Il racconto di San Patrizio di Malaga e la piaga dei serpenti.


L’Ilíberis romana.
I tempi sono quelli dell’impero romano, gli inizi del quarto secolo della nostra epoca. L’Andalusia di allora ancora si chiama Betica, dal nome del grande fiume Betis (il Guadalquivir) che l’attraversa.
Da pochi giorni si è concluso il Concilio de Elvira, durante il quale tutte le personalità di spicco del cristianesimo iberico si erano riunite nella città di Ilíberis, l’attuale Granada o nei suoi immediati dintorni.
Tra persecuzioni e liberazioni.
Erano gli anni infiammati e brumosi del secolo quarto, tra le grandi persecuzioni di Diocleziano e l’Editto di Milano con cui l’imperatore Costantino liberava la religione cristiana dai suoi nascondigli.
Anni in cui vescovi, santi e martiri convertivano i pagani all’ombra di colonne e capitelli imperiali.
Le saghe dei visigoti, delle ricchezze di Al-Ándalus, della Reconquista e della scoperta di nuovi mondi sono ancora lontane nel futuro.
Il Concilio di Elvira.
Al Concilio di Elvira c’è molto di cui discutere: le relazioni con gli altri credi soprattutto, il divieto di culto delle immagini; sembra inoltre essere stato il momento nella storia in cui venne sancito il celibato del clero.
San Patrizio, vescovo di Malaga.
Tra i presenti al conclave non poteva mancare Patrizio, il primo vescovo di Malaga divenuto poi santo, vissuto all’incirca un secolo prima del suo più conosciuto successore irlandese.
Nato a Malaga e morto nella Gallia francese, fu vescovo – dai dati diffusi della Diocesi di Malaga – dall’anno 290 al 307.
Il racconto, i pagani e l’antica città.
Fin qui la storia; ci addentriamo ora oltre la cortina della leggenda e dei racconti popolari.
La leggenda racconta che – di ritorno dal concilio granadino – il vescovo Patrizio decide di ritentare un’impresa che già aveva fallito una volta: convertire al nuovo credo l’antica città di Zalía, abitata dai tempi dei fenici, che sorgeva più o meno a metà strada tra Granada e Malaga.
Ci aveva provato qualche anno prima, ma gli abitanti del fiero centro urbano non ne avevano proprio voluto sapere.
Neppure questa volta Patrizio ci riesce: il paganesimo ai locali va benissimo e non ci pensano neppure di rivedere le loro credenze e tradizioni.
Non gli resta quindi che abbandonare nuovamente la cocciuta Zalía e fare ritorno alla sua Malaga.
Serpenti.
Ricordandoci che siamo nel limbo incerto e fumoso della leggenda, il racconto popolare sancisce che – dopo la dipartita dello scoraggiato santo – la terra intorno alla città si sia spaccata in una miriade di crepe dalle quali strisciarono fuori innumerevoli serpenti velenosi che iniziarono a mordere i risoluti cittadini.
La vetusta città venne abbandonata, all’istante e per sempre. Col tempo case e strade – per secoli fiorenti – ora vuote e silenziose, si lasciarono sedurre dalle lusinghe del tempo, scomparendo sotto sassi e cespugli.
Non la troveremo su una mappa: di lei oggi non rimangono che le rovine di un castello prima fenicio poi arabo che – simile a denti di pietra sporgenti dalla loro torreggiante altura – osserva i luoghi mitici del racconto.
Link, fonti e proposte
- La Diputación Provincial de Málaga ci racconta la storia di Zalía e dei serpenti di San Patrizio sulla sua pagina web.
- L’Ayuntamiento de Alcaucín ricorda l’antica Zalía, oggi parte del suo territorio comunale.
- Ecco qualche appunto sul Concilio di Elvira (in inglese).