Scoperte archeologiche dal sottosuolo dell’Andalusia: nuove testimonianze preistoriche da Teba e ibere da Jódar.

La Lentejuela y El Fontanar
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Archeologia.
Periodicamente raccontiamo di ritrovamenti archeologici eccezionali avvenuti in territorio andaluso, vasta regione abitata da migliaia di anni e percorsa da diverse civilizzazioni.
Questa settimana presentiamo due siti diversissimi ma ugualmente straordinari: uno in provincia di Malaga, che ci riporta alla preistoria, e l’altro nelle terre ibere della provincia di Jaén.
Il dolmen di Teba.
Un dolmen costruito oltre cinquemila anni fa è stato portato alla luce a Teba (Malaga) da un gruppo di ricerca dell’Università di Cadice.
Ci troviamo a pochi chilometri dal celebre castello medievale, testimone delle vicende dei cavalieri scozzesi e della loro personale crociata andalusa di cui abbiamo scritto tempo fa.

Il prezioso ritrovamento in questione è quello del Dolmen “I“ della necropoli di La Lentejuela: una tomba di 13 metri di lunghezza con un’articolata compartimentazione interna.

Gli scavi hanno consentito di documentare una struttura monumentale in uno stato di conservazione eccezionale.

All’interno sono stati rinvenuti ossari e corredi ricavati da materiali preziosi ed esotici come l’avorio, l’ambra e conchiglie marine (ci troviamo a decine di chilometri dalle coste andaluse), oltre a manufatti di selce come punte di freccia, grandi lame e una rara alabarda.

Secondo gli archeologi, il ritrovamento rappresenta una delle testimonianze funerarie più imponenti dell’Andalusia.

Lo stato di conservazione del nostro dolmen è eccezionale, e il suo tesoro è testimonianza dell’esistenza di reti di scambio a lunga distanza tra i popoli dell’epoca.

Gli Iberi di El Fontanar.
A El Fontanar, nel comune di Jódar (Jaén), gli archeologi dell’Università di Jaén hanno scoperto un sito monumentale unico nella cultura ibera.
La struttura principale è costituito da una grande pietra appuntita, eretta verticalmente tra il quinto e il quarto secolo prima della nostra era, alta circa cinque metri e appoggiata a due massi tondeggianti più piccoli.
Questa enorme composizione è stata collocata con estrema precisione di fronte a una cavità naturale, una sorta di caverna, alta quasi sette metri.
Gli Iberi non potevano essere meno ambigui di così nelle loro simbologie procreative, di cui potete vedere un’inequivocabile immagine sulle pagine del quotidiano nazionale El País.
Durante il solstizio d’inverno, il sole proietta l’ombra dell’elemento verticale verso la cavità, dando vita a un rituale cosmico legato alla fertilità e al ciclo della vita.
Non solo: gli esperti ritengono che l’intero sito celebrasse una ierogamia, ovvero – in questo caso – l’unione tra un eroe e una dea, tra nascita, morte e rinascita.
Il ritrovamento è considerato unico nella cultura ibera e offre nuove evidenze sui rituali legati agli astri e alle osservazioni astronomiche del popolo che precedette la venuta dei Romani.
Separatore
Settimane appassionanti per gli amanti dell’archeologia, insomma.
Potete trovare informazioni più dettagliate negli autorevoli link dell’apposita sezione in coda all’articolo, con indicazioni sugli enti e i ricercatori coinvolti.
La terra andalusa, ormai lo sappiamo, non smette mai di regalarci sorprese.
Link, fonti e proposte