La storia di Torrefranca e Torremilano: due cittadine confinanti e separate, per quasi tre secoli, da un muro.

Dos Torres_Muro
Mappa_Dos Torres
Due villaggi.

La storia di oggi ci riporta con la memoria agli anni grigi della Guerra Fredda e del Muro di Berlino.

Non siamo però nella Germania divisa del Dopoguerra, ma nel vasto pianoro al nord della provincia di Cordova.

La comarca è quella de Los Pedroches (di cui avevamo scritto, raccontando delle Olimpiadi rurali di Añora), terra di prosciutti famosi, ai confini settentrionali d’Andalusia.

Qui, nel Quattrocento, esistevano due villaggi vicini.

Torrefranca.

Il più piccolo ma bellicoso era Torrefranca, in mano a un signorotto feudale a capo dei territori di Santa Eufemia.

La cittadina di Santa Eufemia si trova un po’ più a nord, ed è la patria dei calabreses (come si definiscono gli abitanti locali): una leggenda locale legata alla Reconquista vorrebbe che un manipolo di soldati italiani provenienti dal Sud Italia avrebbe strappato il centro ai signori di Al-Ándalus al grido di “Santa Eufemia!”, patrona delle loro terre lontane, e da quell’evento sarebbe derivato il nome dei cittadini.

Torrefranca, originariamente “Barrio Mejías” fu rinominata così – secondo quanto scrive il Comune sulle sue pagine – a causa di una serie di tentativi, quali l’istituzione di un mercato franco e vantaggiose condizioni tributarie, per attirare commerci e abitanti vicini.

Torremilano.

L’altro nucleo era quello di Torremilano (nulla a che vedere, in questo caso, con il capoluogo lombardo).

Torremilano era una città realenga, ovvero sotto il governo diretto della corona.

Ci fu una pausa in questa amministrazione reale, tra il 1660 e il 1747, quando l’insediamento fu ceduto da re Filippo IV ai marchesi del Carpio, che saranno coprotagonisti degli eventi che concluderanno questa storia.

Torremilano faceva parte de Las Siete Villas de Los Pedroches: un gruppo di sette centri realengos, legati alla città di Cordova.

Il muro.

Il signorotto di Santa Eufemia dei tempi era un vicino scomodo e bellicoso, poco rispettoso dei confini tra la sua Torrefranca e Torremilano.

Le continue aggressioni costrinsero gli esasperati cittadini – vittime delle sue scorribande – a innalzare un muro divisorio tra i due paesi.

Era il 1479.

L’unico varco era costituito da un piccolo arco – chiamato “el Portillo”– situato alle spalle della chiesa.

Questa anomalia urbanistica, frontiera tra due forme di governo territoriale, rimase in piedi per ben 263 anni, mentre intorno ai due nuclei divisi cresceva la Spagna moderna.

Accordi.

Ci furono vari tentativi di unione, che riuscirono a concretizzarsi solo nell’anno 1739.

Era il quattro di Ottobre e, proprio di fronte a El Portillo, si radunarono i due sindaci e i nobili governatori delle due parti (ricordiamo che Torremilano, in quella fase, era passata ai marchesi del Carpio) per decretare la caduta del muro.

Ufficialmente le ragioni della storica demolizione erano puramente viabilistiche: il piccolo arco non era sufficientemente ampio per garantire il passaggio di merci e persone.

Per favorire una tale rivoluzione urbanistica, le due parti si impegnavano a cedere terreni e a demolire e ricostruire interi edifici.

I confini amministrativi rimanevano, e sarebbero stati segnalati con due pietre decorate con delle croci.

Finiva così l’era dei due villaggi confinanti, separati dalla storia.

Dos Torres.

In pochi ricordano i nomi di Torrefranca e Torremilano: oggi non esistono più.

Nell’anno 1842 i due minuscoli centri vennero fusi in unico comune, dall’evocativo nome di Dos Torres, Due Torri.

Dos Torres è un posto suggestivo, il cui raccolto centro storico è incluso nella lista dei Beni di Interesse Culturale della regione.

La piazza, Plaza de La Villa o – più comunemente – Plaza Mayor, dominata dalla chiesa de la Asunción, unisce atmosfere andaluse e castigliane, con le sue candide case e i portici di pietra delle storiche carceri.

Separatore

Del suo muro, barriera di tempi passati, non rimane traccia.

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