Storie di contrabbando nella Spagna franchista e le loro protagoniste: las recoveras di Casares.

Las Recoveras de Casares
Mappa_Las Recoveras_Casares-La Linea
Dimenticanze.

Ci sono mestieri dimenticati, il cui ricordo sbiadisce con il cambiare dei tempi, delle consuetudini e dei bisogni di una comunità. Dimenticate forse, ma non scompaiono: si spostano, mutano, cambiano di luogo, di volto e di generazione.

Una di queste è quella del contrabbandiere. Vivere in un continente senza frontiere – o quasi – aiuta a dimenticare. Oggi parleremo di loro, di generazioni di donne che hanno sfamato le loro famiglie nascondendosi dalle leggi dello Stato.

Confini.

La Spagna confina a Ovest con il Portogallo e a Est con la Francia, punto. Tutto il resto è mare o oceano. Ci sono due puntini ed un continente che sfuggono all’enunciato: il microstato di Andorra, appollaiato sui Pirenei, e una roccia – una montagna e poco più – ai cui piedi è sorto un paese: Gibilterra.

Per onor di cronaca citiamo anche tutta l’Africa, che inizia alla periferia delle due città indipendenti di Ceuta e Melilla, sull’altro lato del Mediterraneo.

Tornando all’Andalusia, è bene ricordare che la nostra bella regione confina con il Regno Unito. Due frammenti di Paesi ricchi, liberi e democratici, fino ad una manciata di anni orsono fa entrambi membri dell’Unione Europea.

Non molto tempo fa le cose erano molto diverse.

Casares.

Casares è un pueblo blanco che, dal suo colle, domina un paesaggio mozzafiato fatto di colline verdi che declinano fino al mare. Sul cucuzzolo della sua altura un ciuffo di alberi, una chiesa, i resti di un castello e sotto il solito intrico di stradine in salita e candide case.

Un luogo incantevole.

Un’altra Spagna.

Per comprendere meglio la storia che stiamo per raccontare dobbiamo tornare ad un’altra Spagna, una Spagna povera e governata da un regime autocratico, nata da una guerra civile che aveva dilaniato antichi tessuti sociali, distrutto famiglie, diviso la popolazione.

I morti in combattimento sui due fronti, i tanti feriti e il lungo carcere di molti, aveva lasciato tante donne a dover sfamare interi nuclei familiari, con un’infinità di bambini, genitori e suoceri a carico.

Un’altra Andalusia.

Ripensiamo ora al nostro ridente paesino bianco isolato sulla cima della sua montagnola: rivediamo il duro lavoro nei campi, la fame, la miseria, la dipendenza dalla benevolenza delle nuvole e dei raccolti. L’Andalusia di cui stiamo per parlare è questa: quella intrappolata tra la fine degli anni Trenta e la metà degli anni Cinquanta, quando il regime cominciò infine ad ammorbidirsi, per poi dissolversi ben venti anni dopo.

Il contrabbando è riletto oggi alla luce di queste vite al limite della fame e della miseria.

Decine di donne ed uomini dei pueblos dell’interno delle provincie di Malaga e Cadice si armavano di forza e coraggio per procacciarsi beni introvabili in quel mondo antico.

La missione de las recoveras.

Queste donne, oggi ricordate come recoveras, molte delle quali vedove o separate (desprotegidas), tra i trenta e i quarantacinque anni (per essere in grado di compiere l’impresa che descriveremo a breve) e con un livello di alfabetismo quasi nullo, agivano così:

  • recuperavano dai contadini del pueblo i prodotti del campo che riuscivano ad acquistare o scambiare: insaccati, uova, olio, verdure, olive, cacciagione;
  • si mettevano in viaggio: a piedi, vestite di nero per dare meno nell’occhio e con scarpe che duravano il tempo di un viaggio, lasciavano il paese in direzione della frontiera con Gibilterra. La meta: la cittadina spagnola de La Línea de la Concepción. Era un cammino di circa cinquanta chilometri. Cinquanta chilometri a piedi, cariche di prodotti dei campi;
  • arrivate alla Línea, sul lato spagnolo della frontiera, vendevano la mercanzia accumulata e trasportata fin lì;
  • con il ricavato attraversavano il confine, e compravano prodotti introvabili tra le loro montagne, come caffè, zucchero, tabacco, stoffe, medicinali, cacao; nascondevano quanto riuscivano tra i vestiti e ripartivano, sperando di non essere sorprese;
  • camminavano nuovamente per cinquanta chilometri, tra colline e montagne, con il terrore di venire scoperte dalla Guardia Civile (la Guardia Civil, che esiste ancora nella nostra Spagna democratica e benestante, ma a quei tempi era – e non poteva essere diversamente – il braccio del regime). Importare materiale senza passare dai meccanismi della burocrazia e delle tasse era severamente punito;
  • arrivate al pueblo rivendevano – o barattavano – nelle proprie case, ai vicini, i prodotti britannici contrabbandati.
Famiglie.

Anche alcuni uomini si dedicavano al contrabbando. Ragazzi disoccupati o ex militari, giornalieri o persone indesiderate dalla società franchista. Venivano chiamati estraperlistas, termine che descrive chi si dedica al commercio di beni senza pagare le tasse.

In pueblos come Casares recoveras e estraperlistas sono figure ormai scomparse, ma vive nel ricordo delle famiglie: erano le nonne e i nonni di molti, una parte naturale del tessuto del paese.

Italia-Svizzera.

Rimanendo in Italia, cambiando di frontiera: storie affini si raccontano dei contrabbandieri che – soprattutto nell’immediato secondo Dopoguerra – foravano il confine invisibile che correva per i boschi tra Lombardia e Canton Ticino.

Il blu del Lago di Como e le sue montagne verdi erano maestose scenografie di vite difficili, di fughe, di nascondigli, inseguimenti e morte nell’immediato Dopoguerra. Altre frontiere, racconti simili.

Recovera vs Matutera.

Per essere fiscali, il termine recovera non descrive alla perfezione le nostre “instancabili” camminatrici (si stancavano, eccome). Secondo il dizionario della Real Academia Española una recovera è una donna che si dedica alla “recova,  ovvero l’acquisto in un determinato luogo di pollame, uova e simile per poterlo rivendere altrove. Non cita tasse, scontrini, POS e codici fiscali.

Forse sarebbe più azzeccato parlare di matuteras, ovvero di donne dedite al matute. Il “matute“, sempre secondo la nostra autorevole RAE, è l’introduzione di beni in un mercato senza pagarne le relative tasse.

Esiste perfino un’espressione spagnola – “A matute” – che si usa per dire “clandestinamente” e “di nascosto”.

La Línea.

Abbiamo accennato alla bella Casares, punto di partenza del cammino delle nostre recoveras del passato.

Concentriamoci ora sulla loro meta: la cittadina spagnola de La Línea de la Concepción.

Il territorio inglese di Gibilterra è una minuscola penisola attaccata alla grande Iberia. Ciò che unisce e separa i due mondi è una linea, una sorta di spigolosa virgola lunga poco più di un chilometro. All’inizio del Settecento gli inglesi si impadroniscono di questa montagna che sorge dal mare (el Peñón) e gli spagnoli decidono di circondarli di mura.

Le mura non durarono molto: circa un secolo dopo i cattivi non saranno più gli inglesi – diventati alleati – ma i francesi (i tempi di Goya, dell’invasione del Paese, della Cadice sotto assedio che si inventa “La Pepa”: la prima costituzione) ed il fronte murato viene smantellato per non finire nella mani sbagliate.

Intanto, dietro a quella linea si era raggrumata una cittadina, che ancora oggi è la frontiera terrestre tra Spagna e Regno Unito. Tutto Unione Europea fino al risultato di un certo referendum del 2016.

La fine di quel contrabbando.

I tempi cambiano, la Spagna si apre al mondo. Negli anni Cinquanta il regime entra a far parte delle Nazioni Unite, agli americani è concesso l’uso della base militare di Rota, in provincia di Cadice. Arrivano le auto e i furgoncini, che sostituiscono i lunghi viaggi a piedi.

Inoltre viene sigillato il confine di Gibilterra. E’ il 1969, e nessuno può oltrepassare liberamente la linea di frontiera.

Infine il livello di benessere in Spagna inizia il suo decollo che porterà il Paese a divenire la Spagna che conosciamo. Il contrabbando in Andalusia non è terminato: è mutato. Ha a che vedere con le coste, lo Stretto, barche, traghetti ed aeroporti. Di certo non ha come obiettivo il traffico illecito di cacao e zucchero, beni che, anche sulla montagna su cui sorge Casares, si trovano in qualunque supermercato.

Ecco quindi le nostre recoveras o matuteras andare in pensione, e dopo una vita da malviventi, divenire bisnonne qualunque. Dalla loro parte c’è il pensiero di aver sfidato uno Stato severo e autoritario, che oggi – come la loro vita di allora – non esiste più.

Link, fonti e proposte
  • La localissima Radio Casares ha diffuso questo video che dà voce ai parenti delle recoveras, in occasione della pubblicazione di un fumetto che descrive le vite di quelle donne infaticabili.
  • Questo lungo ed interessante articolo racconta tutta la storia del contrabbando ed i suoi protagonisti a Casares (in spagnolo).
  • Per celebrare la missione di queste donne, l’ Ayuntamiento de Casares ha organizzato una camminata – con partenza all’alba – che ripercorre i loro passi: La Ruta de Las Recoveras. La distanza da percorrere non cambia (quasi cinquanta chilometri), né luogo di partenza e di arrivo, ma il percorso è stato frazionato in tre trami. Li descrive il sito del Comune.
  • Alle recoveras –non alle matuteras – è stata dedicata una statua nel comune sivigliano de El Viso Del Alcor (una trentina di chilometri dal capoluogo). La statua omaggia il duro servizio di queste donne che, partendo dai pueblos agricoli, portavano a Siviglia i prodotti dei campi.