I piticos de barro: fischietti in argilla legati da secoli ai festeggiamenti della Romería de la Virgen de la Cabeza di Andújar.


Andújar e la ceramica.
Ad Andújar, popoloso centro della provincia di Jaén, l’arte della lavorazione della ceramica ha origini antiche.
Era la celebre “terra sigillata” dei secoli dell’impero: pezzi marchiati con un sigillo in grado di comprovarne la provenienza.
Durante i secoli del Al-Ándalus iberico, la antica Isturgi viene progressivamente abbandonata e si costituisce, nell’area dell’attuale centro storico, la Anduyar musulmana, che non dimentica la sua tradizione alfarera, nè lo farà quando le terre di Jaén diventeranno roccaforte cristiana, nel Duecento.
La Romería della Virgen de la Cabeza.
L’ultima domenica del mese di Aprile, il territorio di Andújar si prepara per la grande festa: è la Romería della Virgen de la Cabeza.
Delle romerie abbiamo già scritto in passato: sono festività religiose e popolari che si condensano intorno allo spostamento di una rappresentazione religiosa – spesso la statua di una madonna – da una chiesa fuori dalla città (la ermita) alla principale tempio del paese. E viceversa.
La Romería de la Virgen de la Cabeza è una delle più antiche di Spagna e si celebra, nell’imponente cornice della Sierra Morena, dalla metà del Duecento.
La Morenita.
Il nome di Virgen de la Cabeza (tradotto, sommariamente, come Madonna della Testa) deriva dal nome del rilievo su cui sorge il santuario: il Cerro del Cabezo.
La leggenda legata alle origini della romería, e più in generale della scoperta della statua della madonnina del Monte Cabezo, risale ad un paio di anni dopo la Reconquista di quella parte di territorio iberico.
Un pastorello medievale, tale Juan Alonso di Colomera, stava pascolando le sue pecore nei pressi della sommità del monte quando, inaspettato, un luccichio tra le rocce attira la sua attenzione.
Avvicinandosi, Juan Alonso scopre una statuetta raffigurante una vergine con bambino, entrambi dalla pelle scura (da qui l’affettuoso nomignolo popolare di La Morenita).
L’artefatto comincia a comunicare con lui: vuole essere portato a valle: alla città di Andújar, a più di venti chilometri di curve tra i boschi.
Lì il pastorello avrebbe dovuto convincere i cittadini ad armarsi di arnesi di lavoro, pazienza e zelo, scalare nuovamente colli e vette per costruire una cappella nel punto in cui la scultura si era manifestata.
Il giovane, titubante, chiede come ci sarebbe riuscito.
La statua, secondo la tradizione, gli avrebbe risposto con un miracolo, ovvero curandogli le mani, notoriamente malate, che la popolazione di Andújar non poté ignorare.
Il Santuario.
Il santuario si raggiunge dopo un lungo viaggio tra chiome degli alberi, silenzi e la natura della Sierra Morena: anche in auto è una piccola impresa.
Curve, tante curve tra le ombre delle foreste e viste mozzafiato, nella solitudine del Parque Natural de la Sierra de Andújar.
Gli stessi luoghi, durante i giorni della romería, si popolano di decine di migliaia di persone, venute da ogni parte del Paese per assistere alla processione de la Morenita.
Un fischietto di argilla.
Tra le molte espressioni materiali della moltitudinaria Romería de la Virgen de la Cabeza c’è anche un oggettino di argilla, parte della tradizione artigiana di Andújar almeno dal Seicento.
E’ un fischietto, un pito, di piccole dimensioni: una pallina di ceramica con un beccuccio forato e un secondo forellino per farci passare un cordino.
Tutto qui: grande come una ciliegia, cavo dentro, senza palline come i normali fischietti.
Si usa per salutare festosamente le confraternite in visita a Andújar per intraprendere il cammino verso il santuario, o più o meno in ogni momento della romería.
Il pitico de barro.
E’ il pitico del barro de Andújar, il fischiettino di argilla di Andújar.
Da questa sua forma basica, il nostro pitico è andato evolvendosi e arricchendosi nel corso della storia, unendosi a figurine in ceramica e divenendo parte di statuine fischianti, smaltate e dipinte a mano.
Le loro forme più emblematiche raffigurano un cavallo con un cavaliere, il jinete, di cui la parte propriamente fischiante è proprio il posteriore dell’equino.
Il cavallo può trasportare anche una dama, vestita a festa, o un omino che sorregge una bandiera raffigurante stemmi e insegne legate alle confraternite.
Il silbato de caballito e l’invasione napoleonica.
Una particolare versione del jinete, denominata silbato de caballito o de gabacho (dal nomignolo canzonatorio con cui i cugini spagnoli chiamano i cugini francesi) ha avuto un ruolo nella storia della cittadina.
Era l’Ottocento, e le truppe napoleoniche avevano invaso la penisola iberica, evento drammatico per un Paese che aveva, fino a pochi anni prima, esplorato e controllato mezzo mondo.
Gli scontri furono aspri e nel 1808, dopo la fondamentale Batalla de Bailén (località ad una trentina di chilometri da Andújar), gli invasori vengono temporaneamente sconfitti e costretti a firmare la capitolazione proprio ad Andújar.
Qui vennero sbeffeggiati dalla popolazione tra il fischio di innumerevoli pitos, che cominciarono a ricordare quegli eventi vestendo il cavaliere della statuina fischiante con divise francesi e cappelli frigi.
La storia finirà con il dominio francese su tutta la penisola, e con la capitale del regno – spostata dall’occupata Madrid a Cadice – sotto assedio per due anni (proprio in questo contesto verrà promulgata la celebre Constitución de Cádiz, detta affettuosamente La Pepa per essere stata approvata il giorno di San Giuseppe: la prima vera costituzione spagnola).
Identità locale.
Ora i piticos, insieme alle Jarra Grutesca, fanno parte dell’identità culturale e popolare di Andújar e, nel caso dei piticos de barro, sono il rumoroso saluto della città alla sua madonna preferita e ai fedeli venuti da tutta Andalusia per celebrarne la festa.
Link, fonti e proposte
- Questo breve video di Canal Sur ci parla (in spagnolo) dei piticos de barro di Andújar e ci fa chiacchierare con un artigiano della cittadina.
- La pagina web del comune di Andújar ci guida lungo la storia della tradizione artigiana della città, evidenziando le manifestazioni tipiche della sua produzione ceramica.
- Sempre la pagina del ayuntamiento de Andújar ci spiega lo svolgimento degli eventi della Romería de la Virgen de la Cabeza.


