Completato il restauro delle Reales Atarazanas di Siviglia: da trascurato cantiere navale medievale a centro culturale urbano.

Reales Atarazanas de Sevilla
Mappa_Siviglia
La cattedrale civile.
L’evento inaugurale della sua nuova era è stata l’eccezionale seduta del consiglio di governo della regione, che ha promosso gli interventi sull’edificio.
Las Reales Atarazanas.
Una breve introduzione su cosa siano queste Reales Atarazanas.
La parola proviene dall’arabo medievale andaluso e significa, grossomodo, arsenale.

Lo stesso termine è finito anche nel nome del più noto mercato del centro di Malaga, che nasceva proprio come cantiere navale.

Siamo nel cuore della città, a un tiro di schioppo dalle porte della cattedrale.

Passato lo stretto arco detto Postigo del Aceite (l’unica porta rimasta delle mura arabe di Siviglia), ci immetteremmo nella via Dos de Mayo, una strada fiancheggiata da un insolito e lunghissimo edificio, nella cui facciata si aprono numerosi archi ribassati a sesto acuto.

Era una antica fabbrica, concretamente una fabbrica di navi che si estendeva verso le rive del fiume Guadalquivir.

Le antiche navate medievali de las Reales Atarazanas ritrovano oggi la luce e si preparano a una nuova vita culturale.

Descritte come una “cattedrale civile”, rappresentano un patrimonio unico della città, da lungo tempo in attesa di un degno restauro e una nuova vocazione.

Dalle galere al commercio con le Indie.
Le Atarazanas furono edificate nel Duecento per volontà di re Alfonso X il Saggio, che volle dotare la Corona di Castiglia di un grande arsenale navale.
Le diciassette navate originali, coperte da volte in mattoni e disposte perpendicolarmente al fiume, erano pensate per permettere la costruzione e il varo delle galere.
Con il tempo il complesso cambiò funzione: nel 1503 divenne la prima sede della Casa de Contratación, istituzione che regolava i traffici con il Nuovo Mondo, poi trasferita nel monumentale complesso del Alcazar, e vi lavorarono figure come Amerigo Vespucci (il navigatore fiorentino che darà il nome a un intero continente e che morirà proprio a Siviglia).
Secoli di trasformazioni.
Tra la fine del Cinquecento e il Settecento, le imponenti navate dell’arsenale vennero destinate a nuove attività, trasformate e persino parzialmente abbattute, per far posto all’Ospedale della Caridad.
Era divenuto sempre più difficile risalire il fiume Guadalquivir fino a Siviglia, e i porti oceanici di Cadice e della foce fluviale di Sanlúcar avevano sottratto questi primati navali alla metropoli hispalense.
Quindi il progressivo abbandono e il degrado.
Nel 1969 il complesso, che a tutti gli effetti fu il cantiere navale medievale più grande di Spagna e tra i maggiori del mondo, venne finalmente riconosciuto come Monumento Nazionale.
Una nuova vita.
Dopo decenni di incertezze, progetti interrotti e polemiche, nel 2021 è stato approvato il piano definitivo di restauro, firmato dall’architetto sivigliano Guillermo Vázquez Consuegra che puntava a trasformare l’allora polveroso complesso in una agorà culturale coperta.
La sfida per tutti gli attori coinvolti è stata conciliare la conservazione delle strutture medievali con nuovi spazi per esposizioni e attività culturali, curate dalla Fundación La Caixa, legata alla nota banca.
Si è intervenuti sul recupero e conservazione di tutto l’edificio, e l’assegnazione a uso culturale dell’enorme e suggestivo piano terra.
Oggi, con oltre settemila metri quadrati donati ai progetti culturali che verranno, le Atarazanas promettono essere un centro vivo e aperto alla cittadinanza.
La loro storia lunga otto secoli, segnata da usi militari, commerciali e civili, torna così a intrecciarsi con il futuro di Siviglia.
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