Riusciranno le charlas al fresco di Algar a divenire patrimonio immateriale dell’Umanità?

Charlas al Fresco_Algar
Mappa_Algar

Da qualche tempo un paesino di calles empinadas della provincia di Cadice fa parlare di sé.

Si tratta di Algar, poco meno di millecinquecento abitanti che condividono un sogno di proporzioni universali.

L’iniziativa.

Era l’estate del 2021 quando il sindaco della cittadina promuove un’iniziativa: proporre all’Unesco di includere nella lista del Patrimonio immateriale dell’Umanità una consuetudine che il suo pueblo condivide con molti paesi andalusi e buona parte del Mediterraneo più autentico.

Charlas al fresco.

Si tratta di ciò che gli algareños chiamano “charlas al fresco”.

Quando il sole cala sulla Sierra de Cádiz, e le torride giornate estive lasciano il posto a serate dalle temperature più tollerabili, ecco le porte delle basse case del pueblo aprirsi e le strade popolarsi di una folla di seggiole di plastica rubate al soggiorno, sgabelli e sedie pieghevoli.

Le porte (chiamiamole con il loro nome: portales o casapuertas) diventano minuscole piazze intorno a cui si radunano gruppetti di vicini e parenti che si raccontano.

La voce del paese.

In questi raduni improvvisati, mobili ma inevitabili gli abitanti si scambiano ogni genere di notizie: da fatti personali, familiari e locali, ai commenti su quello che accade nel mondo. Dall’acciacco e il dolore al ginocchio a quello che succede a Madrid, Bruxelles, Washington o sulla Stazione Spaziale Internazionale.

È la voce del paese, l’identità di una comunità, il social network non digitale ed antico come le case intorno alle quali si raggruma. Pettegolezzi, aggiornamenti, opinioni. La voce del paese, dicevamo, che – e questo è l’obiettivo dell’iniziativa – non si vuole perdere.

Minacce contemporanee.

Le pareti intonacate delle case andaluse hanno assorbito i raggi di sole andaluso per tutto il giorno, e dentro non si può e non si vuole stare. Fuori ci sono le cicale, i gechi e le facce di sempre, ognuna con le proprie storie. E’ così dal tempo degli Iberi, da Tartesso.

Intanto però è arrivata l’aria condizionata – sì, anche ad Algar – infiniti canali televisivi e abbonamenti a serie e film. Intanto i giovani si sono trasferiti a Siviglia o a Londra, e la popolazione che diminuisce di anno in anno è più che dimezzata dagli anni Sessanta.

Il rischio di porte chiuse e sedie sotto al tavolo c’è, anche se fuori c’è l’Andalusia.

Distanze e vicinanze.

Torniamo all’estate del 2021. L’idea di tirare in ballo l’Unesco nasce un po’ come provocazione, per promozione, per risvegliare l’interesse di un piccolo mondo antico.

Il Comune decide di fare le cose in grande, e invita tutti i suoi cittadini, a partire dalle otto di sera del 10 di Agosto ad armarsi di seggiola e chiacchiere ed invadere le vie. Si girerà un video ufficiale, che andrà sulle reti sociali.

La notizia risveglia l’interesse di quotidiani iberici ed internazionali, che scoprono Algar e la sua intraprendenza fuori scala. Fuori scala perché la cittadina richiama l’attenzione di giornali e Nazioni Unite sul piccolo fazzoletto di terra in salita su cui poggia, ma urla di un tema di portata globale, intriso di memoria, di riflessioni su una società che cambia e che invecchia, sulle distanze e le vicinanze del mondo contemporaneo.

Il patrimonio immateriale.

Tra i beni considerati patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco sono inclusi l’arte del pizzaiuolo napoletano, la dieta mediterranea e, per rimanere in Andalusia, niente meno che il flamenco e il Festival dei cortili di Cordova.

Il percorso per il riconoscimento dell’Unesco è lungo e arduo. Per prima cosa, stando alle regole delle Nazioni Unite, una tradizione – per poter essere presa in considerazione – deve essere inserita nell’inventario del patrimonio culturale immateriale del proprio Paese.

Un ulteriore sforzo di coordinamento internazionale è richiesto per proporsi come tesoro sovranazionale. La Spagna non ha ancora riconosciuto la charlas al fresco come bene di interesse culturale, ma la prima pietra è stata lanciata.

Il fondatore.

Già che ci siamo spinti fino ad Algar, conviene approfittarne per raccontare le peculiari vicende della sua fondazione.

Il fondatore di Algar ha un nome e un cognome: tal Domingo López de Carvajal, un gallego, marchese di Atalaya Bermeja.

Erano gli anni delle grandi avventure marittime tra le due sponde dell’Atlantico e Domingo Lopéz de Carvajal si era lanciato in un redditizio business dell’importazione degli allora esotici tesori americani.

Il Messico era la sua terra adottiva, e Cadice era il porto per eccellenza dell’impero. Argento, cioccolato, piante ed animali, artigianato: ad ogni traversata lo accompagnava un tesoro da far fruttare.

Il voto di Domingo López de Carvajal.

Durante uno di questi viaggi una tormenta sorprende la sua barca e Domingo se la vede brutta. Lottando contro i venti e le onde oceaniche, come nelle storie di una volta, il commerciante si rivolge supplicante alla Vergine di Guadalupe, patrona del “suo” Messico. Se la patrona gli avesse salvato la vita, avrebbe fondato una città in suo onore lontano dalle onde del mare.

E così accadde. Nuovamente al sicuro e all’asciutto Domingo acquista i terreni che ospiteranno la Villa de Santa María de Guadalupe de Algar. Algar, insomma. Era il 1773.

La popola di coloni, di viti ed ulivi, di botteghe, mulini e case e – non poteva mancare – fa erigere una chiesa dedicata alla sua salvatrice Guadalupe, Virgen del Tepeyac.

E’ ironico pensare che l’asciutto rifugio del fondatore sia – dagli anni Novanta del secolo scorso – finito per confinare con uno degli embalse – un lago artificiale – più estesi e ricchi di acque d’Andalusia: l’Embalse de Guadalcacín.

Il Messico di Cadice.

Il legame con il Messico si respira ancora oggi ad Algar. Soprannominato “El pueblo más mexicano de España”, questa contaminazione culturale permea i festeggiamenti per il giorno della commemorazione dei defunti – che qui vuole richiamare il popolare Día de los Muertos messicano.

Lo si nota anche nella celebrazione della Recreación, il giorno che onora la fondazione della città e che è un susseguirsi di spettacoli organizzati in collaborazione con associazioni messicane andaluse, musica, gastronomia locale e messicaneggiante.

Le auto.

Algar è conosciuta anche per una gara automobilistica: la celebre Subida a Algar. E’ un “rallye” (come lo chiamano qui) che ogni primavera – dal 1992 – attira fino a questo nascosto, coraggioso ed estroso angolo della provincia di Cadice migliaia di appassionati.

La Subida a Algar è un classico del campionato automobilistico spagnolo di montagna ed un tratto in più della personalità di questo pueblo blanco di Cadice.

Non male per un paese di meno di millecinquecento abitanti.

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