Una scultura di otto metri di altezza, una testa femminile di marmo di Macael, annuncia la sorprendente Ciudad de la Cultura di Olula del Río.


Una testa colossale.
C’è un luogo nella provincia di Almeria che sorprende. Lontano dal capoluogo e dalle celebrate coste di questa terra polverosa e affascinante c’è una spianata, un piazzale.
Un lato di questo spazio è aperto sull’autostrada che si snoda più o meno parallela allo scorrere dell’assetato letto del fiume Almanzora. Le altre quinte sono costituite da due centri d’arte e da un minuscolo giardino decorato da statue d’ispirazione classica.
Non sono queste le statue di cui parleremo.
Se siete arrivati fin qui l’avrete già vista.
Una colossale testa di donna fa capolino dal centro dello slargo rettangolare. Bianchissima, volge lo sguardo al cielo.
La Mujer del Almanzora.
E’ La Mujer del Almanzora (la donna dell’Almanzora), una titanica statua interamente rivestita di blocchi di candido marmo di Macael.
L’opera, alta otto metri – per intenderci ben più grande della testa della Statua della Libertà – raffigura un volto femminile, dai capelli raccolti in una rete.
Ci troviamo nella frangia settentrionale della cittadina di Olula del Río.
Il “río” a cui fa riferimento il nome è il fiume Almanzora, spina dorsale di quella lunga valle stretta tra montagne preziose.
Seimila abitanti o poco più. Un pueblo come tanti di questa parte d’Andalusia, con edifici bassi e negozi di paese.
Un dettaglio – a primo impatto stridente – ci sorprende passeggiando per le strade del centro: è il candore della pavimentazione delle aree pedonali, dei marciapiedi e dell’arredo urbano. Come in altri paesi dei dintorni (la vicina Macael, per esempio), il marmo è infatti protagonista della storia e dell’aspetto della cittadina.
Il marmo di Macael.
Il marmo in questione è il tanto celebrato marmo di Macael, la ricchezza di queste terre.
Le cave, che si scavano da secoli nei rilievi che si affacciano sulla valle, hanno fornito il materiale per monumenti romani e andalusí .
Con questa pietra vennero eretti monumenti nell’imperiale città romana di Italica e nella grande Medina Azahara: la grandiosa città che rivaleggiava con la Cordoba del califfato.
Da qui arriva, per fare altri esempi celebri, anche il materiale delle colonne e degli stessi leoni del patio de los leones dell’Alhambra di Granada, e della corte del Castello di Velez Blanco, ora incastrata tra le sale del Metropolitan Museum di New York.
Bianco, grigio, giallo.
Di Macael ne esistono tre qualità. La più nota è il marmo bianco, chiamato anche “oro bianco”, ma se ne estraggono anche una varietà grigia e una gialla.
Le vediamo insieme in un altro monumento colossale: il mortaio più grande del mondo. Fa bella mostra di sé proprio nel pueblo de Macael: si tratta di un comune mortaio di purissimo marmo bianco, con un pestello di marmo giallo, entrambi sorretti da un basamento di marmo grigio.
Un po’ meno comune è la taglia dell’oggetto: è alto tre metri e mezzo.
La cittadella della cultura.
Il germe di questo inatteso centro culturale nasce dalla visione di un, ai tempi, giovanissimo pittore.
E’ Andrés García Ibáñez che, a metà degli anni Novanta, vuole creare una sua casa-museo nel suo pueblo natale. Ci riesce, e attira l’attenzione dei settori pubblico e privato.
Il suo museo ora accoglie le opere dello stesso pittore e una ricca collezione d’arte spagnola, soprattutto di stampo realista, da Goya in poi.
L’edificio domina – bianco e azzurro – il piazzale della cittadella della cultura.
Accanto alla casa-museo verrà concepito un ulteriore spazio culturale.
Nato dalla cessione di uno dei più celebrati fotografi spagnoli (l’almeriense Carlos Perez Siquier) della totalità del proprio archivio fotografico alla Fondazione Ibáñez-Cosentino, il Centro Pérez Siquier apre le sue porte nel 2017, ed è in corso di ampliamento.
La grande statua.
Un altro rinomato artista che frequenterà Ibáñez, Olula e il suo centro culturale è Antonio López.
Illustre pittore e scultore della quotidianità e della realtà che ci circonda, è il padre della grande statua che dal 2017 si eleva in mezzo alla spianata dei musei di Olula del Río.
Per ricavare i fondi per la realizzazione dell’opera – possibile anche grazie a generose donazioni private – si organizzò una campagna di crowdfunding mettendo in vendita delle repliche bronzee della futura Mujer del Almanzora.
Sorretta da una possente struttura di metallo, la testa di marmo di Macael nasconde sotto di sé un piccolo museo ipogeo che ne mostra genesi e i segreti della sua realizzazione.
Un centro culturale all’altezza di una grande città europea ci attende ai margini di una cittadina dell’entroterra almeriense, tra colline che nascondono un cuore di marmi preziosi e sulle sponde assetate di un fiume timido che scorre nel suo spropositato letto pietroso.
E’ l’imprevista Ciudad de la Cultura de Olula del Río, annunciata al viaggiatore che attraversa queste terre da quella immensa testa di marmo che fissa il cielo sopra l’Andalusia.
Link, fonti e proposte
- Questo articolo del Diario de Almería dell’anno 2021 ci svela il coraggioso sogno di Andrés García Ibáñez, che diede i natali alla Ciudad de la Cultura de Olula del Río.
- Per avere qualche dettaglio in più sul celebrato marmo di Macael, ci affidiamo alla pagina web del Ayuntamiento dell’omonimo pueblo.
- Questo articolo del quotidiano locale La Voz del Sur ci riporta all’anno 2019 e all’inaugurazione de La Mujer del Almanzora.
- Questo brevissimo video dell’Ufficio Informazioni Turistiche del Valle del Almanzora ci accompagna intorno e dentro la scultura de La Mujer del Almanzora.
- Già segnalati nel testo dell’articolo, ecco i link alle pagine web del Museo Ibañez e del Centro Perez Siquier di Olula del Río.
- Ecco un video della televisione nazionale spagnola RTVE che ci offre un’interessante intervista all’artista Antonio López, padre della scultura di Olula del Río.



