Villanueva de Cauche di Antequera: per secoli l’ultimo feudo d’Europa.

Villanueva de Cauche
Mappa_Villanueva de Cauche
Feudi (quasi) contemporanei.

Pensare ad un villaggio feudale ci riporta con la mente a scenari medievali: castelli merlati e cavalieri, nobili e servi della gleba.

Per una bizzarria della storia quel mondo antico era stato preservato – fino a non molti anni fa- in un piccolo punto della mappa d’Andalusia.

Oggi parliamo di in una minuscola frazione rurale della bella Antequera: Villanueva de Cauche, considerata l’ultima comunità feudale d’Europa.

Villanueva e il suo palazzo.

All’incirca a metà strada tra Villanueva de la Concepción e la quasi omonima Villanueva del Rosario, e non molto distante da Villanueva del Trabuco, sorge questo gruppo di case condensatesi intorno ad una antica cascina-palazzo: il palazzo dei marchesi di Cauche (Palacio de los Marqueses de Cauche).

Il nome “palazzo” è decisamente pomposo per questo candido cortile encalado (intonacato a calce): una ruvida facciata bianca il cui solo abbellimento sulla piazza consiste in un ripido timpano, sempre bianchissimo.

Accanto a questo portale si innalza il volume dell’unica chiesa della comunità con il suo campanile e senza porte: si entra dal cortijo, dal palazzo dei signori.

Tre strade e due piazze.

La collinetta su cui si appoggiano cascinale e casupole dà le spalle all’autostrada che unisce gli esuberanti capoluoghi Malaga e Cordova: un inciampo della storia sotto gli occhi di tutti.

Una sessantina di abitanti, che fino al 2015 facevano parte in quello che è stato definito – tra tutti da El País – l’ultimo feudo d’Europa.

Sono tre strade, Granada, Málaga e Sevilla, che convergono nello spiazzo antistante al palazzo: la piazza della Constitución. Non ci sono negozi, alimentari, banche o scuole a Villanueva de Cauche: solo un bar alle porte della località dove la presenza di un albero è l’occasione per formare uno slargo dal pomposo nome di Piazza di Spagna (Plaza de España).

Le terre dei marchesi.

Dove ora sorge il palazzo dei marchesi un tempo c’era un castello, divenuto superfluo e successivamente abbandonato nella Spagna reconquistada – in quest’area si parla del Quindicesimo secolo – e senza più frontiere.

Da ricordo della roccaforte difensiva, il rudere si reinventò cascinale per il controllo e la gestione delle campagne che lo circondavano.

Le terre concesse ai marchesi erano coltivate da contadini che – a cambio di una parte del raccolto – potevano trarne sussistenza e costruirci le loro case. Siamo nel Seicento.

Dai libri di storia agli anni Novanta.

Come ci raccontano i libri di storia: il re affidava a un signorotto locale un feudo che ne avrebbe fatto fruttare le terre, ne difendeva confini e abitanti, pagava imposte e forniva soldati alla corona.

Fino a metà degli anni Novanta tutto era rimasto grossomodo così. I terreni e gli edifici che su di essi sorgevano e che circondavano il palazzo e l’aldea – in pratica l’intera frazione – erano di proprietà delle due marchese.

Nella Spagna dell’Expo di Siviglia e di Italia Novanta, le marchese non avevano più l’onere di difendere militarmente i loro sudditi – liberi cittadini dell’Unione Europea – ma annualmente inviavano una squadra di manovali per controllare tetti e impianti degli edifici, come farebbe un qualsiasi padrone di casa con i suoi affittuari.

La decima.

Mentre i campi erano stati tempo prima finalmente venduti ai contadini locali, ora proprietari delle terre, sulle case della località aleggiava ancora l’alito del medioevo.

Si viveva sotto uno dei tetti di Villanueva a cambio di una decima, ovvero una parte del raccolto. Si trattava di frutta, verdura o una gallina che, ogni anno in occasione del giorno di San Miguel, venivano portate a palazzo.

Sulle pagine de El País uno degli abitanti ricorda come questa immancabile ricorrenza fosse considerata in paese più una rievocazione festiva e simbolica che un vero e proprio processo di riscossione dei tributi.

Cambiare tutto…

Le cose cambiano parzialmente – come scrivevamo – negli anni Novanta.

Un contratto tra privati e l’acquisto degli immobili a prezzi decisamente calmierati rendono i cittadini di Villanueva de Cauche proprietari delle loro residenze, che legalmente rimangono però delle marchese.

Ciò significava che nessuno poteva vendere, acquistare, modificare o abbattere nulla se non con il beneplacito delle legittime ed ormai anziane proprietarie o della società familiare che nel frattempo si era presa in carico la gestione di questa Villanueva.

Cambiare tutto per non cambiare nulla.

La nuova Villanueva.

Passa un altro ventennio.

Nel 2015 il Comune conclude il processo di acquisizione degli immobili e da allora Villanueva de Cauche – con le sue tre strade, il suo unico bar e l’assenza di qualsiasi attività commerciale – è ufficialmente una frazione come tutte le altre frazioni rurali d’Andalusia e d’Europa.

L’ultimo feudo d’Europa è stato espugnato.

Link, fonti e proposte