Il sottosuolo dell’incantevole pueblo montano di Cazorla cela il covo della principessa-serpente della leggenda.


Cazorla.
L’Andalusia è terra di leggende, e quella che raccontiamo oggi affonda le sue radici nel medioevo della Reconquista.
Siamo a Cazorla: borgo arroccato sulle prime pareti di roccia sovrastanti il mare di ulivi della provincia di Jaén e porta d’ingresso all’immenso parco naturale che prende il nome da questa incantevole località.
Ci sono un castello- quello de la Yedra, che ritroveremo presto nel racconto – un fiumiciattolo e un grappolo di candide case, chiese e viuzze in pendenza che compongono un’immagine da cartolina.
Venti di guerra.
La leggenda, riportata dallo stesso sito dell’Ayuntamiento, ci rivela che durante un non ben definito momento della Reconquista, un non ben definito re andalusí osservava l’orizzonte dall’alto della torre del suo castello.
Venti di guerra serpeggiavano al limitare del suo regno e Cazorla – da dove il monarca si preparava alla battaglia – era un avamposto di frontiera. Poco più in là correva il mutevole confine tra le sue terre – uno dei frammenti di quello che era stato il grande califfato di Cordova – e quelle della cristiana Castiglia.
Venuto a conoscenza del massacro compiuto dai castigliani durante la presa della vicina Quesada, il sovrano decise di abbandonare il castello di Cazorla con il suo seguito. La battaglia non si sarebbe dovuta combattere alle porte della città, ma in campo aperto, lontano dalla sua corte e dai suoi sudditi.
Il suo tesoro.
Nel farlo, il re si preoccupò di nascondere ciò che di più prezioso aveva dove nessuno – ma proprio nessuno – in caso di invasione, avrebbe potuto trovarlo. E ciò che il re reputava essere il suo ineguagliabile tesoro era la luce dei suo occhi: sua figlia, la principessa.
Dove si sarebbe potuto nascondere una principessa se non nelle cave profondità della rupe del castello?
La caverna e la principessa.
Da qualche parte nella pancia del massiccio di roccia che reggeva la torre venne scoperta un’oscura e segreta caverna; la attrezzarono con provviste e lampade ad olio sufficienti per settimane e vi rinchiusero la ragazza.
Certi di riuscire a sconfiggere il nemico e tornare da vincitori al forte, nobili e guerrieri partirono, lasciando la ragazza in attesa del loro imminente ritorno.
Le cose non andarono come previsto. La battaglia ci fu, ma il rey moro e la sua scorta vennero accerchiati e uccisi dai castigliani. Le terre di Cazorla caddero in mani cristiane e con esse l’alta fortezza, la sottostante rupe e la buia caverna della principessa di cui nessuno immaginava l’esistenza.
Metamorfosi.
Il cibo nel rifugio terminò. E terminò l’olio per le lampade. Quando fu chiaro che nessuno sarebbe tornato per lei, alla ragazza rimasero solo l’oscurità, l’umidità e infinite lacrime.
Metri sopra la sua testa nuovi signori con nuove lingue e nuove religioni vivevano in quello che era stato il suo mondo.
Impazzì, la nostra principessa. Cadde in un lungo sonno dal quale si svegliò mesi, anni, secoli dopo. Cominciò col non sentire più quelle gambe che non l’avrebbero più portata da nessuna parte, ormai unite tra loro in una lunga coda di serpente. Ed il suo aspetto, al buio e senza occhi che potessero vederlo, divenne simile a quello di un rettile.
Una trasformazione non frutto di sortilegi o malefici se non quelli lanciati dalla guerra, dall’attesa, dalla perdita di speranza e un finale imprevisto al classico racconto della principessa rinchiusa nella torre.
La vendetta della principessa-serpente.
Da allora la principessa-serpente, dalle profondità del suo rifugio sigillato, cova odio e rancore nei confronti dei discendenti di quei re cristiani che spazzarono via il suo mondo.
Una volta all’anno, durante la notte che precede il giorno di San Juan (il nostro San Giovanni) si concede l’amaro piacere della sua vendetta. Canta, dalle profondità della terra, e si racconta che il suo canto colmo di rancore abbia il potere di una maledizione.
La sua litania, cantata nella lingua dei suoi invasori affinché questi potessero e ancora possano capirla (e che noi traduciamo, come meglio possiamo, in italiano) rivela:
Io sono la Tragantía,
la figlia del re moro,
colui che mi sentirà cantare
non vedrà la luce del giorno,
né la notte di San Giovanni.
Un’altra versione più truculenta del racconto vorrebbe il suo canto simile a quello di una sirena, capace di ammaliare ed attirare chi l’avesse ascoltato. In particolar modo i bambini del pueblo.
E sembrerebbe che nel corso dei secoli la nostra Tragantía sia riuscita a trovare o scavarsi una via d’uscita, che usa solo una volta all’anno, per avvicinare e sbranare le vittime del suo canto.
Una cosa è certa: la notte precedente al giorno di San Juan, ai bambini di Cazorla conviene infilarsi a letto ed addormentarsi piuttosto presto.
La noche de San Juan.
La notte di San Giovanni di cui canta la Tragantía è considerata una delle notti più attese e magiche dell’anno in molte aree di Spagna e d’Europa. Falò in spiaggia dal sapore pagano corredati da salti, balli e manichini in fiamme si accendono sulle coste della penisola.
Il fuoco ha un ruolo importante in questa celebrazione: da poco è trascorso il solstizio d’estate e le notti invernali senza fine lasciano finalmente il passo alla luce di giornate sempre più lunghe. II fuoco degli antichi riti pagani avrebbe aiutato il sole nel suo cammino verso l’estate.
In questo momento tanto delicato dell’anno il buon pagano avrebbe dovuto anche preoccuparsi di spaventare le creature dell’aldilà, sigillandole nel loro freddo mondo invernale.
Non è un caso che la principessa-serpente di Cazorla riemerga ogni anno dal suo nascondiglio proprio la notte precedente alle celebrazioni per prendere posizione in questa lotta della luce contro le tenebre.
Una festa ritrovata.
La notte della Tragantía si celebra ogni anno a Cazorla la notte del 22 Giugno con un susseguirsi di eventi, musica e spettacoli teatrali che animano il pueblo. Si rievocano le vicende della principessa dimenticata a cavallo di due civiltà per esorcizzarne il maleficio e ripercorrerne le sofferenze, richiudendola nelle profondità della terra insieme alle finalmente sconfitte tenebre invernali.
Link, fonti e proposte
- Ecco la leggenda della Tragantía raccontata sulla pagina web dell’Ayuntamiento de Cazorla (in spagnolo).
- Nuovamente l’Ayuntamiento de Cazorla, che ci descrive l’iter del recupero del mito e dei festeggiamenti per la Noche de la Tragantía (in spagnolo).
- Riflette sul mito della Tragantía anche El País.
- Il National Geographic chiarisce origini, tradizioni e festeggiamenti della Noche de San Juan (in spagnolo).
- Immagini dalle celebrazioni della fiesta de la Tragantía del 2015 a Cazorla in questo video di Canal Sur.