Emilio Herrera Linares: l’epica vita dell’inventore della tuta stratosferica, antenata delle moderne tute spaziali.


Emilio Herrera Linares.
Oggi vorremmo parlarvi di un’ardita invenzione di un andaluso meno noto – per lo meno fuori patria – di quanto meriterebbe.
E dire che l’andaluso in questione non era proprio un pinco pallino qualunque. Parliamo di un militare e scienziato e infine consulente dell’Unesco, carica per la quale venne raccomandato nientemeno che da Albert Einstein in persona.
Monarchico convinto, finì col divenire il Presidente della Repubblica di una monarchia – la Spagna degli anni Sessanta – al lavoro da un altro Paese, la Francia.
Oggetti volanti.
Un ricercatore e divulgatore che aveva intuito il potenziale della bomba atomica prima che venisse sganciata sul Giappone e che per questo aveva ricevuto una poco cordiale visita dai nazisti della Gestapo.
Un signore che – eroicamente – era stato il primo uomo ad attraversare lo Stretto di Gibilterra a bordo d’un aereo; parliamo del lontano 1914.
Senza scendere dalle nuvole, era stato colui che aveva ideato e messo in moto – grazie a fondi e strategie tedeschi – un servizio di collegamento tra Europa e America via dirigibile, del quale Siviglia divenne uno scalo nodale.
Granada, la luna e dintorni.
Un granadino che passò quasi tutta sua la vita altrove: dapprima dalle parti di Madrid, dove contribuì a fondare il Laboratorio Aerodinámico nello storico aeroporto di Cuatros Vientos, divenendo una figura chiave degli studi aeronautici della Spagna prebellica, poi in esilio a Parigi, e infine in Svizzera.
Tornerà a Granada solo nel 1993, ben ventisei anni dopo la sua morte, per essere sepolto con tutti gli onori durante una cerimonia presenziata dal re di una Spagna finalmente democratica.
Traversate eroiche, presidenze della repubblica; aveva persino anticipato – con scientifico rigore – l’epopea dell’uomo sulla luna, come ci ricorda una sua conferenza tenuta a Madrid nel 1933, nella quale enunciava come nel giro di cinquant’anni da quel momento i viaggi verso il nostro satellite sarebbero stati possibili e sicuri.
Con un simile campionario di progetti e peripezie alle spalle, quale altra invenzione del nostro granadino avrebbe potuto mai attirare la nostra attenzione?
La tuta stratonautica.
Emilio Herrera Linares, ai tempi colonnello del giovane esercito repubblicano spagnolo, provetto aviatore e visionario, nel 1935 si cimenta nell’ideazione e realizzazione di un prototipo futuristico. Sembrato uscire da uno scritto di Jules Verne – se non fosse per il rigore scientifico con cui l’esperimento era stato preparato – ecco vedere la luce el traje estratonáutico : la tuta stratonautica.
Tempi moderni.
Erano gli anni del film di Chaplin Tempi Moderni, e della prima apparizione mondiale del papero più famoso dei fumetti.
In questo contesto Emilio Herrera progetta e tenta di realizzare la progenitrice della prima tuta spaziale della storia.
Purtroppo stavano per arrivare le turbolenze della guerra civile spagnola, con le sue battaglie ed esplosioni che misero fine al progetto e alle attività del centro di Cuatro Vientos. Era la fine della Repubblica e con la dittatura arrivò anche l’esilio di Herrera.
Il viaggio verso la stratosfera.
Quello a cui Herrera puntava era in realtà uno scafandro in grado di sostenere la vita umana alle estreme condizioni della stratosfera terrestre.
Il suo obiettivo era quello di elevare una sorta di mongolfiera fino ad oltre trentamila metri di altitudine – metro più, metro meno – per effettuare analisi e ricerche sul campo.
Un ricercatore – sospeso in un cesto non molto diverso da quello di una mongolfiera – sarebbe dovuto ascendere fin dove nessuno era mai arrivato, vestito di una tuta che avrebbe dovuto proteggerlo da temperature sotto zero, una pressione inferiore a quella terrestre, scarsità d’ossigeno e pericolose radiazioni.
E, nella mente di Herrera, chi questo prode scienziato sarebbe dovuto essere era chiaro: lui in persona.
Lo scafandro.
Lo scafandro era costituito da un primo strato di lana ed un secondo di caucciù, entrambi contenuti da un esoscheletro di metallo che avrebbe dovuto rispondere alla pressione ambientale mantenendo possibili i movimenti dello scienziato.
Un casco di metallo con un grande oblò frontale completava la composizione. Dall’interno dello scafandro lo scienziato avrebbe potuto respirare, muoversi, tenere sotto controllo i valori della pressione atmosferica e comunicare con la sua squadra tramite un microfono.
Mission aborted.
Tuta e globo erano praticamente pronti e la missione a punto di prendere il via. Nel frattempo però la Spagna era entrata nel trambusto del suo 1936 con il suo bouquet di sommosse, battaglie, rovesciamenti politici, morti e fughe. La guerra civile mise fine all’esperimento di Herrera.
Trent’anni dopo, da un altro continente e a bordo di apparecchi ben diversi dal globo di Herrera, l’uomo perforava il cielo per raggiungere la luna.
L’equipaggio indossava tute spaziali che erano nipoti di quel prototipo visionario ideato dal nostro eroico granadino.
Emilio Herrera riposa nella sua Granada, celebrato da una statua di bronzo – che lo raffigura vestito del suo traje estratonáutico – e da una lapide che afferma: “no lo lloréis, imitadlo” (non piangetelo, imitatelo).
Link, fonti e proposte
- La Real Academia de la Historia approfondisce – in spagnolo – la biografia di Emilio Herrera Linares.
- La pagina web del National Geographic racconta le imprese di Herrera, con tanto di foto della celebre tuta stratonautica (in spagnolo).
- Questo breve video di Canal Sur ripercorre le vicende di Emilio Herrera con l’aiuto dello storico Emilio Atienza.