Medina Alzahira: una città scomparsa da un millennio, voluta da Almanzor nel decimo secolo, potrebbe essere stata individuata grazie all’impiego di nuove tecniche di indagine.

Medina Alzahira
Mappa_Cordoba
La città fiorente.
È esistito, per poco più di trent’anni, un luogo sfarzoso che prendeva l’eloquente nome di Città Fiorente.
Sebbene questo posto non sia mai dimenticato dalla Storia, a un certo punto scomparve, per rimanere nascosto per secoli.
Sorto nel decimo secolo per volontà di uno dei politici più potenti dell’Europa medievale – Almanzor – si trovava non lontano dalla capitale del grande califfato di Al-Ándalus (la penisola iberica islamica).
Parliamo dell’enigmatica Medina Alzahira (Madīnat al-Zāhira, la cui traduzione è appunto, approssimativamente, “città fiorente”) fondata e cresciuta a pochi chilometri dalla maestosa Cordova.
Le vicende di questo centro palatino e di potere durarono pochissimo: alla morte di Almanzor tutto il regno iniziò un processo di frammentazione in piccoli staterelli (le taifas) e la città palazzo venne saccheggiata e distrutta dai suoi oppositori e dal tempo.
Conferme LiDAR.
Una recente ricerca guidata dal professor Antonio Monterroso Checa dell’Università di Córdoba – i cui risultati sono stati pubblicati sul finire del 2025 – propone una nuova pista su dove possa essere nascosto ciò che rimane di Medina Alzahira.
L’area individuata si trova all’estremo orientale del territorio di Cordova, a una dozzina di chilometri dal centro storico, nei pressi della cittadina di Alcolea.

Non che mancassero ipotesi sulla posizione della mitica città voluta da Almanzor, ma quest’ultima proposta (avanzata per la prima volta nel 2023), è stata confermata grazie a nuovi dati provenienti dalla terza fase di misurazioni LiDAR.

È un pacchetto dettagliato, fornito dall’Instituto Geográfico Nacional, di informazioni ottenute con uno scanner laser che registra milioni di punti del terreno per ricostruirne con precisione la forma e le altezze in tre dimensioni.

La superficie stimata dell’insediamento si attesterebbe intorno ai 120 ettari, una dimensione paragonabile a quella dell’altra grande città palatina cordobesa, la Medina Azahara – visitabile e patrimonio dell’umanità dell’Unesco – fatta costruire da Abderramán III (ultimo emiro e primo califfo dell’indipendente regno di Al-Ándalus) all’altro lato del centro di Cordova.

Anomalie topografiche.
Il presunto sito archeologico si colloca nell’area di Cabezos delle Pendolillas, una zona il cui nome è documentato fin dal Quattrocento e storicamente sotto il controllo della Corona.
Qui ebbero sede le Yeguadas Reales a partire dall’epoca di re Felipe II, e da qui provenivano i cavalli dei sovrani di Spagna.
L’analisi dei modelli digitali del terreno ha messo in luce vaste anomalie topografiche: alterazioni che sembrerebbero corrispondere a una complessa trama urbana, con edifici di pianta quadrangolare, organizzati in modo ordinato e terrazzato.
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Una città pianificata, insomma, piuttosto che un agglomerato urbano spontaneo e stratificato nel tempo.
In alcuni punti, le costruzioni rompono la griglia ortogonale e si orientano verso sud-est, un elemento ritenuto significativo anche dal punto di vista simbolico.
Secondo i ricercatori, questa si tratterebbe dell’unica proposta di localizzazione, tra le numerose formulate finora, fondata su dati fisici e scientificamente verificabili.
La figura di Almanzor.
Ma chi era questo Almanzor, personaggio capace di farsi costruire un’intera nuova città per sé, la sua famiglia e per la sua amministrazione alle porte della capitale del regno?
Almanzor (soprannome che significa Il Vittorioso) non era il califfo di Al-Ándalus e – quindi – non era il sovrano e pontefice dello stato indipendente da Bagdad che si estendeva su buona parte della penisola iberica.
Il legittimo califfo era infatti il biondo Hisham II, soltanto undicenne al momento della sua incoronazione.
Serviva dunque un vicario, di fatto il reale governatore del Paese.
La fondazione della sua Medina Alzahira rappresentò il simbolo politico e materiale di questa autorità, oltre che una scelta strategica di controllo e sicurezza.
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La città, celebrata dalle fonti per la sua magnificenza, divenne il centro da cui Almanzor governò il Paese negli anni di massimo splendore del suo potere.
Alla sua morte aveva previsto che la sua stirpe avrebbe continuato a governare sul regno.
Ciò accadrà ufficialmente quando uno dei suoi eredi venne designato come successore del califfo, evento che ruppe la linea dinastica degli Omeya e contribuì allo scoppio di una guerra civile che portò alla frammentazione del vasto Al-Ándalus in una serie di piccoli stati, le già citate taifas.
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Uomo di straordinaria ambizione, abilità politica e spregiudicatezza, era capace di combinare controllo militare, repressione interna, riconoscimento religioso e consenso popolare, fino a governare di fatto Al-Ándalus, pur mantenendo la finzione dell’autorità califfale.
Questa continua erosione e appropriazione del costrutto politico e militare di Al-Ándalus, oltre alla permeazione nel regno di eserciti berberi che obbedivano direttamente alla volontà del reggente ed erano estranei al tessuto sociale andalusí, finì per dilavare e consumare i pilastri di un Paese che era stato la meraviglia dell’Occidente.
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L’ambizioso politico non vide la caduta del califfato, né della sua Medina Alzahira, che sparì inghiottita dal tempo e dalla dehesa solo dopo la sua morte.
Ma tutto questo è storia di mille anni fa.
Oggi abbiamo finalmente l’occasione di riportare alla luce le fondamenta e i resti della perduta, ma mai dimenticata, Città Fiorente voluta dal vittorioso Almanzor.
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