Ritrovata durante gli scavi per la realizzazione di un parcheggio, la statua dell’Amazzone Ferita è il gioiello del Museo Storico Municipale di Écija.

Amazzone Ferita
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La storia di un ritrovamento eccezionale.

Correva l’anno 2002. Durante gli scavi per la realizzazione di un parcheggio interrato nei pressi de El Salón – la principale piazza di Écija – viene fatta una scoperta sensazionale.

Come ogni europeo sa, se scavi ci sono buone probabilità di ritrovarti faccia a faccia con il passato di un continente traboccante di storia.
Ecco quindi riemergere dai sedimenti del tempo una grande vasca romana, originariamente situata alle spalle di un tempio prospiciente il foro civico. E con essa affiorano reperti di ogni sorta e dimensione, tra cui Lei, la grande statua della Amazzone Ferita.

Astigi, la Écija romana.

E’ risaputo che la città di Écija, la romana Astigi (in concreto Colonia Augusta Firma Astigi) fosse un centro antico e prospero. Fondata nel 14 a.C., governava un territorio votato alla produzione ed esportazione dell’olio d’oliva destinato a tutti gli angoli dell’Impero.

L’artificiale Monte Testaccio di Roma è costituito in buona parte di cocci di anfore d’olio provenienti dalla Betica, grossomodo l’Andalusia romana.

La Amazona Herida.

Trovata praticamente integra, apparentemente nascosta, la statua di marmo greco è alta un metro e ottantacinque centimetri, al netto del piedistallo.

Raffigura una donna, un’amazzone, appoggiata ad un pilastro e con un braccio alzato per mostrare una ferita. Alla composizione mancano soltanto due dita, ma sorprendono i resti del pigmento – del quale un tempo era ricoperta – sulla superficie del marmo.

Risale al secondo secolo dopo Cristo, in piena epoca adrianea. Lo stesso imperatore Adriano era legato a queste terre: come il suo predecessore Traiano, era nato nella Betica Romana, ad Italica, non lontano dall’attuale Siviglia.

La statua è una delle poche copie sopravvissute al tempo di un originale greco: L’Amazzone Ferita

Una sfida artistica nell’Antica Grecia.

Esistono diverse versioni dell’Amazzone Ferita, e diverse copie romane sono giunte fino ai giorni nostri. La ragione di questa pluralità di modelli risale ad un concorso artistico, risalente al quinto secolo avanti Cristo.

L’obiettivo era l’esecuzione di una statua per il tempio di Artemide a Efeso. I concorrenti erano artisti di fama: Policleto, Fidia, Cresila e Phradmon, che presentarono la loro visione del soggetto.

L’amazzone di Écija riprende la versione realizzata da Policleto o Cresila.

Non sono sopravvissute molte copie di questo particolare originale greco e sono esposte a Copenaghen, Berlino e New York . L’eccellente stato di conservazione della copia ritrovata ad Écija – l’unica restituita dai secoli al di fuori di Roma – ci apre una finestra su un mondo lontano nel tempo.

L’industria romana delle copie.

Molte sculture greche sono andate perdute, e di loro ci restano solo copie di epoca romana.

L’industria della copia di originali greci era fiorente durante l’impero.

Spesso si trattava di riedizioni di  marmo di copie in gesso ottenute tramite stampi dell’originale di bronzo. Nel corso dei vari passaggi qualcosa poteva andare storto e le varie mani che susseguivano durante il processo potevano alterare l’aspetto originale dell’opera, generando nuovi originali.

L’amazzone ferita di Écija fa parte di questa antica tradizione. Scolpita quasi sicuramente altrove, venne trasportata fino alla nostra Écija – o Astigi – per mare e terra.

Le Amazzoni.

Popolo di donne guerriere appartenenti ai miti antichi, il cui regno si situava nell’Asia vicina, le Amazzoni rappresentano un modello alternativo di civiltà. Discendenti del dio della guerra Ares, avevano organizzato il loro mondo limitando i contatti con gli uomini ed escludendoli dalla loro società.

Che la loro esistenza fosse storia o leggenda poco importa: la loro impronta sul corpo dei miti classici e sulle espressioni artistiche ad essi legate è indelebile.

Il Museo.

Ecco, siamo nel Museo Histórico Municipal di Écija. Siamo arrivati fin qui – sole, gastronomia e fame di Andalusia a parte – in cerca dell’Amazzone Ferita.

Guardiamoci attorno. Ci troviamo nel palacio de Benamejí, un gioiello del Settecento andaluso.

Approfittiamone per respirare la storia di questo luogo, osserviamo i mosaici romani recuperati da antichi edifici del territorio astigiano e non lasciamolo senza aver cercato la celebre “Placa de Écija”, un gioiello d’oro finemente lavorato risalente ai tempi di Tartesso, nel settimo secolo avanti Cristo.

Link, fonti e proposte
  • Questa è la pagina del Museo Histórico Municipal di Écija dedicata alla statua della Amazona Herida.
  • Il quotidiano El País, nel 2003, scrive del restauro della Amazona Herida.
  • Anche Cadena Ser scrive della Amazzone di Écija.
  • Chi erano le Amazzoni? Sono realmente esistite? Questo video di TED Ed ce lo racconta (in inglese).
  • Ecco alcune foto del maestoso palazzo de Benamejí, dal sito del museo municipale di Écija.
  • Questo video promosso dal Ayuntamiento de Écija (in questo caso è la sua versione in inglese, ma esiste anche quella in castigliano) mette in scena la storia della sua Amazzone Ferita.
  • Di Écija avevamo già scritto mentre mappavamo i centri più caldi della penisola iberica e del continente.