Le inquinate acque reflue delle lavanderie industriali al centro di una ricerca sivigliana e danese.

Lavanderie Industriali Siviglia
Mappa_Siviglia - Almeria
Acque contaminate.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Siviglia, in collaborazione con l’Università Tecnica di Danimarca, ha sviluppato un innovativo sistema di depurazione per le acque reflue delle lavanderie industriali.

Questa tecnologia combina due elementi chiave: una membrana ceramica che filtra le particelle più grandi e un reattore fotocatalitico che sfrutta la luce per decomporre i contaminanti organici più piccoli, ovvero le tristemente note e inquinanti nanoplastiche.

Il sistema non solo purifica l’acqua, ma virtualmente permetterebbe anche il suo riutilizzo nei cicli di lavaggio successivi, riducendo così sia i consumi che l’impatto ambientale.

Membrane e luce.

Semplificando (tra i link troviamo la descrizione dettagliata dello studio, come divulgata dai ricercatori), il processo di depurazione avviene in due fasi.

Prima, l’acqua reflua passa attraverso una membrana ceramica studiata per resistere al calore e alla corrosione, capace di trattenere le microplastiche e altri tipi di particelle solide.

Successivamente, un reattore fotocatalitico entra in azione: utilizzando la luce, questo dispositivo scompone i contaminanti organici più piccoli che la membrana non è riuscita a filtrare, eliminandoli quasi completamente.

Luce, dicevamo: risorsa ubiqua nell’assolata Andalusia, ma scarsa, almeno durante alcuni mesi dell’anno, in Danimarca.

Per i loro esperimenti, i ricercatori hanno quindi utilizzato luci LED a basso consumo per garantire l’efficacia del processo anche in condizioni d’insufficiente illuminazione solare.

I risultati sono stati molto promettenti: il sistema ha rimosso il 96% delle microplastiche e oltre il 98% dei solidi sospesi, ottenendo un’acqua decisamente più pulita.

Il test.

Dopo i test in laboratorio, il sistema è stato sperimentato sul campo in una lavanderia ospedaliera di Copenaghen.

Per potenziare l’effetto della filtrazione, i ricercatori hanno trattato la membrana con una speciale soluzione che, una volta riscaldata in forno, ha formato una superficie solida capace di eliminare ulteriori contaminanti organici.

Questa combinazione di tecnologie ha permesso di degradare non solo le microplastiche, ma anche residui di farmaci e altre sostanze inquinanti.

Il sistema si è dimostrato vantaggioso anche da un punto di vista economico: rispetto ai metodi tradizionali di filtrazione e pulizia chimica, il sistema sivigliano-danese consuma meno energia e limita l’utilizzo di prodotti chimici per la manutenzione delle attrezzature.

Inoltre, l’acqua trattata risulta più economica rispetto all’approvvigionamento di acqua dolce, favorendone l’impiego diretto all’interno dell’impianto di lavaggio.

I prossimi passi.

Ora i ricercatori stanno lavorando ad un ulteriore perfezionamento del sistema, collaborando con la Plataforma Solar de Almería – che è il più grande centro di ricerca, sviluppo e sperimentazione d’Europa dedicato alle tecnologie solari a concentrazione – per sviluppare membrane stampate in 3D con una geometria ottimizzata per catturare meglio la luce e migliorare l’efficienza del processo su scala industriale.

Questo innovativo sistema potrebbe rivoluzionare la gestione delle acque reflue nelle lavanderie industriali, offrendo una soluzione efficace, sostenibile ed economicamente vantaggiosa per il trattamento e il riutilizzo di acque contaminate.

Link, fonti e proposte