Il bacino artificiale di Sierra Boyera nasconde un oppidum ibero che riemerge nei periodi di siccità.

Oppidum Ibero de Sierra Boyera
Mappa_Sierra Boyera
Un po’ di pioggia.

Le piogge primaverili di questo 2024 hanno rallegrato gli umori di un’intera regione, specialmente dopo due anni eccezionalmente avari di precipitazioni.

Corsi d’acqua e pantanos – praticamente secchi un anno fa – sono finalmente tornati ad essere ciò che sono sempre stati: imprescindibili riserve idriche e catalizzatori della biodiversità e delle tradizioni locali.

Lo abbiamo visto nei giorni della grande romería del Rocío, durante i quali l’attraversamento di un rigagnolo (il simbolico Vado del Quema) ha recuperato il suo ruolo – dopo la pausa asciutta – nel mosaico di rituali di uno dei pellegrinaggi religiosi più celebri del mondo cristiano,
oppure con il ritorno delle acque nell’area umida di Doñana– meta di migliaia di uccelli migratori – dopo la passata, disastrosa, stagione.

Il pantano de Sierra Boyera.

Uno dei bacini idrici beneficiati dalle piogge primaverili è stato il pantano de Sierra Boyera, nel nord della provincia di Cordova, passato dall’essere perfettamente asciutto a recuperare un buon 65% della sua capacità.

La ritrovata e agognata acqua ha, da un lato, alleviato la sete del terreno, ma dall’altro ha inabissato i resti di un antico insediamento ibero.

L’oppidum ibero.

L’oppidum di Sierra Boyera – l’unico rinvenuto nell’area – era già noto ad archeologi e ricercatori, che avevano condotto delle prime campagne di ricerca nell’inverno del 2017, riprese negli anni successivi.

Prospero dal sesto al secondo secolo prima della nostra era, l’apparentemente isolato centro ibero disponeva di forni per la cottura della ceramica e la lavorazione dei metalli, di cui la zona dell’Alto Guadiato è ricca (come raccontavamo descrivendo i luoghi delle vicende di El Terrible, il celebre cane della vicina Peñarroya ).

Durante gli scavi vennero ritrovati anche un mulino e almeno sette chili di scorie di lavorazioni metallurgiche, ma non solo.

Oltre a reperti di natura produttiva, furono anche rinvenuti  frammenti di ceramica decorati con figure di guerrieri armati (potete vederli nell’anteprima di questo articolo de El País) alle prese con danze rituali.

Resti sommersi.

Ora il bacino idrico di Sierra Boyera è finalmente tornato ad accogliere il prezioso liquido, occultando, fino al prossimo periodo di siccità, la memoria dell’antico insediamento.

Gli archeologi sono riusciti a mettere in salvo i reperti di valore storico, ma le terre che ospitano i resti degli edifici sono tornate sott’acqua, per la gioia dei campi e del bestiame dell’assetato Alto Guadiato.

La ricerca di altri insediamenti.

Ora l’obiettivo è trovare altri centri iberi nell’area.

E’ inverosimile che l’oppidum sommerso non facesse parte di una più ampia rete di insediamenti.

La zona fu di importanza strategica, poiché di collegamento tra la grande valle del fiume Guadalquivir e la Meseta iberica, e tra il Guadalquivir e il fiume Guadiana.

Non è un caso che la strada romana che avrebbe unito Corduba (Cordova) e Emerita Augusta (l’attuale Merida) sarebbe passata proprio da queste terre.

Lungo questo percorso i ricercatori si aspettano che si nascondano altri nuclei produttivi, al sicuro dai capricci delle precipitazioni.

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