Il murale Verbo América: un’opera d’arte trascurata ai margini dell’area Expo ‘92, da sempre in lotta contro il degrado e gli atti vandalici.

Mural Verbo America_Sevilla
Mappa_Siviglia
Un muro alla Expo.

Non è certo una delle tappe predilette dei viaggi turistici a Siviglia, e passa inosservato anche nelle visite a quella che è ricordata come l’area dell’Expo del 1992, che attirò in città migliaia di visitatori da tutto il mondo.

Siamo alle porte della cosiddetta Isla de la Cartuja (grosso modo l’isola della Certosa), un grande settore della città compresa tra il corso del fiume Guadalquivir e l’iconico ramo fluviale della Darsena.

Abbiamo appena attraversato il ponte de la Barqueta e qui, ai piedi dell’insolito e obliquo cilindro azzurro che ospita gli spazi di Canal Sur  – quello che fu il padiglione di Andalusia – ci ritroviamo in un largo spiazzo, una sorta di mezzaluna asfaltata.

Toccata terra, sulla destra, c’è un muro, l’amaro e nostalgico protagonista di questo articolo.

Non si viene a Siviglia per guardare un muro.

Evidentemente, questo muro è speciale.

Il murale Verbo América.

Tra foglie cadute, frammenti d’asfalto e seminascosto dagli alberi, si alza timidamente questa superficie verticale bianca e azzurra, costellata di figure variopinte.

Stelle, personaggi quasi picassiani, nativi americani a bordo di canoe, curiosi animaletti, persino un Curro (simbolo iconico della Expo di Siviglia), sembrano tutti danzare sulle piastrelle quadrate che scandiscono la composizione.

L’insolita parete è un’opera d’arte: il murale Verbo América.

L’opera fu ideata e realizzata dall’artista e architetto cileno Roberto Matta, personaggio poliedrico e sempre in movimento che, nella Parigi tra le due guerre, conobbe i grandi artisti del Novecento e lavorò con Le Corbusier, per poi continuare a spostarsi, tra gli altri, tra New York e l’Italia, dove morì agli inizi del nuovo millennio.

Le due sponde dell’oceano.

Il murale Verbo América, realizzato per la Esposizione Universale sivigliana del 1992, implicitamente ricollega il grande evento globale con l’altra importante manifestazione novecentesca tenutasi nella capitale andalusa, ovvero la Exposición Iberoamericana del 1929, che cambiò radicalmente la forma della città.

Il murale celebra la profonda connessione tra il continente americano e la Siviglia delle esplorazioni moderne:  le due sponde di un oceano che qui, sulle sponde del fiume Guadalquivir, avevano trovato il loro grande porto.

Decadenza, restauro e decadenza.

Dopo i fasti dei sei mesi di Expo, l’intera area che aveva ospitato gli eventi, con i suoi edifici, arredo urbano e infrastrutture, fu in parte trascurata e dimenticata, e con essa anche il murale di Roberto Matta.

Già nel 2011 l’opera richiese un importante restauro: la mancanza di manutenzione e il vandalismo avevano lasciato il muro in uno stato pietoso.

Dopo questo intervento venne sollevata l’idea di trasferire l’opera in un luogo più sicuro e meno problematico da gestire, ma il muro non si mosse e presto i vandali, il tempo e le intemperie lo ritrovarono.

Ciliegina sulla torta: Verbo América venne mutilato per consentire il passaggio di una nuovissima pista ciclabile.

Presente e futuro di Verbo América.

L’ultima stoccata al muro della Expo è avvenuta nel 2025: le abbondanti piogge primaverili hanno separato una consistente porzione della superficie ceramica dalla parete che la sosteneva, lasciandola in rovina.

Il Comune promette un nuovo intervento di restauro nell’ambito del più ampio progetto di sviluppo residenziale Puerta Barqueta, che si estende su entrambe le sponde del fiume, tra il centro storico e la Isla de la Cartuja, parzialmente riconvertita in parco scientifico e tecnologico.

Ci auguriamo che il trascurato muro sivigliano riesca, per la terza volta dalla sua inaugurazione, a ritrovare il suo splendore, e che questa volta possa conservarlo nel tempo.

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