Scoperto a Écija un nuovo, grande mosaico antico che ci ricorda il ruolo della ricca Betica ai tempi dell’Impero Romano.

Mosaico di Ecija
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Un nuovo mosaico romano a Écija.

La notizia archeologica della settimana ci viene dalla bella Écija, cittadina barocca a metà strada tra Siviglia e Cordova e della quale abbiamo già scritto più volte.

Avevamo già raccontato dell’eccezionale ritrovamento della sua Amazzone Ferita, statua romana del secondo secolo della nostra epoca, e della sua – per esperienza personale assolutamente meritata – fama di essere una delle città più calde del continente.

Bene, proprio nel centro storico di Écija, l’antica Colonia Augusta Firma Astigi, è stato recentemente scoperto un grande mosaico romano risalente all’inizio del terzo secolo.

La ricchezza dell’oro verde.

La straordinaria opera decorava il suolo del suo peristilio, ovvero un cortile circondato da un portico colonnato, tipico di una ricca casa romana.

In questo caso si tratterebbe di una famiglia aristocratica arricchitasi con l’esportazione di olio d’oliva, l’oro della Betica.

Da questa regione dell’impero provenivano grandissime quantità dell’olio d’oliva consumato nelle cucine, per i cosmetici e nelle lampade di tutto il Mediterraneo.

Il mosaico è giunto ai nostri giorni in un buono stato di conservazione, anche grazie al collasso dell’intero edificio sul cortile: i detriti avrebbero protetto le milioni di tessere per quasi due millenni.

Sergio García-Dils, archeologo municipale di Écija e Salvador Ordóñez, docente di Storia Antica dell’Università di Siviglia, che hanno condotto le ricerche, inizialmente pensarono di aver ritrovato tre mosaici diversi.

I gruppi decorativi apparivano infatti sparsi e separati all’interno dell’ampio perimetro della villa.

L’avanzare delle indagini ha permesso di leggere i frammenti come un unico mosaico di dimensioni eccezionali, che abbracciava l’intero patio della casa, testimoniando il prestigio dei suoi proprietari e dell’intero edificio.

I resti della casa romana giacevano nel sottosuolo della parte più elevata della città, in un punto dal quale l’aristocratica famiglia poteva dominare tutto l’abitato.

Il peristilio del nostro mosaico raggiunge una superficie complessiva di 140 metri quadrati, con i resti di otto colonne che racchiudono un’area centrale, originariamente destinata a giardino, di 40 metri quadrati.

Il solo mosaico occupa circa 100 metri quadrati, dei quali un buon 60% si conserva intatto.

Si tratta di uno dei mosaici più estesi e meglio conservati della città, e ci ricorda il prestigio e l’eleganza raggiunti dall’Écija romana.

Mitologia, apprendisti e tantissime tessere.

Il nostro mosaico romano raffigura una serie di figure mitologiche classiche, come Bacco e le personificazioni di astri e venti, oltre a una scena di caccia – che ha subito alterazioni a causa di interventi andalusí e medievali – e complessi motivi geometrici.

Gli studiosi suggeriscono che più mani abbiano lavorato all’opera: artisti esperti hanno realizzato le figure principali, mentre le decorazioni più semplici delle cornici sarebbero state affidate a dei giovani apprendisti.

Quanto alle tessere di cui è composto il mosaico: finora ne sono state rinvenute più di due milioni, un numero che potrebbe raddoppiare nel corso dei futuri scavi.

L’archeologo municipale Sergio García-Dils, coinvolto in un progetto europeo che investiga le varie scuole di produzione di mosaici sparse nel continente, è convinto che proprio a Écija esistesse un laboratorio specializzato nella fabbricazione di mosaici.

Quello recentemente scoperto non è infatti il solo esempio di grande opera musiva della cittadina: proprio qui una decina di anni or sono fu ritrovato un maestoso mosaico che raffigurava le avventure amorose di Giove.

Sedimentazioni betiche.

Insomma, la bella e caldissima Écija, la città delle torri barocche, non smette di riservare sorprese.

Lo stesso sito archeologico di cui abbiamo scritto finora, per fare un esempio, racconta storie ben più antiche del mosaico recentemente riportato alla luce.

Sotto alla casa romana che lo ospitava sono stati ritrovati resti di una dimora più antica, e sotto di essa quelli di una costruzione preromana di forma ovalata.

 Ciò testimonia come queste terre, e la vivace cittadina che un tempo si chiamava Astigi e che ora mostra orgogliosa il suo meraviglioso centro storico, siano state un importante crocevia di civiltà fin dagli albori della nostra storia. 

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