Una mummia andalusa riposa nel museo del pueblo di Galera, nel nord della provincia di Granada. Accenneremo alla sua storia e a quella dell’antico popolo di cui è testimone.

la mummia di Galera
Mappa_Galera
Mummie andaluse.

Per quanto possa apparire bizzarro, non è la prima volta che ci occupiamo di mummie andaluse.

L’ultima mummificazione di cui abbiamo trattato riguardava niente meno che un prosciutto di Jaén.

Questa volta saranno mummie vere: persone di altre epoche i cui corpi si sono preservati fino a oggi.

Non pensiamo alle mummie ospitate nei musei egizi, o a quelle dei tanti film horror infestati di salme semoventi bardate di fettucce di stoffa antica. La mummia in questione era un signore, quasi sicuramente un nobile, deceduto per lo meno 3500 anni fa.

E’ la celebre mummia di Galera.

Scoperta per pura casualità durante degli scavi nel giacimento archeologico del Cerro de Castellón Alto, nei pressi della granadina Galera, la nostra mummia andalusa riposa ormai da anni nel museo cittadino, di cui è la stella.

El Cerro de Castellón Alto.

Il Cerro de Castellón Alto è un brullo promontorio che si eleva sui bassi terreni scavati dal fiumiciattolo Galera, che condivide con la località il nome.

Il volubile corso d’acqua è lo stesso che attraversa il territorio di Orce (celebre per un altro nostro defunto antenato: il vetusto uomo preistorico di Orce ) e che lì si chiama, appunto, fiume Orce.

Questo rilievo venne scelto e terrazzato durante l’età del bronzo per l’insediamento di una comunità di persone venute da altrove.

La cultura de El Argar.

Era la civiltà de El Argar, popolazione proveniente dall’oriente europeo che – 4400 anni fa, anno più, anno meno- si era stabilita nel sud-est della penisola iberica.

Con sé i nuovi arrivati portavano una tecnologia rivoluzionaria, che li fece prevalere sulle popolazioni locali: la lavorazione del bronzo.

In breve, grazie a armi e utensili in questa lega, la cultura de El Argar divenne predominante, mescolandosi e sostituendosi agli antichi abitanti di queste terre.

Come riporta il quotidiano El País, questa civilizzazione potrebbe essere stata la prima della penisola iberica ad essere divisa in classi e la prima del mondo ad essere dotata di una sorta di parlamento.

Il nome di questo popolo proviene dal giacimento archeologico di El Argar, nel territorio del comune di Antas, in provincia di Almeria.

Sepolture.

Gli argarici prediligevano i rilievi, dai quali potevano controllare vasti orizzonti e sui quali costruire edifici disposti su terrazze artificiali.

Avevano anche dei rituali di sepoltura peculiari: seppellivano i loro defunti in grosse giare di ceramica al di sotto delle loro abitazioni, o murandoli in nicchie sulla parete di fondo della casa, scavando il fianco della montagna.

Queste nicchie venivano poi accuratamente sigillate con tavole di legno.

Ed è proprio in una di queste camere che, nel 2002, venne fatta una scoperta sensazionale.

La mummia di Galera.

Non era la solita tomba: la salma, disposta nell’abituale posizione fetale, conservava resti di pelle e capelli. Accanto al corpo oggetti che sembravano ricreare un banchetto: bicchieri e recipienti, con resti millenari di cibo e bevande, insieme ad altri utensili e monili.

Era un uomo di quasi trent’anni – veneranda età per quell’epoca – alto poco meno di un metro e settanta, avvolto in un sudario di lana.

I capelli erano – e sono tuttora – raccolti in lunghissime trecce che si avviluppano intorno alle braccia scheletriche.

Il cranio presenta – a differenza degli scheletri pulitissimi dai secoli – tracce di pelle essiccata, facendo dell’uomo di Galera la seconda mummia più antica d’Europa, dopo la nostrana e alpina Ötzi.

Ma mentre il nostro antenato tirolese è stato preservato dalla distruzione del tempo grazie al paziente freddo dei ghiacciai alpini, la parziale e fortuita mummificazione dell’uomo di Galera è stata possibile grazie al clima secco dell’intorno granadino – tutt’altro che glaciale – e alla accurata realizzazione delle pareti del suo sepolcro.

Una scoperta eccezionale.

Al momento del ritrovamento i ricercatori erano consapevoli dell’eccezionalità e della fragilità di quel tesoro.

La tomba venne immediatamente nuovamente sigillata ed intorno ad essa venne rapidamente costruito un intero laboratorio che permettesse di continuare le ricerche in un ambiente controllato. Temperatura e umidità dell’aria erano costantemente monitorate e tecnici e macchinari delle università si trasferirono su questo cucuzzolo di pietra arenaria granadina.

Lo stato di parziale mummificazione sembra essere stato causato dalla metodologia della sepoltura. La salma, vegliata per alcune ore prima di essere deposta nella sua nicchia di pietra, aveva iniziato il processo di putrefazione, poi rallentato ed interrotto.

Il processo è stato interamente naturale. A differenza delle più note e meglio conservate mummie egizie, il corpo non venne preparato per l’eterna conservazione. Accadde e basta.

L’uomo di Galera non era solo. Accanto a lui nella tomba vennero ritrovati i resti di un secondo individuo: un bambino di circa quattro anni. I ricercatori stabilirono che il secondo corpo proveniva da un’altra tomba e che venne trasferito qui successivamente, in un probabilmente ricongiungimento familiare.

I resti della mummia di Galera e del piccolo che la accompagnano riposano – visitabili – nel museo della cittadina della provincia di Granada. Testimoni di un tempo antico – l’età del bronzo – e di un popolo venuto da lontano che dominò per secoli un’importante porzione della penisola, per poi collassare e scomparire – più o meno misteriosamente – 1500 anni prima della nostra era.

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