Le origini del pitufo: il particolare tipo di pane di piccole dimensioni che – a Malaga – prende il nome dai personaggi di un cartone animato.

Pitufo Pan de Malaga
Mappa_Malaga-Juzcar
“Medias no tenemos”.

Se – già abituati a ordinare la colazione in un bar spagnolo – vi sia mai capitato di chiedere una media tostada con tomate y aceite a Malaga è probabile che vi siate sentiti rispondere:

“Medias no tenemos: pitufo tiene que ser.”

Avremmo cercato di farci portare mezzo panino tostato, un recipiente con del pomodoro fresco triturato, la saliera e l’alambicco dell’olio d’oliva.

A Malaga, e solo in questa zona, esiste infatti da qualche decennio, un particolare formato di pane dal curioso nome di un personaggio dei cartoni animati.

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Questione di dimensioni.

Più grande di una pulga e più piccolo di un pan de Viena, questo è il formato del nostro panino di Malaga. Chiaro,no?

La pulga, che in spagnolo significa pulce, è un panino molto piccolo. Croccante fuori e ricco di mollica, è lungo su per giù una decina di centimetri. Media pulga per colazione, mezzo panino pulce, per molti non sarebbe che un assaggio.

Il pan de Viena ha tutt’altra regalità.
È il pane del tipico bocadillo andaluso, il panino imbottito.

È un signor pane di dimensioni generose, crosta croccante e ricco di mollica.

Mezzo pan de Viena abbrustolito (una media tostada o – semplicemente – media), con pomodoro e olio, o con jamón o manteca colorá, un caffè e magari una spremuta, è un’ottima colazione. Una entera (ovvero entrambe le metà) è per chi ha una fame importante.

Azzurro solo nel nome.

Pitufos è come in Spagna chiamano i Puffi, celebri protagonisti di una serie di cartoni animati di successo negli anni Ottanta, a sua volta tratta da una collana di fumetti.

Non molti mesi dopo la trasmissione del primo episodio del cartone, un forno di Malaga – la Panificadora Mateo Luque – si affidò alla popolarità di questi personaggi televisivi, amatissimi dai bambini, per presentare un nuovo prodotto.

Montarono quindi un’insegna luminosa – che ancora si affaccia sulla via – raffigurante un puffo che trasportava un enorme filone di pane e presentarono così il loro ‘bollito de Viena’ (pagnottella di Vienna).

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Pane spagnolo, gelato italiano.

Qualcosa di simile accadde in Italia, nello stesso periodo, con il nome di un gusto di gelato pensato per i bambini. Più che un gusto era un colore: l’azzurro. Il puffo.

L’incantata città riparata dalla selva.

Rimanendo in tema di ometti blu e di Malaga: sui rilievi della Serranía de Ronda sorge un minuscolo pueblo, Júzcar.

Era uno dei molti pueblos blancos della zona che di bianco ora ha davvero poco. Nell’anno 2011, per promuovere l’uscita nelle sale di un film sui soliti folletti blu, la casa produttrice del film e il Comune escogitarono una trovata pubblicitaria geniale per entrambi le parti.

Júzcar, poco più di duecento abitanti, in seguito a un referendum popolare, divenne così il primo paese puffo del mondo. Tralasciando il dettaglio che i veri puffi hanno sempre vissuto in case a forma di fungo e di certo non in Andalusia, gli abitanti dipinsero tutte le case del villaggio del tipico colore azzurro pastello che contraddistingue i personaggi della serie.

Sono ormai passati anni da quella eccentrica trovata – che ha contribuito a portare migliaia di turisti in un piccolo centro che non offre certo le attrattive della vicina Ronda o i caratteristici scorci di Jubrique, ma le case – un po’ scolorite – mantengono il colore azzurro voluto dalla sua popolazione.

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