Due strade del centro storico di Siviglia prendono il nome da un racconto popolare ispirato a fatti e personaggi del medioevo.

La Cabeza del Rey Don Pedro
Mappa_Siviglia
Una leggenda popolare.

Tra le innumerevoli leggende popolari che hanno Siviglia come scenario oggi scriveremo di una che ha dato il nome a ben due vie del centro storico.

Fatti e personaggi risalgono al medioevo cristiano della città, e raccontano di re, cavalieri e duelli.

Siamo nel Trecento. Il re di Castiglia è Pedro primo, ricordato con il suggestivo soprannome di “Il Crudele”.

Abbiamo già scritto di lui, della sua spavalderia e del tempestoso rapporto con il fratellastro – Enrique de Trastámara – alla testa di un fronte politico che puntava a spodestare il legittimo sovrano.

Fazioni e faide medioevali.

La tensione tra Pedro e i Trastámara montava da tempo e avrà un suo ruolo nella leggenda.

Riassumiamo: il padre di Pedro era il re.

Il re era sposato – come nelle migliori favole – con la regina.

Dal loro matrimonio nasce Pedro, il legittimo erede al trono.

Tra il re e la regina – Maria di Portogallo – però non correva buon sangue. Il re, Alfonso XI di Castiglia, preferiva di gran lunga un’altra donna: Leonor di Guzmán.

Maria di Portogallo viene allontanata dalla corte e Leonor diviene a tutti gli effetti la donna più influente del regno di Castiglia.

Dall’unione di Alfonso e Leonor nasce una serie di pargoli, tra cui il sopracitato Enrique della casa cadetta dei Trastámara, che mai avrebbe avuto diritto al trono.

Pettegolezzi e insinuazioni.

Nella leggenda popolare che raccontiamo Pedro è già adulto.

Per le strade e i locali della Siviglia dei tempi gira un rampollo dei Guzmán, potente famiglia della fazione avversaria imparentata con Leonor.

Questo individuo non la smette di calunniare il re, infangandone nome e gesta per fare il gioco dei Trastámara.

I pettegolezzi e le insinuazioni del paladino dei Guzmán – spontanee o orchestrate che fossero – non tardano a giungere alle orecchie di re Pedro, per nulla lieto della presunta tattica trastamariana di denigrazione continua.

Il sovrano deve decidere cosa fare del fastidioso individuo, consapevole di non poterlo fare apertamente rinchiudere o uccidere per evitare uno scontro diretto con i suoi avversari, pretesto perfetto per lo scoppio di una guerra civile.

Certo, il Guzmán sarebbe potuto sparire misteriosamente, da proverbiale racconto medioevale. 

Ci sarebbe però anche stata la più onorevole soluzione di un duello tra i due, con tutti i rischi che ciò avrebbe comportato.

Un duello notturno e un lumicino.

Una notte Pedro, secondo il racconto, decide di pedinare il vizioso signorotto per i bui vicoli e le taverne di Siviglia.

Raggiunto il Guzmán, lo sfiderà a duello, avendone la meglio.

Lo scenario è quello dell’allora Calle de los Cuatro Cantillos, uno stretto incrocio di tortuose viuzze della città storica.

Certo di aver risolto una volta per tutte il problema, senza essere stato visto e senza aver macchiato il proprio onore, il sovrano torna a palazzo.

In realtà nella silenziosa oscurità della notte sivigliana si era acceso un fievole lume: era la lampada ad olio (candil, in spagnolo) di un’anziana signora del popolo, unica testimone degli eventi, che si era affacciata da una vicina finestra

Un’onta da vendicare e una promessa.

La mattina seguente la città è in subbuglio.

Il corpo del Guzmán è trovato trafitto e senza vita.

La notizia giunge alla sua casata e il padre in persona, che secondo il quotidiano ABC sarebbe stato niente meno che il conte di Niebla, chiede udienza al re per ottenere giustizia.

Naturalmente il sovrano si mostra sorpreso e inorridito dai fatti.

Per ammansire il conte rivale offre immediatamente una lauta ricompensa a chiunque avesse assistito all’omicidio e avesse visto in faccia il carnefice.

Promette inoltre agli infiammati Guzmán che la testa dell’assassino sarebbe stata perennemente esposta in una nicchia scavata in un muro nel punto esatto in cui il corpo era stato rinvenuto.

Testimoni.

Nessuno si presenta a palazzo per testimoniare, tranne un uomo.

Era il figlio della donna del candil, la signora con la lampada ad olio, al quale la madre aveva raccontato i fatti della notte precedente.

Chiede al suo sovrano di potergli rivelare il nome dell’assassino in privato.

Il re era stato visto e riconosciuto durante il duello. Con la minaccia di una bella impiccagione se il testimone avesse aperto nuovamente bocca, il re paga all’uomo la ricompensa e lo congeda.

La testa dell’assassino.

Passa qualche giorno e un corteo ufficiale è pronto a collocare la testa dell’assassino nella recentemente scavata nicchia della Calle de los Cuatro Cantillos.

Il popolo assiste curioso, così come i rappresentanti dei Guzmán, bramosi di vendetta e giustizia.

Con grande sorpresa non compaiono teste recise, ma una cassa di legno, che viene collocata nell’incavo della parete e che viene immediatamente protetta da una grata di metallo.

Nella cassa è contenuta la testa del responsabile dei fatti, annuncia il bardo. E’ di una una persona nota ed importante per cui, per motivi di pubblica sicurezza, è vietato a chiunque avvicinarsi alla nicchia e toccare la grata.

Passano gli anni.

Pedro viene infine ucciso dal fratellastro Enrique de Trastámara, nuovo re di Castiglia.

Cambiano gli equilibri politici e in città ora i Guzmán sono nobili influenti.

Certi di poter finalmente soddisfare la loro curiosità, si affrettano a liberare la testa del colpevole da ferri e assi di legno.

Con somma sorpresa, invece di pelle e ossa, si ritrovano a fissare un busto di pietra.

Era il volto di re Pedro primo, scolpito nella roccia, che li fissava con aria di sfida.

Due vie, una nicchia e una lampada.

Naturalmente l’intero racconto non è altro che una leggenda popolare, ma la lapidea testa del colpevole è ancora ai Cuatro Cantillos, che ci osserva passare dalla sua appariscente nicchia bianca e rossa.

La stretta e lunga strada ha ora un nuovo nome: è la Calle Cabeza del Rey Don Pedro, via della testa di Re Don Pedro, appunto.

Vi sfocia la Calle Candilejo, che prende il nome proprio dal candil (la lampada a olio) della vecchia testimone dei fatti del racconto.

E una lampada ad olio penzola da uno dei balconi che si affacciano sui luoghi del duello notturno, in memoria di un re, di un cavaliere ribelle e di un duello medievale che forse non è mai avvenuto.

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