Un recente studio condotto tra Andalusia e Irlanda ha scoperto che le proteine ottenute dalle pupe del baco da seta sono ricche di sostanze antiossidanti.

Le pupe antiossidanti
Mappa_Siviglia
La ricerca sulle pupe.

Nel 2022 sono stati diffusi i risultati di una ricerca che ha visto affiancati il dipartimento di ingegneria chimica dell’Università di Siviglia e il dipartimento di scienze biologiche dell’università di Limerick in Irlanda.

Lo studio riguardava i bachi di seta: in concreto sono state analizzate le proprietà delle farine ricavate dalle loro pupe.

Da scarto a risorsa.

La pupa del baco da seta è un abbondante e disponibile sottoprodotto dell’industria tessile, per il quale non è previsto un riutilizzo. La ricerca andaluso-irlandese potrebbe contribuire a convertirlo da scarto di lavorazione ad integratore alimentare.

Pupe e bozzoli.

La pupa – o crisalide se parliamo di farfalle e falene- è lo stadio intermedio tra bruco e insetto adulto. Il baco, terminata la sua fase larvale durante la quale si è abbuffato di foglie di gelso, tesse intorno a sé il bramato bozzolo.

Al sicuro nella sua teca di seta – costituita da un unico, lunghissimo, filo – inizierà un complesso processo di trasformazione fisica dal quale riemergerà come farfalla. Per farlo dovrà distruggere parte delle pareti del suo astuccio setoso.

Quello che il bruco non sa è che, prima che questo succeda, verrà quasi sicuramente gettato in acqua bollente affinché i legami che tengono insieme il suo bozzolo si indeboliscano e si possa così ricavare il prezioso filo di seta.

Ci rimangono dunque un filo ed una pupa. Il primo diverrà probabilmente una cravatta.
La seconda, che per il cittadino europeo medio risulta meno appetitosa di un invertebrato marino come un gambero o un granchio, ha – al momento – scarse possibilità di valorizzazione.

Insetti a tavola.

L’inclusione degli insetti nell’alimentazione è parte integrante della cultura locale in diverse aree del pianeta, inclusa l’Europa.

Lo studio che stiamo citando fa riferimento all’uso alimentare proprio delle pupe del baco da seta in alcuni paesi quali la Cina, l’India, la Tailandia e la Corea.

Sebbene la produzione serica – di antiche origini asiatiche – in Europa abbia radici medievali, ad essa non è stato tradizionalmente associato il consumo delle crisalidi estratte dai bozzoli.

Insetti e UE.

Nell’anno 2020 l’Unione Europea ha definitivamente autorizzato la vendita per il consumo umano di alcune specie di insetti. La lista delle specie edibili è stata successivamente estesa ed è tuttora in fase di ampliazione.

Il baco da seta protagonista di questo articolo, nelle differenti fasi del suo sviluppo, non è ancora incluso tra le specie commercializzabili.

Le proprietà antiossidanti.

L’alto contenuto di antiossidanti nella carne di alcuni insetti è già stato oggetto di ricerche. Dall’italiana Università di Teramo arriva la notizia che alcuni insetti, tra cui i bachi da seta, hanno proprietà antiossidanti di gran lunga superiori a quelle dell’olio di oliva e delle arance.

Ciò che si prefiggeva lo studio dell’Università di Siviglia era scoprire se anche le pupe della specie conservassero queste qualità.

I test, semplificando.

Il primo passo degli scienziati che hanno preso parte alla ricerca è stato quello di ricavare dalle pupe di Bombyx mori – questo è il nome scientifico del baco da seta – delle farine naturalmente ricche di proteine, separate e catalogate tramite processi di elettroforesi.

L’elettroforesi è un processo che consente la separazione di particelle immerse in un fluido sottoponendole ad un campo elettrico.

Queste farine sono state sottoposte ad una serie di test per stabilirne il livello di PH e successivamente le loro capacità antiossidanti.

Le proteine sono state successivamente scomposte in peptidi, elementi in grado di essere assorbiti dal corpo umano, e avvicinati a cellule epatiche, che ricreano le funzioni del fegato.

Questa cooperazione si è dimostrata vantaggiosa per le cellule, meno soggette alle reazioni negative alle quali vennero sottoposte, tra cui l’ossidazione.

Quindi sì: le cellule delle pupe conservano le proprietà antiossidanti riscontrate nella larva.

Possibili futuri scenari.

Ora rimane da verificare se le benefiche molecole analizzate siano in grado di essere assorbite durante il processo digestivo. In caso affermativo, avremmo guadagnato un nuovo composto idoneo al consumo umano, in grado di fornirci vantaggi nutritivi e bioattivi.

La seta e l’Andalusia.

La seta è arrivata in Andalusia nel primo medioevo: i tessuti di Al-Ándalus, ultimo baluardo occidentale del mondo arabo e musulmano che aveva la Via della Seta come arteria fondamentale, erano di altissima qualità e commercializzati in lungo e in largo per il Mediterraneo.

Dopo la dissoluzione del Califfato di Cordova fu Il Reino de Granada, con i porti della regione, a divenire uno dei grandi centri di produzione e commercio di questo ambito bene di lusso.

Link, fonti e proposte
  • I risultati della ricerca che abbiamo citato sono pubblicati con il titolo Identification of peptides from edible silkworm pupae (Bombyx mori) protein hydrolysates with antioxidant activity sulla rivista Journal of Functional Foods. Questo è il link al testo in inglese.
  • La Fundación Descubre ci illustra più dettagliatamente e con maggior competenza la ricerca sulle pupe dei bachi da seta, facendoci conoscere i ricercatori e gli enti coinvolti (in spagnolo).