Una lampadina – quella del lepero José Rafael de Oria y Castañeda – si sarebbe accesa durante la Feria di Siviglia del lontano 1850.

José Rafael de Oria y Castañeda
Mappa_Lepe-Siviglia
Passaparola ottocenteschi.

La storia di oggi è un aneddoto, una fantasia popolare, un passaparola e proprio così deve essere interpretata.

Anche se recente, seppur tratti di tecnologia moderna e coinvolga persone con nomi, cognomi e titoli professionali piuttosto che di castelli, re mori, corsari e cavalieri, pensiamo al nostro racconto come a una delle tante leggende che costellano l’immaginario andaluso.

Quello che racconteremo, seppur meno inverosimile, vorrebbe per un istante deviare le nostre menti dal corso canonico della Storia per farci addentrare nel labirinto dei “sentito dire”, dei “letto da qualche parte”, del “dicevano in paese”. E il paese, ovviamente, è andaluso.

C’era un lepero.

Nella Siviglia di metà Ottocento c’era un lepero, un ingegnere e uomo di chiesa di – appunto – Lepe.

Lepe è un comune tra Huelva e il confine portoghese, celebre per le sue fragole e per essere la patria – suo malgrado – di buona parte dei personaggi delle barzellette spagnole.

Questo lepero, il signor José Rafael de Oria y Castañeda, insegnava niente meno che all’Università della capitale hispalense (ovvero Siviglia, da Hispalis che è come i Romani chiamavano la città ).

Viaggiava, leggeva, conosceva luminari e ricercatori del tempo.

La lampadina di Edison.

Cambiamo tempi e luoghi: qualche anno dopo – è il 1879 – e dall’altra parte dell’Atlantico – negli Stati Uniti – Thomas Edison brevetta la sua lampadina: un filamento incandescente, racchiuso in un bulbo di vetro, che emette luce.

È una rivoluzione.

Lasciamo gli Stati Uniti e torniamo alla primavera del 1850, nella Siviglia che si prepara a inaugurare la sua Feria de Abril, che ai tempi era ancora una novità.

Il nostro ingegnere e professore di Lepe ha un’idea per illuminare l’evento.

L’avrete capito: si racconta che, quasi trent’anni prima del brevetto di Edison, un andaluso abbia acceso una lampadina durante la festa più vistosamente andalusa che ci sia.

E non lo dicono solo le voci distorte dai decenni e dai passaparola: ai tempi lo scriveva persino un giornale, ‘La voz de Lepe’. O per lo meno così ricorda la stampa locale contemporanea.

La Feria de Sevilla.

La Feria de Abril, oggi imprescindibile festa della primavera sevillana che – attesissima – segue la Semana Santa, nasceva un paio di anni prima.

La sua prima edizione fu quella del 1847.

Ai tempi si teneva nel Prado de San Sebastián, la spianata a due passi dalla mole de la Real Fábrica de Tabacos e alla spalle di quella che un giorno sarà la Plaza de España.

Era stato un felice tentativo ottocentesco di ripristino di un permesso medievale concesso dal re Alfonso X detto il Saggio qualche anno dopo la Reconquista della città.

Riuscitissima, andò con gli anni espandendosi fino a trasferirsi, negli anni Settanta del Novecento, all’attuale Recinto Ferial de Los Remedios.

José Rafael de Oria y Castañeda.

Una prima lampadina andalusa, dunque, che sfida il convenzionale corso della storia delle scoperte dell’umanità.

Teniamo questo aneddoto, dicevamo, come una curiosità, come un sentito dire, come una credenza popolare.

Per tornare a Lepe: l’ingegner e religioso José Rafael de Oria y Castañeda ha una statua tutta sua in città, oltre a una strada e una scuola elementare dedicate alla sua memoria.

Questi riconoscimenti non hanno nulla a che vedere con l’invenzione della lampadina sivigliana – che comunque è un presunto vanto del Auyntamiento – ma sono dovuti all’essere stato un uomo di scienza, un inventore e per aver – importante nella nostra terra tra mare e oceano – per primo fotografato la veneratissima imagen (in questo caso una scultura) della madonna locale: la Virgen de la Bella.

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