La Basílica de la Milagrosa: ciò che oggi rimane del novecentesco sogno di una spropositata chiesa per Siviglia.


Le rovine di un sogno.
Nascosti tra i palazzi che circondano i giardini della Buhaira di Siviglia, con il loro bel padiglione mudejareggiante e le loro palme e fontane, si ergono i resti di una chiesa.
Non sono rovine, o – per lo meno – non lo sono nel senso più comune del termine: qui la chiesa non c’è mai davvero stata, sebbene il suo tracciato sia rimasto coagulato nell’urbanistica e nei ricordi della Siviglia contemporanea.
Le odierne mappe aeree mostrano chiaramente, tra ombre e alberi, i segni di una enorme abside e delle navate di una gigantesca cattedrale gotica.
Camminandoci intorno tutta questa certezza svanisce, scomposta in una serie di anonimi muri e cancellate della città moderna.
Aníbal González y Álvarez-Ossorio.
Segni: tutto ciò che rimane del sogno di un architetto, maestro della corrente regionalista andalusa al quale avevamo già accennato scrivendo del Gallo Azul di Jerez : Aníbal González.
È il padre di alcuni capolavori novecenteschi andalusi dal gusto nostalgico, come l’iconica Piazza di Spagna, realizzata per l’Esposizione iberoamericana del 1929 che tanto ha cambiato una grossa porzione della città lungo il fiume.

La Exposición Iberoamericana. Siviglia, 1929.
Aníbal González si era occupato per anni – dal 1911 – della grande esposizione sivigliana che mirava a ricucire i rapporti con quei Paesi un tempo parte di uno stesso impero e che si rivelava un’occasione irripetibile per sviluppare la città oltre il suo centro storico.
Il contributo dell’architetto, che era niente meno che il director de obra dell’esposizione (il responsabile dei lavori) iniziò con la stesura del masterplan dell’area, e incluse la progettazione di alcuni edifici emblematici ancora esistenti.
Tra questi i due grandi padiglioni che si fronteggiano in Plaza de América: il padiglione mudéjar e il quello delle Belle Arti.
La storia non finisce bene: a tre anni dall’apertura al mondo della rassegna internazionale, l’architetto si ritirava dagli incarichi del tanto sudato evento a causa di screzi con il Comisario Regio, tal José Cruz-Conde y Fustegueras, politico del regime di Primo de Rivera, già passato dai ruoli di sindaco di Cordova e governatore di Siviglia.
Devozione o rivalsa.
Sarà stata la profonda devozione ad una particolare Madonna sivigliana – quella della Inmaculada Milagrosa – o il desiderio di rivalsa professionale, il prolifico architetto pensa a un nuovo monumentale edificio, che nulla ha a che vedere con i luoghi e le forme della Expo.
Sarebbe dovuta essere una chiesa dalle dimensioni colossali, neogotica, da erigere su terreni donati ai gesuiti.
Avrebbe rivaleggiato per dimensioni con la stessa cattedrale di Siviglia; le sue torri avrebbero sfiorato l’altezza della Giralda, e sarebbe stata anticipata da un’enorme piazza.
Non solo: il complesso avrebbe incluso una serie di edifici che avrebbero dato vita ad un importante polo educativo.
La Siviglia degli anni Venti del Ventesimo secolo non era più certo la florida città che dominava il commercio oceanico, e una impressionante recessione economica globale si stava avvicinando.
Nonostante ciò, si posa la prima pietra della basilica de la Milagrosa.
Il progetto era di tale importanza che, quel piovoso giorno di Maggio del 1928 alla cerimonia ufficiale, il seme del gigantesco tempio è gettato, con tanto di benedizione del vescovo e sotto lo sguardo del re.
Inizio e fine dei lavori.
I lavori iniziano e procedono, ma le difficoltà e i costi di un’opera di simili proporzioni ne rallentano la costruzione.
É la morte dell’architetto – a pochi mesi dalla benedizione del cantiere – a decretare la fine definitiva di questa faraonica visione.
Ne rimangono solo i resti, rovine del sogno di un architetto e di una città, testimonianze di un tempo in cui Siviglia rincorreva i fasti del suo passato.
Sarebbe dovuta essere una seconda immensa cattedrale, ad un tiro di schioppo da una piazza – Plaza de España, questa sì conclusa – che avrebbe celebrato il grande porto delle Americhe e dell’Europa rinascimentale.
Ma il Sedicesimo secolo si era concluso da un bel pezzo e da lì a poco – sull’altra sponda dell’Atlantico – si innalzeranno presto i quattrocento metri della guglia dell’Empire State Building, simbolo di un mondo dai nuovi equilibri, dalle nuove rotte.
Della grande basilica de la Milagrosa non rimangono che mura alte poco più di tre metri.
La città scolastica.
Quando ormai l’idea della grande chiesa della Huerta del Rey (il nome con cui erano chiamati i terreni della Buhaira) sembrava dimenticata, viene nuovamente inclusa nel progetto, degli anni Quaranta, di un altrettanto mastodontico centro educativo: la Ciudad Escolar del Inmaculado Corazón de María.
Questa volta l’architetto è Antonio Illanes del Río, che progetta un vasto edificio circondato da padiglioni e impianti sportivi.
Il centro educativo verrà edificato – anche se ridimensionato – ma la chiesa rimane ferma a quei tre metri di altezza, abbandonati al loro destino dalla fine degli anni Venti.
Passa il tempo e cambia il millennio.
Per una ventina d’anni la parte centrale della crociera viene riconvertita in un ristorante chiamato – appunto – “La Basilica” (ora chiuso) con tavoli all’aperto nella suggestiva cornice offerta dai monconi di pietra e mattoni dei pilastri.
Dalla chiusura del ristorante silenzio ed erbacce vigilano su navate e torri mai esistite.
I giardini de la Buhaira, se vi ritrovate a gironzolare per la zona di Nervión, valgono sempre una visita, magari evitando – fidatevi – le ore più calde dei più torridi giorni estivi.
Se siete da quelle parti, provate a percorrere il vialone che separa le due metà del parco (la Avenida de la Buhaira), fino alla fine dell’area alberata.
All’ombra di una delle due torri gemelle che incorniciano l’ampia strada troverete una cancellata curva: spiando oltre la recinzione potreste riconoscere le tracce, anonime e confuse, dello smisurato sogno di un architetto e della sua smisurata città.
Link, fonti e proposte
- Questo articolo del 2023 del quotidiano locale Diario de Sevilla, ci racconta – con fotografie e ricostruzioni grafiche – la storia della Basílica de la Milagrosa di Siviglia, dal sogno di Anibal González allo stato attuale di ciò che ne rimane.
- Anche sulla pagina web de la Junta de Andalucía si scrive della Básilica de la Milagrosa, descrivendo gli sviluppi del progetto della Ciudad Escolar del Imaculado Corazón de María.
- Per chi fosse interessato alla Exposición Iberoamericana di Siviglia del 1929, all’immagine della città in quegli anni e agli sviluppi urbanistici innescati dall’evento, trovate a questo link alcuni brevi video (in spagnolo) tratti dagli archivi di Canal Sur.
- Questa è la pagina (in spagnolo) dedicata all’architetto Aníbal González y Álvarez-Ossorio sul sito della Real Academia de la Historia.