Nella Cadice di fine Seicento si è verificato il più catastrofico evento meteorologico ricordato dalla storia spagnola.

Tornado de Cádiz 1671
Mappa_Cadice
Il tornado spagnolo più distruttivo.
Nel marzo del 1671, Cadice, vivace capoluogo andaluso che si affaccia sull’Atlantico che da lì a pochi anni diverrà porta e porto dei flussi verso le Americhe, fu colpita dal tornado più violento e mortale mai registrato in Spagna.
Il fenomeno si sviluppò durante una notte tempestosa e attraversò la città da ovest a est, dall’oceano alla baia, investendo in pieno il nucleo urbano.
Aveva un diametro stimato tra 300 e 400 metri e una potenza paragonabile a un tornado F3 sulla scala Fujita (sistema che mette in relazione l’intensità di un uragano e la distruzione che arreca).
In pochi minuti vennero distrutte circa un terzo delle case del centro e causati danni ingenti a innumerevoli edifici pubblici, religiosi e privati.
Molte imbarcazioni nella baia furono affondate o scaraventate sulla riva.
Devastazioni.
Le fonti dell’epoca riportano che la tragedia di Cadice provocò la morte di oltre 600 persone, cifra altissima per un fenomeno di questa portata, e molte altre rimasero senza un posto dove dormire.
Le stesse seicentesche testimonianze raccontano di tetti scoperchiati, muri abbattuti e inferriate strappate, oltre a incalcolabili danni all’economia della baia.

La città rimase devastata, con strade bloccate da macerie e imbarcazioni distrutte.

Come purtroppo spesso accade in queste situazioni eccezionali, i soccorsi dovettero affrontare anche saccheggi e caos nei giorni successivi.

Insieme al grande maremoto del 1755 (quello causato dal devastante terremoto di Lisbona) e all’esplosione del 1947 (alla quale accennavamo in questo articolo) il tornado del 1671 è considerato una delle catastrofi più distruttive subite dalla città in tempo di pace.

Fonti.
Le informazioni sul tornado arrivano soprattutto dal “Memorial del Huracán”, un documento redatto da Juan de Sena Lara, un funzionario cittadino, su richiesta dei governanti di Cadice.
Il testo descrive dettagliatamente i danni e le vittime e fu presentato poco dopo quei funesti avvenimenti.
Studi recenti hanno confrontato questi dati con altre fonti storiche e meteorologiche; il reale numero di vite reclamate dal tornado è dibattuto, ma resta comunque una delle calamità naturali più gravi della storia spagnola.
I venti si abbatterono su una città che era – ed è – densamente popolata e urbanisticamente molto compatta.
Parte delle vittime sarebbero state marinai trascinati in mare dai venti.
L’eredità del tornado.

Questo tragico evento ha segnato profondamente la città della baia.

A livello architettonico ha modificato uno degli elementi tipici dei palazzi andalusi dell’era moderna: i miradores.

Sono terrazze colonnate che si elevano sopra i tetti degli edifici, coperte e spesso aperte sui quattro lati verso la città e l’orizzonte.

Erano un simbolo di potere e uno stratagemma per ampliare gli spazi del palazzo oltre il brulicante labirinto di stradine dei centri storici.
Dopo l’uragano, questi elementi – a Cadice – perderanno la loro leggerezza, divenendo vere e proprie torri, solide e pronte ad affrontare lo scatenarsi dei venti provenienti dall’oceano.
Separatore
Eventi meteorologici di questa portata non si sono più ripetuti sulla baia di Cadice, e il ricordo di quella tragica notte del 1671 è andato, secolo dopo secolo, sbiadendosi nella memoria collettiva.
La città, di lì a poco, rinascerà, divenendo uno dei gioielli della corona.
Sorgerà una nuova, imponente cattedrale affacciata sulle acque, testimone di decenni in cui Cadice governava i commerci attraverso l’oceano.
Insomma: nonostante il passaggio del grande tornado, sulle rive della baia la città è tornata a vivere, dimenticando il terrore di quei pochi, distruttivi, minuti.
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