L’onnipresente protettore della provincia di Almería.

Indalo
Mappa_Velez Blanco
Onnipresente ad Almeria e provincia. Un omino stilizzato che sembra sorreggere un arcobaleno. Da dove arriva questo simpatico logo?
L’Indalo è un simbolo scoperto nella caverna de los Letreros, in provincia di Almería. Rappresentato con la terra rossa sulla roccia dagli uomini del Neolitico, è diventato simbolo della provincia e dell’identità locale.
Un simbolo antico.
Viaggiando per la provincia di Almería l’avrete sicuramente visto. Disegnato, rappresentato come logo, fuso in ciondoli o calamite da frigorifero, come tatuaggio, statue, statuette e affini. Un ibrido tra un simpatico omino stilizzato (di quelli da porta dei bagni, per intenderci) ed un ombrello aperto. Inconfondibile, efficace, senza tempo. E’ l’Indalo. Logo nato dal lavoro di un designer degli anni Sessanta? Sembrerebbe, però no: questo simbolino così moderno è più antico della Torre dell’Oro, più dell’anfiteatro romano di Italica.
Logo
La scoperta della Cueva de los Letreros.

Correva l’anno 1868. Ci troviamo ad un paio di chilometri a nord di Vélez Blanco, ai tempi in cui il suo castello era ancora più o meno tutto intero.

Antonio Góngora Martínez scopre tra i rilievi della Sierra de Maimón un anfratto nella roccia, che verrà chiamato Cueva de los Letreros (più o meno: la caverna dei simboli, dei segni) alcuni disegni sulla roccia. Sono molti, rappresentano scene e personaggi rituali di tempi passati: una sorta di sciamano cornuto, pane, il sole, capre ed arcieri. Tra questi auguri preistorici c’era anche lui, impresso sulla parete di roccia: l’Indalo, il nostro simbolo che aspettava da più 4000 anni (decennio più, decennio meno) di essere riscoperto.

La scoperta è importante, e il sito diventa monumento storico nazionale qualche anno dopo (1924).

Logo
Il significato dell’Indalo.

Cosa volesse esprimere il nostro avo al momento del disegno del suo simbolo non è ancora completamente chiaro. Stava rappresentando un cacciatore con il suo arco teso verso il cielo, nel tentativo di cacciare un uccello? E’ un antico idolo, la rappresentazione di una divinità preistorica? Quello che vediamo con i nostri occhi moderni è una persona stilizzata che sorregge uno scudo o un arcobaleno.

L’Indalo non rimase imprigionato sulla superficie della sua roccia per sempre: dopo aver visto da lontano succedersi in Andalusia tartessos, fenici, romani, arabi, re e hippie, cominciò a viaggiare per la provincia di Almería, comparendo sulle facciate delle case, sulle porte, tracciato dagli abitanti dei pueblos con la terra rossa ferrosa del posto.

Diventa un simbolo portafortuna, con il compito di proteggere la casa e tenere lontano il malocchio. L’arcobaleno è un patto tra l’uomo ed il cielo: arriveranno altre piogge, e non saranno il grande diluvio.

E dalle porte delle case, all’immaginario collettivo e poi al merchandising locale la strada è breve.

Logo
Dopo la scoperta, la riscoperta.

Una simile scoperta andava fatta più volte. Ed infatti l’Indalo, dopo essere stato scoperto, viene scoperto di nuovo. Siamo nel dopoguerra ed Almeria, lontana dalle effervescenze della scena culturale ed artistica delle capitali, diventa la casa ed il salotto di una serie di artisti capitanati da Jesús de Perceval.

La storia è quella di sempre: ci sono giovani con inquietudini culturali ed artistiche. E c’è un locale – che in questa storia si chiama Café Granja Balear – per riunirsi e discorrere, litigare e condividere idee. Ed ecco la riscoperta dell’Indalo:  l’appassionato di archeologia Juan Cuadrado Ruiz, legato alla combriccola da poco citata, esplora il territorio almeriense.

Gli anni Cinquanta sono appena cominciati ed il nostro avventuroso parte per i monti in cerca dei nostri simboli preistorici. Ne torna con un rinnovato interesse per l’Indalo, che diviene il simbolo del fermento culturale almeriense.

Il gruppo di Jesus de Perceval prende addirittura il nome di “Indalismo”. Alla base del suo pensiero c’era la consapevolezza che la terra e le culture locali e provinciali, ancora intrise di magia ed antica spiritualità, potessero essere una importante fonte di ispirazione artistica.

I quadri rappresentano scene, volti e luoghi del territorio.

Ma non ascoltate me, che non sono certo esperto di Indaliani. Qui trovate un interessante articolo de El Pais, che potrebbe toglierci qualche curiosità su questo movimento culturale.

Logo
Dalla caverna al Patrimonio dell’Umanità.

Ora capiamo perché camminando per Mojácar – un candido pueblo di Almería che osserva il mare dall’altura alla quale è aggrappato – vedremo l’Indalo ovunque incastonato nell’arredo urbano. O perché la squadra di calcio di Almeria è soprannominata ‘la squadra indalica’.

La relazione tra il pueblo di Mojácar e l’Indalo è sempre stata molto stretta, al punto che l’Indalo è conosciuto anche come pupazzetto di Mojácar (traduzione sommaria di ‘Muñeco mojaquero‘)

È stato la mascotte dei giochi del Mediterraneo di Almería, ed ha persino una statua tutta sua in un parco del centro di Almería. E onori su onori: l’Unesco l’ha incluso nella lista del Patrimonio dell’Umanità.

Ne ha fatta di strada, dalla sua caverna.

Logo
Separatore
Link, fonti e proposte
  • Ecco un video di Canal Sur Turismo che mostra la Cueva de Los Letreros.
  • Se siete avventurosi e volete visitare la Cueva de Los Letreros, ecco alcune informazioni con numeri di telefono utili ed orari (in più lingue).
  • Se, dopo tanto parlare di Indaliani, voleste vedere qualcuno dei quadri di questi pittori, ecco un video del Museo de Arte Doña Pakyta di Almeria, che ospita alcune opere di indaliani.
  • la Cueva de los Letreros è parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco, insieme ai siti dell’Arte Rupestre del Arco Mediterráneo. Qui la scheda Unesco.