Vicende storiche della Siviglia del Quattrocento sono alle origini di un popolare proverbio spagnolo.

Quien fue a Sevilla perdió su silla
Mappa_Siviglia
Perdere il posto all’osteria.

In Italia si dice “chi va via perde il posto all’osteria”.

E’ la celebre massima alla quale ci affidiamo fin da piccolissimi per giustificare l‘appropriazione di un posto ai danni di un qualche ottimista momentaneamente allontanatosi.

Il detto viene inevitabilmente impugnato dal nuovo arrivato quale inossidabile comandamento ed evitare ogni discussione.

Perdere la sedia.

In Spagna esiste un refrán equivalente, dotato di un’indicazione geografica tipica. Tipica e andalusa, e per questo ne parliamo.

“Quien fue a Sevilla perdió su silla”, che si traduce pressappoco con “chi andò a Siviglia, perse la sua sedia.”

Le origini del detto sembrerebbero attingere da reali vicende della storia rinascimentale spagnola e fare riferimento ad una famiglia molto potente del periodo.

Grattacapi dal nord.

Siamo a metà del Quattrocento e l’arcivescovado della lontana e piovosa Santiago de Compostela è in subbuglio a causa di lotte intestine per il potere.

Non solo: la morte dell’arcivescovo lascia la Galizia in balia di ulteriori potenziali disordini.

Re e cardinali guardano alla delicata situazione di Santiago con grande preoccupazione.

Alonso de Fonseca y Ulloa.

Alonso de Fonseca è un uomo potente ed influente, nobile e ricco, arcivescovo di Siviglia e consigliere di monarchi.

Proprio in qualità di persona di fiducia del re, il nobile si presenta a Enrico IV di Castiglia con una soluzione per i grattacapi di Santiago de Compostela.

La sua idea consisteva nel suo temporaneo trasferimento da Siviglia a Santiago dove – prometteva – avrebbe fatto fronte alla situazione, riammansendo gli indisciplinati nobili e prelati e riportando l’armonia nella diocesi.

Uno scambio, temporaneo.

Il prezioso seggio episcopale nella grande Siviglia (dove, proprio in quegli anni, ci si avventurava nella costruzione di una delle cattedrali più grandi della cristianità) non sarebbe certo rimasto vacante.

Al suo posto – propone Fonseca – vi si sarebbe installato l’omonimo nipote per tutto il tempo della sua missione in Galizia. Al suo ritorno i due parenti avrebbero fatto a cambio: lo zio si sarebbe ripreso la cattedra sivigliana e il giovane nipote sarebbe finalmente partito per la riappacificata Santiago.

Il re è d’accordo, e Roma approva il piano.

A Santiago le cose sono più complicate del previsto. Inoltre, a corte c’è chi gli rema contro: niente meno che uno dei fedelissimi del monarca, che a sua volta si sarebbe volentieri accaparrato la cattedra di Santiago da affidare ad un parente.

Giochi di sedie.

Vista la situazione, Alonso de Fonseca chiede ed ottiene il benestare papale per poter riprendere possesso del suo ruolo nella città della Giralda.

E’ il 1463 quando lascia l’agitata Galizia in direzione Andalusia, dove trova l’omonimo nipote che non ha la benché minima intenzione di restituire al potente zio ciò che gli spettava.

Non solo: la determinata volontà del giovane è sostenuta da una fazione della nobiltà locale e mentre Fonseca attende impazientemente dalle porte di Siviglia di rimettere le mani sulla sua cattedra, una congiura dalle iberiche proporzioni inizia a condensarsi sulla sua testa.

Chi va via perde il posto all’osteria, insomma.

A Siviglia o da Siviglia.

In realtà il detto dovrebbe enunciare: “Quien se fue de Sevilla perdió su silla” (Chi se ne andò da Siviglia, perse la sua sedia) , ma si sa come vanno queste cose: il tempo e l’uso inteneriscono la lingua e le espressioni.

Dopo ribellioni, confische di beni, cospirazioni, assedi e rivolte, zio e nipote si riconcilieranno, e quell’evento realmente avvenuto sarà lo spunto per la genesi del detto di cui abbiamo scritto oggi, complice la rima fin troppo evidente tra le parole Sevilla (Siviglia) e silla (sedia).

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