Nel gennaio 2025 è stato necessario abbattere il pino sotto le cui radici fu simbolicamente sepolto Platero, il celebre e amatissimo asinello nato dai ricordi e dalla penna del premio Nobel Juan Ramón Jiménez.

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Il pino di Fuentepiña.

A Moguer, cittadina a un tiro di schioppo da Huelva, Palos de la Frontera e dalle pinete che ombreggiano questo angolo oceanico d’Andalusia, si è recentemente (gennaio 2026) dovuto abbattere un albero importante.

Si tratta del pino centenario di Fuentepiña, legato alla vita e all’opera dello scrittore e premio Nobel andaluso Juan Ramón Jiménez e al suo celebre asinello Platero, protagonista dell’opera Platero y Yo (“Platero e io”) del 1914.

L’albero era stato gravemente danneggiato dal maltempo nel marzo 2025 e, nonostante i tentativi di recupero, il suo evidente e irreversibile degrado fisico ne ha reso impossibile la conservazione.

L’altezza della monumentale e cara conifera era di una ventina di metri e il suo perimetro di quasi quattro, ed era catalogata come Árbol Singular de Andalucía (ovvero una pianta che si distingue dagli altri esemplari della stessa specie per forma insolita, età avanzata, dimensioni eccezionali, valore paesaggistico, collocazione inusuale, rilevanza storica o tradizionale, o per la sua rarità) e come Bene di Intesse Culturale BIC.

La sua rimozione è condotta con il massimo rispetto per il valore storico, culturale e simbolico che rappresenta per Moguer e la letteratura spagnola.

Tra le sue radici, secondo la narrazione poetica dello scrittore, sarebbe stato sepolto l’amato asinello Platero.

Platero e io.

Platero y yo racconta, in forma lirica e frammentaria, l’infanzia di Juan Ramón Jiménez a Moguer, attraverso brevi quadri in prosa che restituiscono la vita quotidiana e l’anima dei luoghi.

Platero è un piccolo asino, compagno fedele del poeta, presenza affettuosa e discreta che accompagna lo sguardo dell’autore e ne raccoglie emozioni e pensieri.

Cominciato a scrivere nel 1906, il libro uscì per la prima volta in forma ridotta nel 1914, ma la sua edizione definitiva e completa fu pubblicata nel 1917; da allora è diventato un classico universale, letto e amato da generazioni di lettori pur conservando una profonda identità andalusa.

La seconda vita dell’albero.

Non è la prima volta che ci occupiamo di abbattimenti di alberi monumentali andalusi.

In questo caso, per la pianta, c’è stato davvero poco da fare.

Al passaggio della fatale perturbazione, il pino centenario era stato divelto e spezzato fin dalle radici.

Si è poi provato a fare di tutto per salvare ciò che ne rimaneva: coprire le radici con humus e substrato naturale del luogo, intervenendo al contempo sulla chioma con un’operazione di risanamento dei rami danneggiati.

L’albero di Fuentepiña è stato comunque giudicato irrecuperabile.

Nonostante la sua rimozione fisica, il pino avrà una “seconda vita”: le parti tagliate saranno trattate con prodotti chimici protettivi e assemblate su strutture metalliche per essere esposte in spazi commemorativi legati alla memoria di Juan Ramón Jiménez.

Il progetto sui resti del grande esemplare individua inoltre tre principali direttrici: la ricerca scientifica sugli anelli del tronco, l’esposizione presso le sedi delle amministrazioni partner della Fondazione Zenobia-Juan Ramón Jiménez e la realizzazione di interventi scultorei rappresentativi del mondo dello scomparso premio Nobel.

Questo intervento mira a conservare l’albero come simbolo culturale e a mantenere viva la memoria collettiva legata al poeta e alla sua opera.

Inoltre, un pino marittimo piantato otto anni fa, ufficialmente figlio della pianta dello scrittore i cui semi furono raccolti dai membri della fondazione che porta il suo nome, sarà reintrodotto nel suo habitat naturale per garantire la continuità della leggenda.

Valore letterario e simbolico.

Il pino di Fuentepiña non è solo un elemento naturale, ma un riferimento costante nella produzione letteraria di Juan Ramón Jiménez durante il periodo legato alla sua permanenza a Moguer da adulto (dal 1905 al 1911).

La sua presenza in Platero y yo lo eleva a simbolo universale, rendendolo un luogo di riferimento per i suoi lettori in tutto il mondo.

La conservazione del legno e delle strutture associate permette di mantenere vivo il legame tra patrimonio naturale e letterario.

Così, sebbene l’albero originale non esista più, la sua memoria, la sua leggenda e la sua eredità culturale continueranno a vivere per le generazioni future.

Moguer celebra in questo modo il legame con premio Nobel e asinello, come già fece riempiendo le sue strade e le sue piazze di sculture raffiguranti il celebre e amato quadrupede, in occasione dei cento anni della loro storia.

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