Abitate da tempi immemorabili, le basse colline tra El Puerto de Santa María e Jerez de la Frontera celano immense cave sotterranee di pietra arenaria.


Esistono luoghi nella nostra Andalusia forse meno conosciuti, ma che hanno giocato un ruolo importante nella sua genesi.
Tra questi ci sono sicuramente cave e miniere, fonte di ricchezza, commercio e prestigio fin dalla preistoria.

Cattedrali ipogee.
Più o meno a metà strada tra El Puerto de Santa María e Jerez, nel bel mezzo di una pianura che un tempo era oceano, si alzano dei bassi rilievi: la Sierra de San Cristóbal.
Abitati da tempi immemorabili – basti pensare al giacimento archeologico fenicio di Doña Blanca ed alla omonima torre che fanno capolino dalla loro flebile orografia – queste colline nascondono un segreto che ha dato corpo e colore ad importanti edifici e città andaluse: le cave di pietra arenaria.
Sono cave sotterranee: la mano paziente dell’uomo ha scavato ed estratto dal sottosuolo, blocco a blocco, le pietre che sono diventate palazzi e cattedrali. Il tutto con scalpelli, seghe ed acqua, lasciando delle colonne di materiale affinché queste potessero sostenere le volte di questi vuoti ipogei, ed aperture zenitali per permettere a luce ed aria di raggiungere le ombre nelle quali i minatori lavoravano al riparo dal sole.
Ecco quindi las cuevas canteras de San Cristóbal. In uso dai tempi del Rinascimento, con i secoli sono andate crescendo: quanto più fiorivano nobili palazzi e chiese di calda pietra arenaria nelle città, tanto più questi ambienti si ampliavano e divenivano complessi.
Oggi ci troviamo di fronte a, per dirla con El País, “immensi paesaggi sotterranei”, cattedrali ipogee con le loro navate, aperture e colonne, alte fino a 20 metri.
Per fare esempi lampanti, il materiale cavato da questi vuoti è andato a formare la nostra cattedrale di Siviglia e quella di Cadice. Una montagna cava sotterranea che ha alimentato meraviglie di pietra sotto la luce del sole, ai tempi di quando Siviglia e Cadice erano le ricche e fiere capitali del mare e delle terre che questo univa.
Una visita regale.
Persino un re, Alfonso XIII, in visita alle cave nel 1930, sembra esserne rimasto affascinato, e si augurò che potessero essere protette, valorizzate ed inserite nei circuiti turistici. Alfonso XIII era il re che sostenne l’idea alla base dei Parador spagnoli, sorta di hotel gestiti dallo Stato spagnolo all’interno di edifici di importanza storica. Con l’avvento della Seconda Repubblica ed il suo esilio in Italia, le sue preoccupazioni divennero ovviamente altre, ed il suo progetto venne completamente dimenticato.
I vuoti dopo le cave: storia di un pericoloso abbandono.
Cave sfruttate, abbandonate, persino abitate, fino agli anni Ottanta. Usare come rifugio e nascondiglio. Imbrattate, riempite di rifiuti. Ma essenzialmente dimenticate fino a qualche anno fa. Un incendio, alimentato dai rifiuti accumulati nelle loro cavità, riportò le nostre cave sui giornali.
Alcune di esse furono e sono di proprietà dell’esercito che, dopo l’esplosiva tragedia di Cadice del 1947, decise di trasferire qui parte delle sue munizioni.
In tutto le cuevas sono una trentina, alcune con nomi suggestivi (come “de la Luz Divina”, “de la Mujer”, “del Gigante” ) e decorate con iscrizioni storiche.
Data la pericolosità di questi ambienti e dell’area che li ospita, solo una manciata di esse è visitabile, e solo dopo aver ottenuto permessi e guide esperte. Prometto che qui sotto troverete i link a foto e video, per toglierci ogni curiosità senza rischiare rovinose cadute nel ventre della Terra.
D’ora in poi, passeggiando lungo l’Avenida de la Constitución, mentre ammiriamo la sagoma dorata della montagna di pietra della cattedrale gotica di Siviglia, potremmo ricordarci che, a due passi dall’oceano, nascoste dal sole cocente e dalla vista dell’uomo, esistono antiche ferite sotterranee, anch’esse dotate di una loro antica storia.
Vuoti scavati per innalzare guglie e timpani in città potenti e raccontare le fortune di ricche famiglie, quando l’Andalusia era il portale del mondo.
Link, fonti e proposte
- Questo bell’articolo de El País ci racconta la storia e lo stato di conservazione delle cave di San Cristóbal, oltre che i progetti passati e presenti per il loro futuro. Include inoltre la celebre foto della gita del re Alfonso XIII alla quale facevamo riferimento poco fa, ed un video interessante che ci guida attraverso questo mondo a cavallo tra il cielo e la terra (in spagnolo).
- Ecco una dettagliata descrizione, con storia e foto, de las Cuevas de San Cristóbal (in spagnolo).
- Per chi volesse sapere qualcosa di più della tragedia di Cadice – la catastrofica esplosione dell’arsenale che, nel 1947, devastò edifici e la vita delle famiglie poco fuori dal centro storico della città – ecco un approfondito articolo de El País.