Si nasconde davvero – come vorrebbe la nota leggenda urbana – un lago dimenticato sotto ad una delle principali piazze di Cordova?

Lago de Las Tendillas
Mappa_Cordoba
Una leggenda urbana.

Un mistero, o meglio: una conosciuta leggenda urbana, chiacchiera di ciò che si nasconderebbe – a metri di profondità – sotto ai lastroni di pietra che pavimentano una delle piazze principali di Cordova.

Nel corso del Ventesimo secolo è andato diffondendosi il mito di un grande lago incantato ipogeo proprio sotto le suole di migliaia di cordobesi: acque cristalline punzecchiate da stalattiti e stalagmiti, custodite nel silenzio e nell’oscurità da un cielo di pietra.

E’ il mitico Lago de las Tendillas.

Separatore
La Plaza de las Tendillas.

Plaza de las Tendillas è uno dei centri nevralgici di una città dalla storia affascinante. Capoluogo della Bética romana, capitale di Al-Ándalus – uno dei regni più ricchi ed influenti del medioevo – gioiello del patrimonio Unesco, Cordova non ha certo bisogno di un ipotetico lago misterioso per far parlare di sé.

A due passi dai resti del tempio romano e punto di confluenza di strade vibranti di vita e attività commerciali, il grande quadrilatero di Plaza de Las Tendillas è uno dei salotti della città.

Las tendillas di Plaza de las Tendillas.

In quest’area, nel medioevo successivo alla riconquista della città per mano dei cristiani, si affollavano piccole botteghe e attività commerciali, le tendillas.

Tienda è la parola spagnola che definisce il negozio e la generica tenda, e l’ “illa” finale è un diminutivo.

Appartenenti all’Ordine militare e religioso di Calatrava, queste minute costruzioni diedero ai tempi il nome a tutto lo spazio: Las Tendillas de Calatrava.

Oggi, a tendillas scomparse, la piazza è una grande scenografia urbana contornata da edifici Art déco con al centro la bronzea statua equestre del Gran Capitán, apparentemente ignara di quello che dovrebbe accadere nelle sue viscere.

Un primo tentativo.

La leggenda del lago sotterraneo serpeggia tra le chiacchiere dei cordobesi almeno dagli anni Venti del Ventesimo secolo, ma viene ravvivata nel 1981.

Un giornalista – Sebastián Cuevas – si mette in testa che fosse giunto il momento di scovare il lago misterioso e mostrarlo ai suoi concittadini.

Per dare inizio alla sua ricerca si unisce a uno storico – Manuel Salcines – a uno studioso – Manuel Ocaña – e niente meno che a un esperto di acque urbane: Juan Chastang, responsabile dell’azienda comunale di distribuzione idrica.

Riescono ad ottenere i permessi per scendere agli scantinati di alcuni edifici fino a scoprire quello che sostenevano essere l’accesso ad una grande riserva acquifera dimenticata. Eccitando la fantasia dei curiosi, citano persino le presunte stalattiti e stalagmiti che arricchivano il racconto fin dai suoi albori.

Ne parlano, ma senza presentare foto o video, e presto il lago ipogeo torna a rintanarsi negli aneddoti e nelle congetture della gente.

Nuovi indizi.

Negli anni Novanta viene fatto un nuovo tentativo. La televisione locale, ai tempi chiamata Procono TV (oggi PTV) riesce ad ottenere l’autorizzazione per effettuare delle riprese nello scantinato che avrebbe dovuto nascondere l’accesso al Lago de Las Tendillas.

Trovano l’acqua, e apparentemente si conferma l’esistenza di un presunto passaggio inondato che si credeva potesse essere un tunnel di collegamento ad una sala molto più grande. Fango, detriti e acqua impediscono ulteriori verifiche.

Viene convocato un gruppo di speleologi locali per attraversare il cunicolo inondato, ma anche loro gettano la spugna. Il passaggio è bloccato.

Tutto questo venne ai tempi documentato in un lungo video di Procono TV, trasmesso – tra storie di apparizioni, fantasmi ed altre stranezze locali – da un programma televisivo impegnato a divulgare misteri e faccende occulte.

L’esistenza del lago quindi, negli anni Novanta, è ancora pura congettura.

Anni Dieci.

Arriviamo all’anno 2010, e rieccoci alle prese con il nostro misterioso specchio d’acqua.

Ci si mette Rafael González, addetto al settore culturale della provincia. González non solo sostiene di avere visto il lago ipogeo con i propri occhi, ma di averlo persino attraversato a bordo di una barca. Indica il punto di accesso, al di sotto di un imponente palazzo storico affacciato sulla piazza.

Oggi il palazzo è un hotel, e non sembra nascondere passaggi segreti sotterranei, per lo meno non interrotti da sedimenti o più recenti fondamenta.

Il giornale Diario Córdoba racconta che durante i lavori di restauro dell’edificio vennero ritrovati i resti di un’antica ruota di mulino, che fa supporre la presenza di un corso d’acqua non troppo distante.

La morale della favola del Lago de Las Tendillas.

L’idea di copiose risorse idriche nel sottosuolo di Cordova non è infondata.

Secondo quanto riportato ad ABC dalla dottoressa Guadalupe Pizarro – ricercatrice de la Universidad de Córdoba – i romani fondarono il capoluogo della Bética sulle sponde del grande fiume Guadalquivir (per loro il fiume Betis) in una zona dalla falda facilmente accessibile e abbondantemente alimentata dalle acque provenienti dai vicini monti a nord della futura città.

Ciò è testimoniato dalla presenza documentata di numerosi pozzi e aljibe (parola di origine araba che indica una cisterna sotterranea per l’immagazzinamento dell’acqua).

Insomma: del chimerico Lago de Las Tendillas sembrano esistere solo ipotesi, leggende e esperienze non documentate.

Ci sono indizi che in corrispondenza della piazza si celi una discreta riserva acquifera dimenticata ma, quanto alla vasta volta di pietra e alle sue tanto sognate stalattiti e stalagmiti: è possibile che queste siano soltanto orpelli cesellati intorno ad uno dei tanti miti che accompagnano la vita di questa incredibile e maestosa città.

Link, fonti e proposte