Zalamea La Real: una cittadina della Cuenca Minera di Huelva che si dice essere stata battezzata dal re Salomone in persona.


La Real.
C’è un centro dell’entroterra della provincia di Huelva, distante dalle gettonate coste atlantiche, che custodisce una sua personale leggenda.
Siamo nella comarca della Cuenca Minera, area ricca di giacimenti minerari di storica e preistorica memoria e attraversata dal rugginoso corso del fiume Rio Tinto.
Il paese, non più di tremila abitanti, si chiama Zalamea la Real.
“La Real” perché, nel corso del Sedicesimo Secolo, il re Filippo II riacquista il pieno controllo di queste terre, a seguito di accordi con la Santa Sede.
Il centro ottenne dal monarca la Carta de Privilegio, divenendo “villa de sí y sobre sí” (ovvero indipendente e autonoma) e passò così a chiamarsi da Zalamea del Arzobispo (dell’arcivescovo) a – appunto – Zalamea La Real.
Salomone.
Appurato il significato di “La Real”, avventuriamoci ora alla scoperta della prima parte del nome del pueblo: “Zalamea”.
La leggenda alla quale facevamo riferimento, che è più una voce o una credenza popolare, allude a tempi antichi, letteralmente biblici.
Era l’epoca del re Salomone, potente e saggio sovrano d’Israele, vissuto un migliaio di anni prima della nostra era.
Figlio di Davide – proprio il Davide che aveva sconfitto il gigante filisteo Golia – si ritiene che Salomone disponesse di immense ricchezze, dovute anche allo sfruttamento delle sue leggendarie miniere, la cui ubicazione è rimasta, per millenni, avvolta nel mistero.
Verso occidente.
Il grande monarca avrebbe fatto costruire una flotta per espandere i suoi commerci e la sua influenza lungo le coste del Mediterraneo.
All’altro capo del Mare Nostrum, poco oltre quelle che saranno le Colonne d’Ercole, ancora prosperava l’antico popolo di Tartesso.
Amministratore di un territorio noto per il suo sottosuolo ricco di risorse e per le sue straripanti miniere, questa civiltà era divenuta abilissima nell’estrazione e nella lavorazione dei metalli.
Salomone, alleato nell’impresa con il re di Tiro, Hiram I, fece rotta proprio in direzione delle terre andaluse, inseguendo il sogno di ricchezze illimitate.
Salomea.
La spedizione di Salomone avrebbe risalito fiumi e attraversato valli e colline fino a un pianoro, nel quale avrebbe – secondo il racconto – stabilito il suo accampamento.
Il re avrebbe quindi dedicato la sua base operativa onubense (ovvero di Huelva, dal nome dell’insediamento fenicio Onoba) alla figlia Salomea, dandole il suo nome.
Quel preciso punto del mondo antico corrisponderebbe all’odierna Plaza de Talero, oggi tranquilla piazzetta acciottolata e circondata da basse case bianchissime.
Nel corso dei millenni, l’insediamento di Salomea sarebbe passato a chiamarsi, civiltà dopo civiltà, lingua dopo lingua, Zalamea.
Il sito della Diputacion Provincial de Huelva ci ricorda addirittura che, sempre secondo la tradizione popolare, la principessa Salomea avrebbe visitato questi luoghi e si sarebbe immersa nella locale Fuente del Fresno.
Oro e argento da Tharsis.
L’impresa di Salomone sembrerebbe essersi rivelata estremamente fruttuosa: i suoi avrebbero trovato le miniere, e stipulato degli accordi con il mitico popolo di Tartesso, al punto che da Tharsis – scrive il Primo Libro dei Re dell’Antico Testamento – ogni tre anni tornavano in patria navi cariche d’oro, argento, avorio e animali esotici.
Non ci è dato sapere se la Tharsis a cui fa riferimento la Bibbia fosse davvero Tartesso o un’altra città leggendaria dei tempi antichi.
Sicuramente la figura di Salomone è presente in diversi nomi di luoghi – antichi o meno – della regione.
El Pozuelo.
Se Salomone avesse davvero raggiunto l’area su cui oggi sorge Zalamea la Real, non l’avrebbe certo trovata deserta.
La zona era popolata da almeno un millennio prima dei tempi del re.
In una frazione della cittadina – El Pozuelo – è visitabile un complesso di dolmen risalenti a circa tremila anni prima della nostra era.
Civilizzazioni e manguara.
Le ricchissime miniere della cosiddetta Fascia Piritica Iberica hanno da sempre, se non Salomone, attirato le più potenti civiltà della Storia: Fenici, Romani, Arabi e, recentemente, investitori inglesi, la cui impronta è ancora leggibile nella Huelva e provincia ottocentesche.
Un aneddoto: agli Inglesi del tempo – che qui abitavano – sarebbe da attribuirsi la parola con cui i zalameños tuttora chiamano la aguardiente (parola che descrive tutti i distillati alcolici: “acqua” che fa ardere la gola).
Oggi chiamata “manguara”, trarrebbe la sua origine dalle parole inglesi “man water”, l’acqua degli uomini.
Un luogo salubre.
Per quanto sia affascinante coinvolgere antichi e mitici personaggi biblici nelle vicende andaluse (ricordiamo di quando raccontavamo di come lo stesso Noè sarebbe sepolto a Lucena, in provincia di Cordova), è decisamente più probabile che il nome Zalamea sia stato una castiglianizzazione del toponimo arabo con cui era chiamata dai fondatori della cittadina medioevale.
Zalamea allora era “Salamun” o “Salameh”, che avrebbe significato, grossomodo, luogo salubre
Non per questo dobbiamo smettere di fantasticare – attendendoci alla tradizione – immaginando navi stracolme di metalli preziosi che lasciavano i porti andalusi, diretti alle corti di grandi sovrani di biblica memoria.
Link, fonti e proposte
- La radio e televisione andalusa Canal Sur ci racconta, con questo programma radiofonico in spagnolo, la presunta relazione tra la cittadina di Zalamea la Real e il re Salomone.
- La testata locale Huelva Buenas Noticias si sofferma, in spagnolo, sulla leggenda dell’esplorazione delle terre onubensi da parte del re Salomone.
- Persino il comune di Zalamea la Real – sulle sue pagine web – mentre riassume la lunga storia della città, accenna all’origine salomonica del suo toponimo.