Le monache del convento de Las Carmelitas Calzadas di Granada alle prese con sushi e salse teriyaki per raccogliere fondi per la loro comunità.

Sushi de Las Carmelitas Calzadas
Mappa_Granada
I dolci dei conventi.

Un aneddoto sorprendente ci arriva da Granada e mescola antiche tradizioni andaluse con note dell’Asia più lontana.

Siamo nel quartiere del Realejo di Granada, che fino a poche settimane dopo la conclusione del lungo processo de la Reconquista, era il quartiere ebraico della città.

Qui, nel convento de las Carmelitas Calzadas è tipico acquistare i dolci preparati a mano dalle monache.

Succede in innumerevoli monasteri d’Andalusia.

In molti casi ci si avvicina ad una parete che ospita il tipico torno (una bussola girevole) di legno, si suona una campana e – mentre si aspetta l’arrivo della religiosa addetta alla vendita nascosta oltre la parete – si legge un foglio appeso che mostra varietà e quantità di biscotti ed altre leccornie.

Coscienti del calo delle vendite di biscotti, marmellate e liquori durante le ultime torride estate andaluse, le monache si sono fatte venire un’idea brillante e rivoluzionaria.

Maki e teryaki monastici.

Da qualche mese la Carmelitas Calzadas del Realejo preparano e vendono sushi.

Basta avvicinarsi alla facciata del convento per notare i colorati menù, con tanto di immagini, che descrivono maki, beveroni variopinti e un’infinità di piatti asiatici.

L’idea è venuta ad alcune religiose filippine del convento, e lo scopo della trovata rimane quella di raccogliere fondi per le attività della comunità.

Con impegno e coraggio hanno quindi attrezzato la cucina del convento con wok e tutti gli strumenti necessari per arrotolare i celebri cilindrotti giapponesi e si sono messe a studiare nuove ricette e tecniche di cottura.

Fanno sapere che i nuovi piatti sono adattati ai gusti andalusi, e sono preparati con materie prime di qualità, ma più spartane rispetto ai soliti salmoni e tonni rossi.

I maki contengono verdura, frutta e palitos de cangrejo (surimi).

Il convento non si è trasformato in un ristorante: i piatti, da ordinare almeno un paio d’ore dal ritiro, vengono consegnati in semplici vassoi d’alluminio con coperchio di carta e portati a casa dagli affamati fedeli.

I prezzi? In linea con quelli di un piatto asiatico milanese, ma con una generica nota che promette “porzione per 2-3 persone”.

A breve, i primi freddi riporteranno il profumo degli abituali dolci natalizi alle sale del convento e nelle case granadine.

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