A cavallo tra una sedia e una sella: la storia della jamuga, la seduta che accompagna il cammino delle pellegrine verso il santuario de la Virgen de la Cabeza di Andújar.

Jamuga_Andújar
Mappa_Andujar
In sella alla tradizione.

Abbiamo già accennato alla storia e ai riti legati alla moltitudinaria Romería de la Virgen de la Cabeza di Andújar, quest’anno appena conclusa, che è considerata da molti la più antica di Spagna e che si avvicina a compiere i suoi primi ottocento anni.

È una tradizione molto sentita, fatta di gesti, percorsi e simboli.

Di questo evento secolare oggi ci soffermeremo su un dettaglio: una sedia

Si chiama jamuga e, diversamente dalle comuni sedie, non poggia sul pavimento ma è fatta per essere montata sulla groppa di un mulo.

Un oggetto a metà tra una poltrona e una sella, insomma, che ha il compito di accogliere e accompagnare le devote pellegrine nel loro cammino verso il santuario.

La sedia a forbice.

La jamuga è un oggetto da viaggio, unasilla de tijera (sedia a forbice); quello che, in un italiano non proprio di tutti i giorni, si chiama “faldistorio”.

È una seduta, che può essere piegata come se fosse un grosso paio di forbici, con un perno tra le gambe e i braccioli.

Nel nostro specifico caso andaluso, la jamuga è pensata per essere collocata sul dorso di un mulo o di un cavallo e per permettere alle devote della romería di sedersi lateralmente al corpo dell’animale.

L’obiettivo è garantire alla dama, che per l’occasione indosserà una tradizionale e voluminosa gonna fatta di variopinte balze, la massima comodità e stabilità possibile durante il lungo e accidentato spostamento.

Al legno intagliato del mobile si accompagna la sfarzosa bardatura del mulo, adorno di stoffe e orpelli dai colori vivaci.

Dagli etruschi ad Andújar.

L’origine della jamuga affonda le radici nella sedia curule romana, che a sua volta traeva origine da precedenti etruschi.

Si trattava, anche in quel caso, di un sedile pieghevole a forma di X, riservato a figure di potere come magistrati e autorità.

Nel tempo, questo modello si diffonde in Europa, passando per l’Iberia musulmana adattando le sue forme e i suoi decori.

In quelli che furono i territori di Al-Ándalus, la jamuga arriva a essere un oggetto raffinato, realizzato con legno intagliato e con sedute in cuoio o tessuti preziosi.

Alcuni esemplari, creati nelle botteghe di Granada tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, mostrano un livello di esecuzione magistrale.

Lontano dai laboratori degli ebanisti di palazzo, il termine “jamuga prendeva piede nell’uso comune per indicare un mobile decisamente più domestico e popolare, pensato per i viaggi di donne aristocratiche e importanti.

Non un reperto.

Ad Andújar, in provincia di Jaén, la jamuga non è un ricordo del passato o un oggetto da museo, ma una presenza viva.

Legata alla devozione mariana, è stata quindi inclusa, complice la sua forma perfetta per adattarsi al dorso equino, nei rituali festosi della peregrinazione della romería de la Virgen de la Cabeza.

L’immagine della dama in sella a un mulo, con la sua pomposa e variopinta gonna e pronta per il cammino verso il santuario, è così radicata nell’immaginario della città che, nel 2007, le è stata persino dedicata una realistica scultura in bronzo, opera dell’artista locale Manuel López Pérez.

Non solo storia e nostalgia, dunque, ma un oggetto rimasto incastonato di una vivissima tradizione che ogni anno, da quasi ottocento, si ripete in questo frondoso angolo d’Andalusia.

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