Nella piazza di San Sebastián di Antequera, l’Arco del Nazareno custodisce la memoria di un amore proibito e letterario tra un nobile e una giovane novizia, tra passione, rimorso e redenzione.


Gli amori impossibili di Antequera.
Nel cuore di Antequera, in piena plaza de San Sebastián (che ricordiamo arrogarsi il titolo di centro geografico dell’Andalusia), si erge l’Arco del Nazareno, un monumento che unisce mito, fede e architettura.
Siamo già passati da Antequera per raccontare una delle sue più celebri leggende: la presunta tragedia che darebbe il nome alla Peña de los Enamorados, ovvero la smisurata e suggestiva silhouette di pietra che fa capolino dalle vallate circostanti.
Anche questa volta ci addentreremo nelle storie di una città antichissima e ci troveremo alla prese con un amore d’altri tempi e impossibile.
L’hidalgo impetuoso.
L’origine dell’arco risale al Seicento e sarebbe legata a un fatto a cavallo tra la cronaca e la letteratura: la passione irrefrenabile di un hidalgo.
Gli hidalgos erano nobili spagnoli di rango inferiore, spesso poveri ma fieri del proprio onore e lignaggio, come lo era il celebre Don Chisciotte di Cervantes.
Nel nostro caso si trattava di tale don Luis de Zayas – sposatissimo con una donna ricca e potente – che aveva perso la testa per una giovane novizia del convento de la Encarnación.
L’Arco del Nazareno è la memoria eterna, tramutata in architettura, di un amore proibito, di una colpa redenta e di una promessa mantenuta.
Andiamo con ordine.
Il cavaliere decaduto e la quasi monaca.
Il nostro Don Luis, noto per il suo carattere avventuroso e la vita sregolata, rimase folgorato dalla bellezza di una giovane e devota novizia antequerana, che stava per prendere i voti e divenire per sempre monaca.
La ragazza era di una bellezza celestiale: i suoi occhi erano stelle luccicanti, le sue guance due rose rosse, la sua pelle era bianca come un giglio e la sua bocca ricordava un garofano bagnato dalla rugiada.
Tra i due nacque un’intesa, condannata dal destino e dai rispettivi vincoli.
Accecato dal desiderio, l’hidalgo tentò di rapirla in una notte di tempesta (in questi casi è sempre una notte tempestosa), infilandosi nei bui corridoi del convento, proprio come ci si aspetterebbe da un focoso nobilotto spagnolo del diciassettesimo secolo.
Alla fine Luis riuscì a scovare la fanciulla addormentata.
I due iniziarono una silenziosa fuga.
Ma ecco che, passando dinanzi a un’immagine della Madonna, la giovane fu colta da uno straziante rimorso e cadde, come folgorata e in lacrime, in ginocchio.
Testimone della scena, il cavaliere comprese l’irrecuperabile gravità del loro gesto e fuggì atterrito.
La fuga.
La fuga del turbato hidalgo terminò alle porte della Calle Nueva, esattamente nel punto in cui oggigiorno sorge un arco.
Qui, l’impetuoso cavaliere cadde svenuto.
All’alba Don Luis venne ridestato dai passanti di una città che si stava risvegliando.
Pieno di rimorso, confessò i suoi clandestini intrighi amorosi alla paziente moglie, aggiungendo che, durante il suo inquieto e febbrile sonno, gli sarebbe apparso nientemeno che Gesù, che trasportava il peso della croce.
Per l’hidalgo di Antequera era tutto chiaro: per espiare le sue colpe avrebbe fatto costruire un arco che avrebbe ospitato l’immagine di Gesù Nazareno, illuminata da sei lampade.
Da lì in poi – si racconta – l’uomo divenne modello di pietà e carità.
L’opera venne realmente eretta nel 1671 e tuttora fa da fondale architettonico alla bella piazza di San Sebastián.
La giovane novizia invece, quella memorabile notte di tempesta, fu soccorsa dalle consorelle, fece una pubblica e umile confessione delle sue colpe, e continuò infine la vita nel monastero.
Poesia e architettura.
La leggenda popolare dei due irrequieti personaggi, e dell’arco prodotto dalla loro avventura, venne raccolta e tramandata – un paio di secoli più tardi – dalla poetessa granadina Victorina Sáenz de Tejada nel suo poema El Nazareno de la Calle Nueva.
L’iconico arco antequerano non ha sempre vissuto giorni sereni: negli anni Cinquanta le sue condizioni erano tali da far temere il suo crollo.
Nei primi anni Sessanta venne quindi demolito e ricostruito per poter resistere alle sfide del tempo.
Recentemente l’Arco del Nazareno ha subito un accurato restauro che gli ha restituito il colore che sfoggiava alla fine del Seicento, riportando alla luce i mattoni dorati delle sue superfici e decori architettonici, fino a quel momento ricoperti di candida calce.
Nonostante i due interventi, e i quattro secoli dalla presunta promessa di don Luis de Zayas, le sei lampade sono ancora al loro posto, per ricordare agli antequeranos la promessa e la redenzione che diedero vita alla loro leggenda.
Link, fonti e proposte
- La leggenda di Don Luis e dell’Arco del Nazareno è accennata (in spagnolo) sul portale turistico della città di Antequera.
- Il quotidiano locale El Sol de Antequera racconta la leggenda dell’amore proibito dell’hidalgo e della novizia, che avrebbe portato alla costruzione dell’Arco del Nazareno.
- Trovate a questo link i versi (in spagnolo) di Victorina Sáenz de Tejada che tramanda la vicenda di don Luis de Zayas, della novizia e dell’Arco del Nazareno (pagina 157): El Nazareno de la Calle Nueva.

