I sedimenti che intrappolano il teatro romano di Guadix raccontano la storia del clima in Europa.


Dal parcheggio alla scoperta.
La novità del mese è vecchia di almeno duemila anni.
Siamo a Guadix, coraggiosa cittadina della provincia di Granada, fiera della sua imponente cattedrale, della sua ricca campagna e del suo quartiere di casas cuevas (case-caverne: abitazioni scavate nella tenera roccia).
Eravamo già passati da Guadix per raccontare delle inusuali decorazioni di una sua chiesa.
Ai piedi della collina della cattedrale c’erano dei terreni, adibiti ad orti per secoli, intorno ai quali si era andata addensando la città moderna.
Nel 2007 si comincia a scavare: l’obiettivo è la costruzione di un parcheggio.
Come spesso succede in Andalusia, quando si scava si trova qualcosa , ma nessuno si aspettava che questa volta sarebbe venuto alla luce qualcosa di davvero grosso.
Dimenticato dal passare dei secoli riemerge niente meno che un intero teatro romano.
L’area, che a scavi ultimati risulterà essere di 6000 metri quadrati, era rimasta sotto terra per tutta l’era moderna.
Insieme a pietre, colonne e reperti si analizza anche il terreno che aveva fagocitato l’opera, ed è proprio del terreno che tratta la notizia.
Sedimenti.
Lo studio dei sedimenti del teatro e dei reperti in esso contenuti racconta la storia degli eventi climatici che hanno portato alla costruzione, declino, rinascita e oblio dell’opera.
Ne emerge che il riempimento dei terreni del teatro non solo non sia stato graduale, ma sia stato il frutto di almeno due inondazioni, coincidenti con i due periodi caldi e umidi della storia del continente, una per millennio.
Questo descrivono i ricercatori nell’articolo “One catastrophic flood every millennium: Synchronicity of extreme floods and global warm periods in the multi-archive record of the Roman theatre of Guadix” pubblicato dalla rivista Global and Planetary Change.
Il primo corrisponderebbe al – così definito – optimum romano: una parentesi calda e umida che avrebbe favorito l’agricoltura e l’espansione dell’impero di Roma.
Il secondo racconterebbe invece degli anni dell’anomalia medioevale: altra epoca di caldo e precipitazioni che avrebbe rinvigorito la produzione agricola e che sarebbe corresponsabile della prosperità di cui le grandi cattedrali sono l’esito più manifesto.
Questi cambiamenti del clima sarebbero però anche state la causa delle inondazioni capaci di ingigantire i letti dei corsi d’acqua prossimi e invadere l’area del teatro accitano (di Acci, ovvero di Guadix).

Acci, ovvero Guadix.
Guadix è una città con una lunga storia.
Prima oppidum ibero e poi, come spesso succedeva in quell’Europa, arrivano i Romani.
Sconfitta Cartagine, si decide di costruire una città per i veterani delle legioni: nasce quindi Colonia Iulia Gemella Acci, o più semplicemente Acci.
Era il primo secolo prima di Cristo. La città cresce in importanza e si dota di infrastrutture degne del suo status.
Nel primo secolo della nostra era si comincia a costruire il grande teatro, impostato secondo lo schema classico, con scaenae, orchestra e la ripida gradinata della cavea.
Secondo la pagina web della Diputación de Granada, il teatro accitano smise di essere utilizzato regolarmente piuttosto presto, a causa dei costi di gestione di un’opera di quelle dimensioni e per l’instabilità del terreno che lo ospitava, per poi essere abbandonato con la fine di Roma.
Divenne una miniera a cielo aperto per le civilizzazioni successive, per poi – invaso dal fango e dai detriti – convertirsi in un’area di orti nella città andalusí, custodendo il segreto del monumento che nascondeva.
Segni sull’argilla.
Ora l’un tempo conosciuta come Huerta de los Lao, l’area che celava i resti romani, è un’enorme spianata di terra ocra dalla quale timidamente emergono i segni del complesso di edifici.
Ancora molto rimane da scavare per riportare alla luce quanto più possibile di un’opera vecchia come la città, che può raccontarci – nel suo fermo immagine di fango essiccato e ciottoli – molto di come i cambiamenti climatici possano influire sulla nostra Storia.
Link, fonti e proposte
- Ecco come il Consejo Superior de Investigaciones Científicas ci spiega come il teatro di Guadix sia un prezioso archivio di notizie sul clima.
- Questo articolo del 2008 del quotidiano locale Ideal ci racconta dell’allora recente scoperta del teatro romano di Guadix.
- In questo articolo di ABC vediamo la ricostruzione di come doveva apparire il teatro di Guadix ai tempi dell’Impero Romano.
- Qui trovate il link all’articolo (in inglese) “One catastrophic flood every millennium: Synchronicity of extreme floods and global warm periods in the multi-archive record of the Roman theatre of Guadix”, pubblicato dalla rivista Global and Planetary Change.