Del villaggio abbandonato de La Lancha e la grande diga sul fiume Jándula.


Memorie dal territorio.
Ogni tanto lasciamo da parte gli innumerevoli vivaci centri della nostra terra per dedicarci a luoghi che furono e che non sono più.
Senza scomodare le grandi città sepolte dai secoli, come la romana Itálica o la Medina Azahara califfale, vale la pena di avvicinarsi a ciò che resta di gruppetti di casette – oggi silenziose e abbandonate all’insinuarsi di radici e fronde – in grado rievocare memorie del territorio che punteggiano.
Villaggi abbandonati.
Abbiamo già raccontato, in passato, le vicende del pueblo abbandonato di Tablate e ricordato i nomi di alcuni altri villaggi fantasma sparsi per l’Andalusia.
Oggi scriveremo di un villaggio pensato, pianificato e costruito un centinaio di anni or sono, con una missione ben precisa.
La diga.
È la fine degli anni Venti del Novecento.
Tra i boscosi monti e le valli della Sierra de Andújar (della quale abbiamo già scritto alcune volte, per una sua inattesa spiaggia e il suo celebre Santuario) scorre un fiume, il rio Jándula.
Il fiume deve essere domato, secondo i piani del governo di allora, e munto della sua energia cinetica.
Vi si costruirà una grande diga, che produrrà corrente elettrica.
Un’impresa mastodontica: uno sbarramento alto più di ottanta metri e largo più di duecento, dal nome evocativo di Salto del Jándula.
Per farlo servono lavoratori, e devono essere trasferiti in un’area pressoché disabitata per tutta la durata della colossale opera.
La Lancha, genesi e declino.
In quattro e quattr’otto sorge il villaggio de La Lancha.
Autonomo, ha una sua rete fognaria, elettrica, telefonica.
Ospita alloggi, una chiesa neomedievale che fa anche da scuola e teatro, un piccolo ospedale, una caserma della Guardia Civil, un piccolo supermercato e stalle per gli animali.
Il paese arriva ad ospitare tremila persone: mille lavoratori e le loro famiglie.
In quattro anni la diga è costruita e operativa, e poco senso ha ora restare in questa zona sperduta.
Poco per volta le famiglie vengono attratte da centri più vivaci, con più opportunità e servizi, come la relativamente popolosa Andújar – capoluogo del vasto territorio comunale che abbraccia anche i boschi intorno alla diga – e La Lancha diviene sempre più solitaria e silenziosa ed infine viene abbandonata.
El poblado de La Lancha, oggi.
Oggi, de La Lancha, non rimane molto.
La chiesa è ancora lì, come alcuni isolati, malridotti e scoperchiati.
Il resto è stato riassorbito dalla natura della Sierra de Andújar.
Si è parlato di questo luogo e della sua storia in un vecchio articolo di un quotidiano nazionale, che lo denomina “paese usa e getta”: sorto per uno scopo e dimenticato subito dopo.
Gli anni dell’innalzamento della diga vennero documentati con un filmato d’epoca.
La registrazione, dimenticata per decenni, mostrava momenti della costruzione del villaggio e scene di vita tra le sue vie e casette di pietra.
Riesumata negli anni Novanta e successivamente restaurata, la pellicola è il solo ricordo della fugace esistenza de La Lancha.
Oggi sono ruderi, qualcuno riciclato come capanno agricolo, a memoria delle famiglie che permisero, un secolo fa, il compimento di una grande impresa.
Link, fonti e proposte
- Questo recente articolo del quotidiano locale Jaén Hoy (in castigliano), descrive lo stato attuale del poblado de La Lancha e ne ripercorre la storia.
- Questo è l’articolo del quotidiano nazionale El Mundo (in spagnolo) che citavamo nel testo: racconta la storia de La Lancha, della diga sul fiume Jándula e le sorti del documentario d’epoca ritrovato e restaurato.
- Anche Cadena Ser tratta del villaggio de La Lancha (in spagnolo), esplorandone le potenzialità per una rivitalizzazione del territorio circostante.
- Questo breve video di Canal Sur ci porta ai resti del poblado de La Lancha e ci mostra la diga e il suo lago artificiale.
- Brevissimi spezzoni dei filmati d’epoca citati nell’articolo, con tanto di visita del re Alfonso XIII al sito della diga, diffusi dalla Filmoteca de Andalucía.