Due scontrosi quanto improbabili esseri leggendari potrebbero nascondersi in zone inaccessibili dell’Andalusia orientale: sono il Juancaballo e il Gailán: un tempo figure del folklore locale.

Juancaballo e Gailán
Mappa_Valle de Lecrin-Sierra Mágina
Mito e folklore.

Leggende e racconti popolari andalusi, spesso dalle origini antiche, sono patria di fantasmi e creature fantastiche.

Spettri della Spagna musulmana custodi di fonti, mostri dalla storia straziante imprigionati in grotte, presunti bizzarri esseri mutanti – e la lista è lunga quanto la storia e le storie di questa terra antica – abbondano nel folklore della regione.

Oggi accenneremo a due esseri spaventosi, ma schivi che, supuestamente (presumibilmente), dovrebbero abitare aree impervie dell’Andalusia orientale.

Il Gailán.

Nascosto nella provincia di Granada, si racconta, vivrebbe un grosso felino chiamato Gailán.

Non è la solita pantera che, di quando in quando, qualcuno avvista nei campi della regione e che poi è quasi sempre un cane nero o un grosso gatto.

Il Gailán è uno scontroso essere dal corpo di gatto e dal volto umano, con denti che sembrano zanne e una coda che può essere usata come una dolorosa frusta.

L’aspetto di questa bestia, soprannaturale e misteriosa, è stato forse stato plasmato sulle ingiustificate superstizioni legate ai gatti nella cultura popolare europea.

Secondo i racconti sarebbe un bizzarro quadrupede in grado di alzarsi e camminare sulle due zampe, come un essere umano.

La sua passione, ovviamente, in quanto manifestazione dell’ostilità della natura avversa e della perfidia, è quella di distruggere raccolti, saccheggiare cascine e spaventare capi di bestiame.

L’immaginario piccolo demone silvestre ucciderebbe per piacere, oltre che per fame.

Recentemente la sua figura è stata riesumata nelle celebrazioni del carnevale di Pino del Valle, in provincia di Granada.

Durante le sfilate, il Gailán compare simbolicamente a rappresentare male e sfortuna, e viene inseguito dai gurimanta, figure dal volto coperto.

Il Juancaballo.

Negli inaccessibili anfratti e nelle inesplorate caverne della Sierra Mágina  (con accento sulla prima a) della provincia di Jaén, vivrebbe invece un’antica stirpe di centauri andalusi.

Non molto differenti dai loro, ben più celebri, parenti ellenici, i nostri scontrosi e forti uomini-cavallo andalusi preferirebbero la solitudine e l’oscurità ai poemi e al sole del Mediterraneo.

Vengono chiamati Juancaballos.

Le loro interazioni con le popolazioni umane sarebbero – secondo i racconti – scarse e tragiche.

Quando questi esseri misantropi scendono a valle è per sfuggire alla morsa della fame nei freddi inverni di montagna.

In queste spedizioni, gli affamati Juancaballos distruggerebbero i raccolti invernali, terrorizzando la popolazione locale e – così pare – non disdegnerebbero neppure la carne umana.

Tale rappresentazione della faccia aspra, spietata e selvaggia della natura è persino stata scolpita sulla facciata di uno dei monumenti più emblematici della provincia: la Sacra Capilla del Salvador di Úbeda (alla quale accennavamo in questo articolo sull’unica statua di Michelangelo in Spagna), in una versione locale dei miti di Ercole.

Bestia e bassorilievo sono citati nel romanzo “El jinete polaco” dell’illustre scrittore di Úbeda Antonio Muñoz Molina.

L’ubetense Molina si attribuisce la creazione della parola Juancaballo per poterla mettere in bocca agli spontanei personaggi del suo testo, il cui gergo quotidiano era distante dagli echi della mitologia classica.

Solo racconti.

Concludo tranquillizzando i lettori: nei miei molti viaggi attraverso le province di Jaén e Granada non mi è mai capitato di imbattermi in Gailánes o Juancaballos.

Non sono certo in grado confermare che, nascosti tra le fronde di qualche bosco solitario o in qualche grotta remota, questi arcani esseri non continuino a osservare i loro vicini umani alle prese con la loro vita quotidiana, ma sono certo che – se mai sono esistiti – entrambi (semigatti o semicavalli che siano) continuino a badare esclusivamente alle loro faccende fantastiche, imbevendo con la loro esistenza la mitologia popolare e rurale andalusa.

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