Una fonte sgorga ai piedi del castello di Aracena. Prende il nome da uno struggente racconto che ha per protagonista una dama del Medioevo andaluso.

Aracena_Fuente de Zulema
Mappa_Aracena
Dame e torri.

C’era una volta una principessa rinchiusa in una torre.

Queste parole fanno da preludio ad una miriade di fiabe, ma il racconto di cui scriveremo oggi non prevede le solite lunghe trecce liberatrici, né le foreste di rovi stregati a cui siamo abituati.

E neppure un lieto fine; nonostante questo la storia della nostra fanciulla è rimasta impressa nell’immaginario collettivo di un pueblo tra i monti e le foreste della provincia di Huelva: Aracena.

E la principessa, o dama, è la celebre Zulema, che dà il nome ad una fonte del paese.

Un’altra dama fantastica del medioevo andaluso – di cui già abbiamo riportato la leggenda – era finita rinchiusa in un castello: è la Tragantía di Cazorla.

Tramutatasi in un mostro vendicativo e antropofago, divenne uno dei tanti personaggi mitici del folclore dell’Andalusia rurale.

Altre montagne, altri finali.

Aracena, il medioevo e il castello.

Nell’Aracena del decimo secolo, in piena era dell’Al-Ándalus islamico, c’era un castello governato da un signorotto moro.

I resti del castello califfale sono ancora lì, sepolti dalla mole di una successiva fortezza portoghese che domina la cittadina e il paesaggio.

Due cerchie di mura che coronano un monte, e tra loro un gioiello: la chiesa de Nuestra Señora del Mayor Dolor, con la sua torre mudéjar decorata con sebka (i merletti murari che rivestono la Giralda di Siviglia, per intenderci) e una maestosa porta che introduce il complesso difensivo e religioso.

Nel medioevo la città era tutta quassù, e la popolazione viveva all’interno delle mura del castello.

Un tragico amore impossibile.

Il reggente di Aracena aveva una figlia, che la leggenda descrive come una bellissima giovane mora: Zulema.

Secondo la più pura consuetudine dei più struggenti e tragici amori impossibili, Zulema si innamora di un cavaliere cristiano, rappresentante di un regno nemico e di una religione differente.

Cosa poi ci facesse un militare cristiano nel cuore di Al-Ándalus, lontano da ogni frontiera, non ci è dato saperlo.

I due giovani – aiutati da un’ancella – vivono il loro amore clandestino incontrandosi in segreto e con il favore delle tenebre.

Una sera i due vengono scoperti in flagrante da un soldato, che corre a riferire al suo signore quanto avevano visto i suoi occhi.

Il reggente monta su tutte le furie. Per prima cosa, racconta la leggenda, fa tagliare la lingua all’unico testimone dell’amore proibito della figlia, affinché non possa raccontare a nessuno del sacrilego affronto subito.

Non contento, lo fa accecare.

Una terribile vendetta.

Ora, per l’offeso governatore, è il momento della vendetta.

Il padre della giovane si fa trovare, armato e pronto a tutto, all’abituale ora e luogo dell’appuntamento dei due amanti. Quello che non si aspettava era il dover assistere a un addio.

Il cavaliere abbandonava quelle terre per tornare al fronte e combattere quella guerra lunga ottocento anni che conosciamo come Reconquista.

Il signorotto di Aracena, per placare le ferite al suo onore e colmo di folle ira, fa quindi murare la figlia nella torre della fortezza.

Lacrime.

Nella sua cella, sola con il suo dolore, la fanciulla non trova pace e il continuo suono dei suoi lamenti inonda le case e i cuori di tutti gli abitanti del castello.

Col tempo le copiose lacrime della giovane reclusa finirono per inzuppare le pietre della rocca e persino le rocce del monte sotto di essa.

Il suo pianto senza pace né sosta divenne un rivolo segreto, e poi una fonte che prese a sgorgare al di fuori della cinta muraria, libera dalla prigionia del padre, dalla politica e dalla religione.

La fonte si chiama come lei: Zulema.

E la trovate ancora là, ai piedi del rilievo del castello, segnalata da una semplice edicola a timpano e decorata da ceramiche colorate, che recitano:

” El rumor sordo, confuso e indeterminado de los árboles,

que parecen conversar antes de que la luz se acabe,

acompañarán con salvaje armonía el arrullo de los amantes “. 

(Il rumore sordo, confuso e incerto degli alberi,

che sembrano conversare prima che la luce si spenga,

accompagneranno con selvaggia armonia il sussurro degli amanti).

Link, fonti e proposte