Le Hazas de Suerte: un sorteggio di terreni che ha le sue origini nel medioevo, sono un elemento fondante dell’identità locale di Vejer e Barbate.


Vejer de la Frontera e Barbate.
C’è un’inconsueta tradizione civica, a cavallo tra l’essere un solenne statuto e una memoria collettiva, che è ancora in vigore in due comuni della provincia di Cadice.
Siamo sulle rive dell’Atlantico, a Barbate e Vejer de la Frontera: due centri che d’estate si animano di villeggianti.
Barbate è famosa – oltre che per le sue spiagge oceaniche – per la pesca e la lavorazione del tonno (la celebre almadraba), Vejer per i suoi scorci pittoreschi.
Da innumerevoli generazioni, sul finire di ogni anno bisestile – quindi ogni quattro anni – avviene un solenne sorteggio: lo chiamano Hazas de Suerte, “i lotti fortunati”.
Medioevo, guerre e promesse.
Nel Tredicesimo secolo – concretamente verso gli anni Ottanta del Duecento – dopo più di mezzo millennio sotto il manto politico e culturale di Al-Ándalus, Vejer venne definitivamente riconquistata dagli eserciti castigliani.
L’area di Barbate, che ai tempi dipendeva dalla cittadina collinare, ne seguì le sorti.
La zona era una terra di frontiera, di grande importanza strategica, stretta tra l’Africa e quello che, per secoli, sarà il Regno musulmano di Granada.
Il rischio che i vinti si riappropriassero dei terreni perduti era reale, quindi si ideò un sistema che incentivasse l’insediamento di nuovi coloni cristiani dalle restanti regioni della penisola.
Quale maniera migliore se non quella di promettere loro delle terre?
I coloni avrebbero goduto di una certa autonomia nella gestione degli appezzamenti assegnati, vigilando inconsciamente su aree generose ma pericolose.
E fu così per secoli.
Accavallamenti.
Passa il tempo e, come in ogni racconto di ingiustizie che si rispetti, entra in campo un signorotto antagonista, pronto a infrangere le promesse e a calpestare i diritti del popolo.
Sebbene sia ormai avviato il Sedicesimo secolo, anche il germe della vicenda risale alle battute finali del Duecento.
Accadde che, come ricompensa per le sue prodezze militari, il re non poté che premiare il valore di Guzmán el Bueno, fondatore di quella che sarà la potente casata di Medina Sidonia.
Tra i vari privilegi concessi, c’era anche il dominio sui terreni già affidati ai coloni, con la clausola che venissero garantite le promesse fatte ai sudditi.
Anche in questo caso: e fu così per secoli.
Juan Relinque.
Passa il tempo e si susseguono i reggenti.
Evidentemente, il nuovo duca aveva differenti priorità, e gli attriti tra le due parti si intensificano fino al manifestarsi dell’eroe del racconto: Juan Relinque.
Esasperato – e siamo negli anni Trenta del Cinquecento – Juan Relinque riuscì ad aizzare gli animi dei suoi calpestati concittadini contro l’ingiusto duca.
Non si armarono, così almeno si ricorda: questo Robin Hood gaditano preferì muoversi per cinquecentesche vie legali.
Gli insorti presentarono un esposto alla Real Chancillería di Granada affinché venissero rispettati i loro diritti e organizzarono delle proteste.
Le manifestazioni aprirono a Relinque e ai suoi seguaci le porte del carcere, ma la lotta giuridica continuò, fino al ripristino – ma ormai erano passati anni dalla morte dell’eroe popolare – dei privilegi sottratti.
Si trattava ora di ufficializzare l’assegnazione dei terreni ai vejeriegos (abitanti di Vejer).
Il sorteggio.
Sono gli anni Sessanta del Sedicesimo secolo.
Si sono ormai susseguite generazioni dai tempi della Reconquista dell’area, e l’assegnazione delle terre comunali assume – grosso modo – le caratteristiche attuali.
Un sorteggio, dicevamo.
Si sarebbe estratto a sorte un dato numero di famiglie della città, alle quali sarebbero stati affidati terreni comunali da coltivare.
Un’attesissima cerimonia solenne con due urne: una più grande in cui sono presenti tutte le unità familiari, e una piccola con l’indicazione di ogni appezzamento da assegnare.
Tutti i nuclei familiari devono, prima o poi, vincere, dovessero volerci generazioni.
Per questo, i premiati rimangono esclusi dai sorteggi successivi.
Anni bisestili.
Inizialmente questo sorteggio si teneva ogni tre anni, successivamente si optò per farlo coincidere con gli anni bisestili, ogni quattro anni (come questo 2024).
Barbate si indipendentizzò da Vejer de la Frontera nel 1938, portando con sé circa un terzo delle Hazas de Suerte totali, conservando lo stesso sistema di assegnazione dei propri lotti.
E’ legittimo, a questo punto, chiedersi se, in caso di vittoria, ogni famiglia dei due comuni – qualsiasi cosa facciano nella vita i suoi membri – debba mettersi a seminare, mietere e mungere per quattro anni.
Quello che si sorteggia oggigiorno, ogni quattro anni, è l’affitto che pagano al municipio i veri agricoltori per la gestione delle hazas.
Alla famiglia che capita una haza grande, toccherà un maggiore premio in denaro.
Non sono cifre enormi: vanno da qualche centinaio di euro fino a qualche migliaio.
Non fortune, ma soldi apprezzatissimi, anche per il loro valore culturale, quale importante segno di identità collettiva che unisce la cittadinanza.
La strada dal BIC verso l’Unesco.
Proprio per il loro profondo legame con la cultura, l’identità e le tradizioni locali, nell’anno 2020 le Hazas de Suerte vennero incluse nella lista dei Bienes de Interés Cultural de la Junta de Andalucía, come patrimonio di interesse etnologico.
I due comuni puntano più in alto, ovvero all’inclusione dei loro storici sorteggi nell’elenco del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.
Le Hazas de Suerte sono una tradizione storica, culturale e giuridica unica di questo fazzoletto d’Andalusia, che perdura da oltre sette secoli.
Rappresentano un bene comune, condiviso in modo unico, e riflettono uno spirito di convivenza democratica, per la quale i cittadini lottarono, e seppero far sopravvivere a diverse epoche e avversità storiche.
Link, fonti e proposte
- Questo video della televisione nazionale RTVE ci racconta (in spagnolo) de las Hazas de Suerte e delle vicende di Juan Relinque.
- Il comune di Vejer condivide, sulle pagine del suo sito, questo documento del 2015 che ci porta tra le stradine del suo centro, spiegandoci le ragioni del desiderio di candidare le Hazas de Suerte alla lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco.
- Anche Onda Cero ci parla (in spagnolo) de las Hazas de Suerte.
- La vigilia del sorteggio de las Hazas de Suerte del 2024, come riportato da El Diario de Cádiz.