Tre curiosità su Arroyo del Ojanco: un rivoluzionario pueblo di Jaén noto anche per due alberi eccezionali.

Árbol de los Chupetes_Arroyo del Ojanco
Mappa_Arroyo del Ojanco
Arroyo del Ojanco.

Arroyo del Ojanco è un paesino di poco più di duemila abitanti immerso nel mar de olivos – il mare di ulivi – della provincia di Jaén.

Non particolarmente noto, è uno di quei pueblos di passaggio che, sorti lungo un asse stradale importante (in questo caso la statale N-322), sono stati dapprima tappa (o venta ), poi villaggio, poi cittadina.

Un pueblo recente, in questo caso, che ha assunto la conformazione attuale non prima della fine dell’Ottocento, e con alcune curiosità che vale la pena di raccontare.

Indipendentismi locali.

La prima è che Arroyo del Ojanco ha avuto un suo personale movimento separatista.

Un tempo parte del vicino comune di Beas de Segura, negli anni Cinquanta del Novecento inizia a serpeggiare nel pueblo un sentimento indipendentista.

Nel mar de olivos un paese limitrofo può essere distante chilometri, esattamente come in questo caso.

Stanchi di dover percorrere più di dieci chilometri di strade rurali per raggiungere il loro municipio di riferimento, col tempo gli abitanti finirono per organizzarsi in un vero proprio – ed estremamente locale – movimento di liberazione

È negli anni Ottanta che il movimento, bipartisan, prende davvero forza: si mettono in campo gli avvocati, si forma un’assemblea, vengono raccolte firme.

Il 90% dei voti è favorevole alla separazione.

Ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma nel 2001 Arroyo del Ojanco diventa un comune, l’ultimo nato della provincia di Jaén.

La tanto agognata libertà da Beas de Segura viene cantata a gran voce: il neonato municipio ha persino un inno, il cui testo appare forse leggermente sopra le righe, che ricorda metaforiche – e decisamente poco credibili – oppressioni e catene spezzate, ma ammette di non voler nutrire invidie né rancori.

El Olivo de Fuentebuena.

Una seconda curiosità, riguardo a questo paesino ai confini nord-occidentali dell’Andalusia, è la presenza di un albero eccezionale.

A pochi chilometri dal centro del pueblo si innalza, sugli infiniti ulivi di queste campagne, una chioma colossale.

È el Olivo de Fuentebuena.

Questo vetusto ulivo è considerato il più grande del mondo, per lo meno da queste parti.

La sfida tra gli ulivi più antichi o più grandi del pianeta è agguerrita, e diversi Paesi del Mediterraneo sono certi che il loro campione ne sia il vincitore.

In concreto, la nostra pianta raggiunge un’altezza di una decina di metri, un tronco di cinque metri di circonferenza e la sua chioma fa direttamente ombra su 116 metri quadrati d’Andalusia.

El Olivo de Fuentebuena è noto anche per la sua produzione di frutti: le fonti locali indicano che la pianta sarebbe in grado di offrire fino a seicento chili a raccolto, contro la settantina scarsa dei suoi più minuti concorrenti.

Secondo una leggenda, sarebbe stato piantato da alcuni previdenti frati di un qualche ordine mendicante, che subito dopo la Reconquista – da queste parti avvenuta negli anni Trenta del Trecento – volevano assicurarsi una fornitura d’olio per i loro riti religiosi.

Questi nobili intenti della piantina le avrebbero donato longevità, rendimento e monumentalità.

Per la sua eccezionalità, il grande ulivo di Arroyo del Ojanco è stato proposto come candidato per l’inserimento nella lista dei Monumentos Naturales  della Junta de Andalucía (che è l’organo di governo regionale).

L’albero dei ciucci.

Anche l’ultima curiosità su Arroyo del Ojanco ha come protagonista una pianta, probabilmente ancora più peculiare del relativamente mastodontico Olivo de Fuentebuena.

Nel parco della cittadina jiennense esiste infatti l’albero dei ciucci.

Non è un errore di battitura: ci riferiamo proprio al più emblematico tra gli accessori per neonati.

Frutto dell’iniziativa delle educatrici della scuola per l’infanzia “Maria de la Sierra” del paese, El Árbol de los chupetes (l’albero dei ciucci, appunto) accoglie i ciucci – appesi con nastri e cordini ai rami della pianta- dei bambini del centro.

L’obiettivo è che i piccoli non portino il loro succhiotto all’asilo e, con un po’ di pazienza, imparino a non averne bisogno.

Per ridurre le lacrime da abbandono, ai bambini viene spiegato che il loro ciuccio sarà sempre lì, tra le foglie dell’albero, ad aspettarli.

Potranno andare a trovarlo, sicuri che la robusta pianta si prenderà ottima cura del loro amico di gomma.

Ad aiutare i piccolissimi a elaborare questo passaggio epocale della loro vita, è stata persino concepita una breve leggenda: un racconto stampato su un cartello che viene in aiuto a genitori e nonni alle prese con le lacrime.

Separatore

La storia racconta che un tempo viveva a Arroyo del Ojanco un albero molto triste.

Era triste perché non aveva colori. Tutti i bambini della cittadina corsero allora in aiuto della pianta, regalandole i loro coloratissimi ciucci.

Rincuorata, la pianta promise che avrebbe custodito con amore i loro doni.

Separatore

Non è la prima volta che si scrive di una simile iniziativa: altri alberi dei ciucci sono sorti negli anni in varie città del mondo.

Il loro capostipite è scandinavo: una trentina di anni fa, nella bella Svezia, nacque l’idea di affidare il ciuccio di un’inconsolabile bambina a un albero ai confini di un bosco.

Da quel primo, titubante, dono, i rami della pianta si sono popolati di centinaia di colorati amici, divenendo una meta per famiglie con bambini.

Ora ne esiste uno anche in paesotto di passaggio ai confini dell’Andalusia, pronto a consolare i suoi giovanissimi concittadini alle prese con un piccolo, grande passo in questa sconvolgente fase iniziale della loro vita.

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