Le presunte – e tragiche – origini sivigliane di una nota espressione popolare legata a mangiate luculliane.

Ponerse como el Quico
Mappa_Aznalcázar
Il detto popolare.
Come sapete, ci piace analizzare e condividere espressioni popolari usate in Andalusia come, per esempio, nel caso del gallo di Morón o del perdere la sedia a Siviglia.
Questa settimana ci soffermiamo su una frase che molti avranno sentito in contesti quotidiani e conviviali, o in serie televisive e film.
Ci riferiamo alla nota “ponerse como el Quico”.
Si usa per descrivere chi mangia in modo esagerato, fino allo stare male.
Ma chi era il Quico immortalato in questa espressione?
E perché il suo nome è diventato sinonimo di eccesso a tavola?
Dietro questa formula si nasconde una bizzarra storia che unisce un pizzico di folclore, tracce di cronaca e sedimenti di memoria collettiva.
La festa, marisco e jamón.
Siamo nei primi Anni Quaranta, ad Aznalcázar, un paesotto in provincia di Siviglia sorto sulle basse terre che portano ai vasti orizzonti del Parco di Doñana.
In occasione delle celebrazioni del sentitissimo Corpus Christi, il Comune organizza un banchetto con una trentina di invitati, tra cui un personaggio locale molto noto: Manuel Fernández Doña, detto “el Quico“.

Pregonero del paese (un banditore: l’annunciatore pubblico ufficiale della cittadina, specialmente in contesti festivi), quel giorno El Quico si abbandona a una esagerata scorpacciata di marisco (ovvero i frutti di mare di cui abbiamo diffusamente scritto in questo nostro breviario), olive, jamón (prosciutto) e fiumi di vino.

C’è chi dice che la causa della sua voracità fossero le sue umilissime origini e che, fino a quel momento, Manuel Fernández Doña avesse visto e provato ben pochi gamberetti.

Dopo quella cena il Quico scompare.

Lo ritroveranno tre giorni più tardi – febbricitante e semi-incosciente- sotto a un ponte.

L’abbuffata.
Le condizioni di salute del satollo Quico erano decisamente gravi, e il ricovero a Siviglia non bastò a salvarlo.
Morì a causa dell’indigestione, o come dissero allora, per una vera hartada de marisco”.
Da quel momento, ogni volta che qualcuno ad Aznalcázar esagerava con forchetta e coltello, scattava la battuta: “ti sei ridotto come il Quico”.
Col tempo il detto si è diffuso ben oltre i confini municipali della cittadina sivigliana, divenendo parte del linguaggio comune in tutta la Spagna, soprattutto durante pranzi festivi o abbondanti.
Prima de El Quico.

Nonostante la popolarità ottenuta grazie a quel tragico episodio aznalcaceño (cioè di Aznalcázar), le tracce della frase “ponerse como el Quico” risalirebbero ad anni precedenti.

Già nei primi anni Trenta si trovano esempi in articoli di giornale e racconti per bambini, dove i protagonisti “se pusieron como el Quico de comer” (si sono ridotti, mangiando, come il Quico).
Questo suggerisce che l’espressione fosse già parte del patrimonio linguistico popolare e che il Quico di Aznalcázar abbia semplicemente dato un volto, noto e concreto, a una formula già in circolazione.
Alcuni studiosi sostengono che la vera origine del detto vada cercata nei racconti popolari.
Un certo Quico, noto per essere un gran mangione, compare in alcune fiabe tradizionali spagnole, e le caratteristiche di questo personaggio si sarebbero poi incarnate nella figura di Manuel Fernández Doña.
Questo è un esempio perfetto che mostra come le storie reali siano in grado di intrecciarsi con la tradizione orale, creando espressioni vive che attraversano i decenni.
Pulsioni.

“Ponerse como el Quico” è una delle tante espressioni iberiche che affondano le loro radici nelle pulsioni più genuine dello spirito umano, come la gola e l’ingordigia bibliche, ma anche l’esasperazione del piacere di vivere.

Fossilizza un aneddoto, un volto, la piccola cronaca di un piccolo paese e un certo modo andaluso di affrontare e ricordare anche i piccoli drammi con ironia.
Oggi la frase sopravvive, pronunciata magari a tavola, tra una portata e l’altra, senza che chi la dice ne conosca – forse – davvero l’origine.
Sapere chi era El Quico, e come la sua famelicità sia diventata leggenda, ci aiuta a capire come anche un semplice modo di dire possa conservare frammenti di memoria collettiva e come possa addensarsi attorno agli impulsi più antichi e profondi dello spirito umano.
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