di quanto sopra. Stretti e tortuosi percorsi di montagna rendevano necessario il trasbordo di merci e persone dalle carrozze che li avevano portati fino a quel punto di passaggio.
Fermi tutti: da qui in poi si va a dorso di mulo. Quale migliore occasione per tendere un agguato?

I bandoleros, oltre che boschi e monti, popolano la letteratura, pittura e musica. Romantici Robin Hood iberici, pirati di boschi, campi e montagne, hanno sempre suscitato un certo fascino.

Ma non a questi bandoleros di canti e romanzi dichiarò guerra nel 1870 un uomo venuto a Cordova da Madrid, con l’obiettivo di risolvere il problema una volta per tutte

Bandoleros
Julián Zugasti.
Julián Zugasti y Sáenz è governatore di Cordova dal 1870 al 1873. Al suo arrivo trova una situazione disastrosa: un gran numero di crimini impuniti, la popolazione e le forze dell’ordine terrorizzate, potenti famiglie locali che proteggono i malviventi.
Zugasti agisce con pugno di ferro, facendo arrestare, imprigionare o giustiziare decine di bandoleros, e intensifica gli sforzi di presidio del territorio.

Non solo: fa documentare la situazione ed i suoi sforzi in un testo: El Bandolerismo : Estudio social y memorias históricas, pubblicato nel 1876.

In questo testo Zugasti cita il nostro Torrezno, sostenendo che tra tutti i suoi agenti nessuno era stato in grado di dare migliori risultati nella lotta al bandolerismo.

Zugasti racconta che Torrezno, considerato il classico “scemo del villaggio”, avesse l’ardore di sedersi alle tavole dei signorotti locali dai quali, a cambio di qualcosa da sgranocchiare, qualche bicchiere o un sigaro, si lasciava deridere mentre animava la serata. E lo stesso Torrezno faceva in taverne e bettole, mischiandosi ad ogni angolo della città con gruppi di ogni ceto sociale.

Tra vino e risate la gente parla, si lascia scappare commenti e piani e Torrezno, nel suo angolo, ascolta. Non parla, ma sente e ricorda. Sembra avere avuto una grande memoria, definita “prodigiosa” dallo stesso Zugasti e che gli permetteva di ripetere tutto quello che sentiva, “senza dimenticarsi di una virgola”.

Un informatore a palazzo.
E ogni sera Torrezno è al cospetto del governatore Zugasti, a raccontare quello che ha visto e sentito nel corso della giornata. Racconta tutto “come un pappagallo” – scrive il governatore – senza distinguere tra informazioni utili e banale chiacchiericcio, imitando posture e movimenti delle fonti. Il tutto per i torreznos di cui andava ghiotto e che “preferiva a fagiani e quaglie”.
L’informatore perfetto, insomma. E grazie al suo più o meno involontario contributo, crimini furono sventati e malviventi vennero fatti arrestare.
La morale poco morale.
Ai nostri occhi da ventunesimo secolo tutto questo non può non fare venire brividi ed un po’ di rabbia. Torrezno era evidentemente un uomo con trastorni mentali e che viveva in una situazione disagiata. Immaginarlo vagabondare di bar in bar, elemosinando bocconi in cambio di una risata ci fornisce un atroce ritratto dei suoi tempi.
Che le autorità civili se ne servissero, suo malgrado, per ottenere informazioni – e quindi mettendolo in pericolo – è addirittura agghiacciante. Persino i toni con cui lo descrive sono discutibili: il  governatore Zugasti nel suo studio non si risparmia dal definire la sua preziosa spia “idiota” e “tonto” (per citare parole che la lingua spagnola condivide con l’italiana).
Quello che possiamo prendere da questa storia è la vicenda di un piccolo uomo che, infiltrandosi più o meno ovunque, contribuì a sconfiggere una piaga sociale che soffocava quell’Andalusia antica. ll tutto per una tapa di pancetta fritta.
Link, fonti e proposte
  • Questo articolo del Diario Cordoba racconta in maniera più dettagliata la storia e le peculiarità di Torrezno (in spagnolo)  .
  • Ecco invece l’ articolo storico scritto nel 1913 da Ricardo del Montis per il Diario de Cordoba, in cui lo scrittore descrive – usando i toni dell’epoca – il nostro Torrezno.
  • La Junta de Andalucia ci consente di leggere il testo integrale di Zugasti a cui ho fatto riferimento nell’articolo: El Bandolerismo : Estudio social y memorias históricas. Ricordiamoci che è un resoconto scritto circa 150 anni fa, quindi figlio di quel contesto sociale.