Un recente studio mette in relazione – con l’aiuto dei pollini fossili dell’artemisia e di altre erbe xerofite – siccità e carestia con la dissoluzione del regno dei Visigoti.


711.
Un recente studio dell’Università di Granada e del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (l’istituto di ricerca statale di cui conosciamo benissimo la sede centrale: era l’edificio madrileño che pretendeva essere la Zecca di Stato spagnola in una celebre e recente serie televisiva) ha fatto luce su un momento storico cruciale della storia d’Andalusia e d’Europa.
I fatti cominciano nell’anno 711, quando arabi e berberi iniziano il processo – che si rivelerà fulmineo – della Conquista della penisola iberica.
Fino ad allora sotto il regno dei Visigoti, quella che oggi è la Spagna si unirà in poco tempo al vasto califfato omayyade che si estendeva dai confini dell’odierna India all’oceano Atlantico.
La fine di un regno.
Le ragioni della dissoluzione del mondo visigoto sono state dibattute per secoli.
Influirono sicuramente le tensioni politiche interne che vedevano fronteggiarsi la fazione del re in carica, Don Rodrigo, e quella dei suoi nobili detrattori.
In un simile contesto il Paese non poteva far fronte all’invasione di un esercito di superiore forza e motivazione.
La ricerca sui pollini.
Il recente studio aiuta però a ricostruire in maniera più dettagliata le possibili ragioni della repentina sconfitta visigota.
Gli scienziati hanno esaminato i resti del polline dell’epoca, che rivelano un evidente stato di carestia e siccità a cavallo della fine del settimo e l’inizio dell’ottavo secolo della nostra era.
I ricercatori dell’università granadina hanno analizzato la composizione dei pollini fossili raccolti negli archivi storici alla ricerca di quelli di un gruppo particolare di piante: le erbe xerofite.
Artemisia e le xerofite.
Le piante xerofite sono vegetali capaci di prosperare in ambienti aridi e desertici.
Tra queste si è andati alla ricerca dei resti delle piante del genere artemisia, un gruppo di piante la cui grande diffusione spontanea è indicatrice di stagioni asciutte.
Ne esistono differenti specie, diffuse anche in Italia. Una delle tante varietà di artemisia è celebre per essere l’ingrediente stella di un distillato chiamato assenzio, che nulla ha a che vedere con l’ottavo secolo, gli Omayyadi o i Visigoti.
Si è stabilito che la massima presenza di pollini di artemisia e altre erbe xerofite nella penisola iberica e Marocco corrisponde ai trent’anni tra il 695 e il 725 della nostra epoca; questo periodo sarebbe tra i più aridi degli ultimi cinquemila anni.
Siccità.
I dati sulla composizione dei resti di polline sono stati incrociati con le testimonianze scritte dell’epoca e con le informazioni ottenute dai reperti archeologici, per eliminare la possibilità che la diffusione di queste audaci piante fosse dovuta a fattori antropici, come la deforestazione a scopo agricolo o la pastorizia.
Anche le fonti scritte, che spaziano dalle testimonianze di scrittori gallo-romani, bizantini, visigoti e arabi, confermano lo stato di estrema siccità nei tempi della parabola discendente del regno visigoto.
Dai documenti riemergono leggi sull’utilizzo di scarse risorse idriche, fame, cronache di agitazioni sociali e politiche, pandemie e carestia.
Instabilità visigota.
Il ricco e potente regno visigoto, all’arrivo dei soldati omayyadi, stava certamente attraversando un periodo di instabilità politica.
Tristemente resi famosi dalla storia per il cosiddetto e controverso “morbus gothorum”, i Visigoti avrebbero metaforicamente sofferto di un male che generava ciclici sconvolgimenti sociali. La successione dei re visigoti non era una passeggiata, e circa un terzo di chi riusciva a sedersi sul medievale trono iberico finiva con l’essere assassinato.
Congiure e assassini erano prologo e epilogo di feroci guerre civili.
La battaglia del fiume Guadalete.
Un fronte politico e militare indebolito, le tragiche conseguenze dell’esito della Batalla de Guadalete (la battaglia del fiume Guadalete, combattuta nell’area della Baia di Cadice), la sconfitta e la morte dell’ultimo re visigoto per mano straniera, la fuga a Roma di Sinderedo, arcivescovo di Toledo e massima carica religiosa del cristianesimo iberico, sono i fatti documentati che posero fine alla storia del potente e ricco popolo germanico e che diedero i natali all’epopea del grande Al-Ándalus.
Al tragico elenco si aggiunge ora la certezza di un lungo periodo di siccità, scarsi raccolti e la fame della popolazione, probabilmente alla base di epidemie e tensioni sociali sicuramente responsabili dell’indebolimento del fronte visigoto.
Ce lo raccontano una robustissima pianta e un gruppo di ricercatori dell’università di Granada, prestigioso centro di studi ironicamente operante nell’ultima capitale di Al-Ándalus a cadere, quasi ottocento anni dopo la fine del regno visigoto, sotto la spinta della Reconquista.
Link, fonti e proposte
- I risultati della ricerca sui pollini, gli enti e ricercatori coinvolti come pubblicati dalla rivista scientifica Nature (in inglese).
- La pagina web dell’Università di Granada descrive lo studio che mette in relazione i fatti storici della penisola iberica con la diffusione dell’artemisia e delle piante xerofite.
- Recenti ipotesi smentirebbero che la Batalla de Guadalete si combattè davvero sul fiume Guadalete. Questo articolo de La Razón (in spagnolo) racconta come si è arrivati a questa conclusione e riassume la battaglia che cambiò le sorti della penisola iberica.
- Anche questo video di Canal Sur ci racconta come mai la battaglia di Guadalete non si sia combattuta sul fiume Guadalete, ma nei dintorni di Barbate.
- La biografia di Rodrigo, ultimo re visigoto, dalle pagine della Real Academia de la Historia.