Dall’università di Jaén arriva la notizia di una nuova pellicola bioplastica trasparente proveniente dai rami potati degli ulivi.


Plastiche e potatura.
Giusto la settimana scorsa raccontavamo di un team dell’Università di Cordova che era riuscito ad ottenere un materiale, a partire dai residui della potatura degli alberi di avocado, per rinforzare gli imballaggi alimentari di plastica.
A pochi giorni di distanza, ecco divulgati, questa volta dall’Università di Jaén, i risultati di uno studio che ha nuovamente come protagonisti altri rami potati, provenienti da coltivazioni locali.
El ramón.
In questo caso si tratta dei rami recisi degli ulivi, di cui la provincia è ricoperta, costituendo l’85% dei suoi terreni agricoli.
La produzione, lavorazione e esportazione dell’olio (di cui la provincia di Jaén è il maggiore esportatore mondiale) è il motore economico della regione, e i sottoprodotti delle lavorazioni non sono certo sprecati né dovrebbero venire bruciati (ci rifermiamo alle polemiche sulla “quema del ramón”), ma riutilizzati come fertilizzanti e biomassa per la produzione di combustibili o energia.
Acetato di cellulosa.
I ricercatori della Universidad de Jaén, con la collaborazione della Fundación Andaltec (centro tecnologico senza scopo di lucro di Martos, a una ventina di chilometri dal capoluogo), hanno sviluppato una bioplastica trasparente, utilizzabile come pellicola, adatta alla conservazione degli alimenti
L’obiettivo del processo che darà vita alla nuova bioplastica è l’estrazione della cellulosa dai resti della potatura.
Una volta triturati, i rami di ulivo si riducono ad una poltiglia dalla quale vengono eliminate, tramite processi chimici, tutte le sue componenti non cellulosiche, ottenendo – semplificando – il tanto agognato acetato di cellulosa.
Questo materiale è una resina termoplastica dalla lunga storia: fu scoperta nella Francia di fine Ottocento; trasparente, ignifugo e non tossico, viene, tra le altre applicazioni, utilizzato per produrre filati sintetici.
Materia prima.
Le colline di Jaén – il cosiddetto Mar de olivos (“mare di ulivi”) – si riscoprono così fonte pressoché inesauribile di materia prima per la fabbricazione di bioplastica.
I ricercatori ricordano, nella pubblicazione dei loro risultati, che l’acetato di cellulosa è compostabile e biodegradabile, e risulta quindi essere un ottimo ingrediente per la produzione di imballaggi alimentari, fibre tessili, vernici, e prodotti di uso medico e farmaceutico, contribuendo a ridurre la dipendenza di questi settori industriali da materie prime di origine fossile.
Link, fonti e proposte
- A questo link trovate il testo dell’articolo Production and characterization of cellulose acetate using olive tree pruning biomass as feedstock (in inglese) pubblicato dai ricercatori del team de la Universidad de Jaén, con i risultati delle ricerche e i ricercatori coinvolti.
- Canal Sur si occupa della ricerca sulle applicazioni dei rami recisi degli ulivi con questo video (in spagnolo).
- Anche il quotidiano Ideal tratta la notizia della bioplastica trasparente ottenuta dalle fibre recuperate dalla potatura degli ulivi.