Uno studio dell’Università di Almeria rivela come tracciare con precisione l’origine del miele e garantire una maggiore trasparenza nella filiera.

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Almeria e il miele.

Sono stati recentemente diffusi (inizio di Febbraio 2026) i risultati di uno studio realizzato presso la Universidad de Almería e finanziato dalla Junta de Andalucía  e dall’Unione Europea attraverso i fondi europei di sviluppo regionale FESR (FEDER in spagnolo).

Il gruppo Química Analítica de Contaminantes del Dipartimento di Chimica e Fisica dell’ateneo almeriense ha sviluppato un metodo per identificare l’origine botanica del miele tramite la sua impronta chimica.

È un sistema che permette insomma di capire, con la massima certezza, da quali fiori le api hanno raccolto il nettare che ha dato origine al campione di miele analizzato.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica Food Chemistry, ha esaminato 40 campioni commercializzati in Spagna, concentrandosi sui mieli di eucalipto, rosmarino e fiori d’arancio.

L’obiettivo dichiarato è riuscire a migliorare la tracciabilità, il controllo di qualità e scovare le possibili frodi alimentari legate al preziosissimo frutto del lavoro delle api.

Sale e zucchero.

La tecnica, recentemente affinata, permette di distinguere i mieli provenienti da un singolo fiore o da più fiori, osservando l’insieme dei composti chimici presenti.

Per accedere a queste informazioni, il team ha sviluppato un metodo di estrazione basato su una soluzione di acqua e sale, un passaggio chiave che facilita la separazione dei composti aromatici.

L’uso del sale (SALLE, acronimo dell’inglese salt-assisted liquid-liquid extraction), favorisce il passaggio dei composti volatili in un solvente organico analizzabile, mentre gli zuccheri, che costituiscono la maggior parte del miele ma non danno indicazioni sull’origine floreale, restano nell’acqua.

Il risultato è un estratto pulito e concentrato, perfetto per analizzare nel dettaglio il profilo molecolare (la cosiddetta impronta metabolomica) dei campioni e che mostra da quali fiori proviene il miele.

Chimica e fiori.

I composti chiave individuati – in grado di indicare la pianta di provenienza – sono risultati sette e agiscono come vere e proprie “impronte digitali” del miele: alcuni caratterizzano varietà come l’eucalipto o l’arancio, mentre nelle varietà multiflora la firma chimica risulta più sfumata e dispersa rispetto a quella più netta e riconoscibile delle uniflorali.

In sostanza, il metodo sviluppato ad Almeria consentirebbe di verificare la corrispondenza tra l’etichetta del vasetto e le reali caratteristiche del miele, tutelando produttori e consumatori.

Un risultato che, a partire da Almería, contribuirebbe a rendere più solida la trasparenza in tutta la filiera.

I ricercatori guardano già oltre il miele: lo stesso approccio potrà essere applicato ad altri prodotti di pregio, come già hanno fatto applicando il test all’olio, ad alcune spezie e persino al rum.

Quando l’origine botanica di un bene alimentare rappresenta un valore da proteggere e valorizzare, il metodo degli studiosi almerienses potrebbe entrare in gioco per garantire una ancora maggiore trasparenza sulla provenienza delle materie prime e contrastare contraffazioni e irregolarità.

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