Écija, affascinante cittadina tra Siviglia e Cordova e famosa per le sue torride estati, è soprannominata “la sartén de España”.

Ecija Sarten de Andalucia
Mappa_Ecija

La lingua spagnola è ricca di proverbi, massime sagaci e filastrocche: è il celebre refranero español.
Un refrán è un detto, un modo di dire, spesso in rima e di provenienza popolare.
Ne esiste uno per qualsiasi occasione, imprevisto, condizione climatica.

Molti refranes sono – più o meno-  indissolubilmente legati ad un particolare luogo, come una provincia o una città. A volte il legame affonda le sue radici in memorie di avvenimenti storici, altre volte è palesemente indirizzato da rime e assonanze.

Uno dei luoghi che è riuscito ad attirare un certo numero di refranes è la bella cittadina di Écija, in provincia di Siviglia.

Separatore
Écija: la città delle undici torri.

Écija è un luogo da visitare. Più o meno a metà strada tra Siviglia e Cordoba, è una città ricchissima di storia. La si vede da lontano: spunta con le sue tante torri dai campi sconfinati.

La chiamano la città delle undici torri – una nobile ed inconfondibile silhouette che ha spinto il comune a proporre alla Junta de Andalucía la dichiarazione del suo skyline come bene di interesse culturale (BIC).

Una città ricca ed antica.

Fondata dai romani sulla sponda sinistra del fiume Genil, Écija diviene poi un vivace centro di Al-Ándalus – la Spagna arabo-berbera – e dell’Andalusia cristiana. L’era barocca è quella che la riveste della sua attuale bellezza. Chiese, conventi, torri e palazzi vengono abbelliti e ingranditi e le sue torri si lanciano verso il cielo della Campiña sevillana.

Ma non è del suo centro storico – che è senza dubbio da visitare – che vogliamo parlarvi.

La “padella della Spagna”.

Qualche sospetto sorge quando si guarda la bandiera della città: un grande sole dorato su un fondo azzurro cielo. Un sole.

Écija è soprannominata la sartén de España: la padella di Spagna. Popolarmente considerato il forno estivo del Paese, è citata per questa caratteristica in diversi refranes.

Écija: città di refranes.

Oltre al classico: “Écija, padella dell’Andalusia” (o della Spagna), esiste anche lo spiritoso:
A quien quieras mal, mándalo a Écija a veranear (“a chi vuoi male, mandalo a Écija a passarci l’estate”), ma anche altri che descrivono rondini liquefatte dal sole, persone sciolte come cera calda e continui richiami al grande sole bollente della sua bandiera.

Ma Écija è davvero un posto così caldo?

Una fama giustificata?

La risposta è sì. Con temperature estive massime superiori ai 36 gradi centigradi, Écija merita un suo gradino sul podio delle saune naturali del continente. Ma non è l’unica città spagnola preceduta dalla sua fama di forno: anche Andújar (in provincia di Jaén) o la vicina Cordova sanno regalare infuocate esperienze.

Cosa accomuna queste città?

Il Valle del fiume Guadalquivir e le sue torride, lunghe estati.

La lunga pianura del Valle del Guadalquivir, attraverso la quale scorre il “Grande Fiume” di Al-Ándalus, scivola placida dai verdi monti della provincia di Jaén alle coste dell’Oceano Atlantico. Lungo il suo viaggio è punteggiata di centri importanti quali Cordova, Siviglia, Osuna, Carmona e -appunto- Écija, celebri per le loro bellezze e per le loro estati.

Un perfetto imbuto circondato su tre lati da monti, capace di canalizzare i roventi venti africani e mantenere l’aria calda del non meno coraggioso sole andaluso.

Temperature.

Le temperature massime di questa zona sono formidabili, e superano senza problemi i 38 gradi. Secondo il Comune di Écija, nel 1966 vengono raggiunti nella località i 48 gradi all’ombra, affrontati dagli abitanti – in cerca di sollievo – con l’affollamento del lungofiume.

La sfida per un podio rovente.

Ma non sono solo i picchi massimi a incoraggiare i proverbi: sono le temperature medie massime: ovvero per quanto tempo il calore aleggia su case, campi e persone di giorno e di notte: tutto il valle del Guadalquivir è maestro di questa cottura a fuoco lento.
Chi ha guardato un termometro in piena notte a Linares, Andújar o Montoro (tra le province di Jaén e Cordova) sa a cosa ci riferiamo.

Andújar, alla quale i refranes suo malgrado non mancano, è in costante sfida con Écija per il gradino alto del podio di città più calda dell’estate.

Cappello e acqua.

Nessuna paura: visitiamo Ecija, i suoi palazzi e le sue chiese, e la bella statua dell’Amazzone Ferita; anche in Agosto e con il suo caldo DOC in pieno svolgimento, ma portiamoci un cappello e teniamo una bottiglia d’acqua sempre a portata di mano.

Il risvolto della medaglia? Gli inverni durano poco, le primavere cominciano presto, e l’estate – mite, torrida e nuovamente mite – è infinita.

Il cane di Écija.

Un altro simpatico detto che riguarda Écija ha come protagonista un cane, ed il sole – nominato costantemente fino a questo momento – lascia il palcoscenico alla luna:
El perro de Écija, que mirando la luna se secó, pensando que era manteca
(“il cane di Écija, che si essiccò guardando la luna, pensando che fosse strutto”. In alcune versioni lo strutto è sostituito da un pezzo di formaggio).

Proverbio popolare di origine rinascimentale, ci spiega che ad aspettare che le cose ci cadano dal cielo – che siano strutto, formaggio, opportunità, ispirazioni soluzioni o tempi migliori – spesso non ci si rende conto di stare passando una vita in attesa di qualcosa che potrebbe non arrivare mai.

Link, fonti e proposte